Il (mio) mondo alla rovescia [RebusStory]

Caro lettore,

oggi vorrei che io e te ci incontrassimo attraverso le parole.

Ti scrivo per invitarti a leggere LeMieConfessioniAcolori immaginando una metafora che ne racchiuda il senso. Non è così difficile. Alla fine della storia troverai un piccolo rebus da risolvere. Mi piacerebbe che provassi a metterti in gioco con la fantasia e perché no, che indovinassi. 

Il (mio) mondo alla rovescia

“È un momento un po’ così. Accidenti (a me)!”

Quante volte ti sarà capitato di dirlo e di pensarlo. In quest’ultimo periodo a me è successo un’infinità di volte. Per questo, dopo un po’ di tempo, mi è venuta voglia di scrivere, anziché continuare a ripetere questa frase allo sfinimento senza intravedere una via d’uscita. D’altronde, ne è convinto mezzo mondo: scrivere è terapeutico. Scrivere può essere una chiave o La Chiave. Oggi più che mai ne sono convinta anch’io: scrivere può fare miracoli quando la testa frulla che è una meraviglia e quando ti ritrovi a dover fare alcune scelte che potrebbero cambiarti la vita.

Et voilà. Ci siamo.

Di fronte a me un foglio bianco e la tentazione di scrivere diventa subito forte, ma la paura di non trovare le parole giuste prevale. Come sempre, d’altronde.

La mia testa sta frullando.

Non è facile aprirsi al mondo, non sono per niente abituata…

Se avessi tre porte e tre chiavi, probabilmente, neanche la famosa Ultima Chiave ne aprirebbe una, nemmeno se fossi in possesso di una parolina magica.

Il bello o il brutto, dipende, è che non mi trovo di fronte ad una porta, ma piuttosto dentro qualcosa che ha un valore “presunto” e che, di per sé, potrebbe sembrare il luogo ideale per sentirsi al sicuro, se non fosse per tutti i punti interrogativi cui non riesco a dare risposta.

Starò sbagliando? Farò bene o farò male? Ci sono più imprevisti o più probabilità? È un obbligo affrontare la verità a tutti i costi? E se tutto questo fosse necessario per imparare a volare con le mie ali? E, ancora: se tutto questo fosse un modo per imparare che nella vita bisogna rischiare e fare qualcosa che non si farebbe mai per smettere di avere paura?

Non lo so.

Non ti nego che mi gira un po’ la testa. Scendo un attimo da questa specie di girandola di dubbi esistenziali e rifletto su cosa sto provando e perché lo sto provando.

Continuo a scrivere cercando di mettermi alla prova e di lasciarmi andare. Lasciarmi andare? Io? Faccio una gran fatica e non saprei neanche dirti bene il perché. Sono fatta così e la cosa mi sta parecchio stretta.

Che la cosa rimanga tra me e te. Mi raccomando.

Almeno una verità c’è, però, e te la voglio dire: scrivere mi fa sentire libera anche se non lo sono. A pensarci bene, di verità ce n’è più di una. Scrivere è una strada. Una strada complicata ma pur sempre una strada che mi ha tirato fuori, finora, dai momenti (come questo) dove mi sono sentita “un po’ così”, un po’ frastornata, un po’ fuori posto in qualunque posto.

Eppure, scrivere mi ha aiutato spesso ad entrare in un’altra dimensione. Scrivere è sempre stato la geometria della mia vita, l’area e il perimetro dei miei sbagli e delle mie fottute insicurezze.

Non potrebbe essere diversamente. In fondo, scrivere per me è un po’ come passare da un cerchio a un trapezio scaleno. Sono quegli angoli, piccoli angoli di solitudine e di silenzio imperfetti che mi hanno salvata dal caos del mio mondo. Io mi ci rifugio in queste nicchie romantiche e sembuie dove ogni volta m’innamoro delle parole, dei miei rebus da risolvere. Le parole sono le mie ancore, il mio mare, il mio naufragio. Per chi non l’avesse ancora capito, io non amo parlare di me, anzi a dirla tutta: mi piace nascondermi dietro i concetti, dietro i significati, quelli che possono sembrare i più assurdi. Infatti, scrivo di altri pensando ad altro, ascolto distratta me stessa, cerco di non guardarmi dentro. Fuggo. Che cosa c’è di male a fuggire da sé stessi mentre si osserva un mondo alla rovescia. 

Ora come ora, è come se mi trovassi a guidare in un rettilineo infinito. Sto ascoltando “Arsenico” di Aiello (CLICCA QUI o sul video e prova ad ascoltarla mentre leggi la seconda parte).

È sera, e vorrei fermarmi prima che faccia buio. Dal retrovisore s’intravede la scia del tramonto. Vorrei fermarmi, ma non ci riesco. Vorrei chiamarti ma non posso, anzi non devo.

Le cose belle mi fanno paura. Mi mettono con le spalle al muro e penso che ci vorrebbe un bacio memorabile per ricominciare a credere nella favola della vita, l’amore.

Sto dicendo troppo, forse. Ti sto confidando che il bacio è importante e che non te lo dimentichi se c’è la luna e non t’importa di quello che sta per accadere. Che, anche se sai di aver fatto una cazzata, la rifaresti altre mille volte. Adesso.

Stop!

Mi hanno insegnato a non raccontare quasi niente di me, giusto l’indispensabile, poche cose che confondano e si scordino in fretta, per non apparire troppo vulnerabile; per non diventare bersaglio di una qualche freccia sbagliata.

Cupido, stai lontano anni luce da me! Ti prego.

Posso stare tranquilla e lasciare i nervi scoperti, con la gomma si può cancellare tutto, anche un cuore. Con la matita posso raccontarti tutti i segreti che voglio.

Con la matita posso scrivere di me. Senza veli e senza orpelli.

Adesso tocca a te provare a decifrare la metafora della sensazione che ho provato scrivendo questa ConfessioneAcolori.

Scrivila nei commenti.

Ho pensato che qualche letterina sparsa qua e là potesse servirti ad arrivare prima alla soluzione… good luck!

Alla prossima RebusStory!

Il (mio) mondo alla rovescia

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