Vite accidentali di Giovanna Mulas

Vite accidentali

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Recensione di Marina Atzori a Vite accidentali di Giovanna Mulas

Ho appena terminato la lettura di Vite accidentali della poetessa e scrittrice sarda nominata per l’Italia all’Accademia dei Nobel per la  Letteratura, Giovanna Mulas. Ho imparato ad apprezzare i suoi scritti in un battito di ciglia, forse, senza nemmeno rendermene conto. Tuttavia, ho pensato anche che, qualsiasi cosa avessi scritto non avrebbe reso il senso compiuto di ciò che questo libro mi ha lasciato. Emozioni, leggere come piume e pesanti come pietre. Disillusioni chiare e oscure, paure e coraggio, sogni mancati e soffocati per un soffio: Vite accidentali è questo, ma anche molto altro che non riuscirò a esprimere. Perché certe sensazioni, non si possono spiegare, si provano e basta.

Credo di non aver mai letto nulla di simile. Sono stata rapita da ogni singola particella di vita e di morte, raccontate ad arte tra le righe, come sa e può fare, soltanto chi conosce il dolore con tanta profondità. Per Giovanna Mulas, il dolore non è soltanto una, dieci cento mille ferite aperte. La sofferenza è donna, è una casa senza tetto e semibuia, fatta di finestre chiuse e poi aperte verso il mondo, di luci abbassate e rialzate senza fare in tempo ad abituarsi. Vite accidentali racconta tante piccole grandi storie da sfogliare a occhi chiusi, vite di venti contrari, di bufere, di tempeste di sabbia dalle quali risulta difficile uscire indenni. Ogni granello è un punto a capo, una virgola, una molecola di ossigeno sospesa nell’aria che a tratti diventa irrespirabile. E poi, c’è la felicità, effimera dea dell’attimo che fugge, assaporata per pochi istanti che scivolano via in un lampo.

I personaggi e i contenuti di Vite Accidentali

 

Cecilia è una donna costretta ad arrendersi e che riesce a immaginarla lontana lontana la gioia, nelle favole lette da zia Erminia, tra le piume di un uccellino azzurro, da scovare in lungo e in largo da due bambini in viaggio per non si sa dove,

[…]

attraverso il tempo e lo spazio. E solo alla fine scoprivano che, una volta catturato, l’uccellino in gabbia moriva.

Chissà se la felicità esiste per davvero? Quante volte ce lo siamo chiesti e abbiamo scoperto che non è servito pressoché a niente domandarselo, perché se anche c’è, la felicità, sa nascondersi bene, non la puoi vedere, non sei capace di toccarla e tenerla stretta. E se la incontri, dopo poco, vola via, si perde in mezzo ai ricordi e te ne dimentichi.

I personaggi di Giovanna Mulas sono disarmanti. L’autrice scava fino a raschiare il fondo delle viscere dell’animo umano, esposto come qualcosa di corruttibile, fragile e incompiuto e alla ricerca perenne di una verità che cela la volontà di essere smentita; una realtà che si vorrebbe tenere sopita e ovattata tra i silenzi e le urla del passato e del presente, affinché non possa mai risalire in superficie. L’onda è irrefrenabile, i sentimenti sono talmente tumultuosi e ben descritti da penetrare i pensieri e fare venire i brividi. La scrittrice racconta di demones e diaulos (demoni e diavoli), di briganti, di squarci profondi, di “sa mula” che sapeva frugare l’anima con occhi di gatta esperta, di uomini che hanno timore persino della loro ombra, come Fifo, di corvi che non hanno mai imparato a volare.

Le figure metaforiche protagoniste di questa raccolta di racconti sono un’infinità, ognuna di esse riconduce a unʼallegoria, a un cerchio che ricorda quasi i gironi dell’Inferno dantesco. Cristiani, civette, falchi, ninfe, quarti di luna, foglie arrossate di promessa d’autunno… Sono rimasta stordita e frastornata da una girandola poetica che gira senza sosta, favorita da un vento forte, a tratti violento a causa dei tormenti esistenziali incastonati come pietre negli animi dei personaggi. L’abilità della Mulas sta nel cucire le sue trame sugli strappi portati dalla miseria e dalla povertà, dalla mancanza di dignità e conoscenza.

Pagina dopo pagina arrivano e inebriano i profumi di una terra, la Sardegna, che sa di leggenda e di mistero, di mare e di bentu (vento). Arriva l’odore del mirto a inebriare e a riempire la mente del lettore che non può fare a meno di immaginare il cielo senza una nuvola, i massi muschiosi, l’ombra del sughero.

La vita e il male di vivere sono le vere protagoniste di questo bellissimo libro. L’esistenza brilla e offusca i pensieri da sempre, con le sue contraddizioni, le sue irrazionalità, le cadute e i passi stanchi da sostenere. Siamo molto simili e poco dissimili, in fondo. Nelle orme di altri che a volte, hanno ceduto al richiamo del buio ci si può ritrovare.

Consiglio la lettura a tutti gli amanti della Poesia e a chi desideri immergersi nello stile travolgente, passionale, sanguigno di Giovanna Mulas; a chi ha vissuto una vita difficile e ha saputo coglierne gli insegnamenti, a chi, nella Natura ha saputo vedere se stesso e i propri limiti, superandoli attraverso la sua straordinaria forza rigeneratrice.

Buona lettura a tutti!

Vite accidentali

Titolo: Vite accidentali

autore: Giovanna Mulas

Editore: Les Flâneurs Edizioni; Bohemien edizione (15 agosto 2016)

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Vite accidentali

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