Viola

Viola in dissolvenza, recensione di Marina Atzori

Viola in dissolvenza, quattro anime in bilico tra il sogno e la realtà

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Recensione a cura di Marina Atzori

Viola in dissolvenza è una storia di profondità e di limiti, di ricerca e di sopravvivenza, di legami e di inquietudine, di apnea e di vuoti. L’autrice intraprende un viaggio onirico complesso e lo fa insieme ai protagonisti, un uomo e una donna, sospesi tra il vero e l’invero. Le sensazioni che ho provato leggendo questo libro sono diversificate tra loro. È difficile descriverle tutte in poche parole. Vorrei tuttavia soffermarmi su due in particolare: lo smarrimento e la paura di trovarsi di fronte allo specchio più fedele di noi stessi, l’inconscio. Il lettore resta agganciato al filo sottile di una trama che potrebbe spezzarsi da un momento all’altro e che invece regge benissimo grazie al ritmo incalzante della storia.

“Dormo da anni ormai. Sono un mostro dagli occhi gialli, sono una creatura dalle grandi ali da libellula, sono una donna dai capelli dorati. Sono l’essere antico dal volto triste seduto in una stanza fredda e sguarnita.”

Quattro anime in bilico tra il sogno e la realtà, questo è Viola. Ma c’è anche qualcos’altro che mi spinge a consigliarne la lettura.

L’incessante susseguirsi di aut aut è uno dei punti di forza di Viola in dissolvenza. Vivere o abbracciare la morte? O meglio, vivere o lasciarsi vivere? Continuare a sognare o liberarsi da una veglia profonda e invalidante? Arriverete a domandarvi in più di un passaggio, se sia giusto oppure no, farsi prendere dall’impulso delle passioni. Non sempre sarà possibile darsi una risposta o scegliere, a meno che non siate disposti a guardarvi dentro, a prendere in considerazione l’opportunità di spingervi oltre ciò che è consentito dalla razionalità.

Lo stile di Olga Gnecchi è piacevole, possiede un linguaggio scorrevole che permette un coinvolgimento nella narrazione, spontaneo e mai forzato. La sua è una ricerca costante e spasmodica dell’oltre, un oltre per chi non si sente pronto, per chi annega nel dubbio.

La scrittrice affronta le incognite più intime, le contraddizioni dell’essere umano. Viola, in un certo senso, è vittima dei suoi pensieri inespressi e ne subisce il peso delle conseguenze.

“Una creatura d’amore e d’odio, sono un miscuglio tra desiderio e avversione, sentimento, pensiero, intuizione.”

La vera protagonista di questa storia d’amore onirica ed evanescente è la psicologia.

Viola desidera un attimo prima e smette di desiderare un attimo dopo. Viola ama e non ama, soffre e non dimentica. Olga Gnecchi è bravissima nel trasferire questa sorta di linea divisoria e immaginaria tra la volontà e il suo contrario, l’apatia. L’autrice rompe gli schemi del semplice pensiero per dare la possibilità a Viola di entrare nei meandri dell’emotività e comprendere appieno i meccanismi contorti che la stanno divorando. L’impressione è quella di assistere alle confessioni intime di un’anima persa. L’essenza della spiritualità entra ed esce dal corpo di una donna che assume, a tratti, le sembianze di una libellula, indifesa e stordita da un vento contrario.

“Allora io sarò Anima e riempirò il tuo freddo vuoto col peso di migliaia di farfalle.”

L’obiettivo del racconto è incontrarsi, trasmettersi forza, accarezzarsi, non solo con la mente ma anche tramite la carnalità e l’utopia di un volo che appare quasi sempre incompiuto.

Viola tenterà di camminare sull’orlo di un precipizio. Più e più volte verrà colta dalle vertigini e dall’irrequietezza. Sarà difficile per lei, mantenere un equilibrio già precario e non cadere.

Riusciranno le sue ali fragili, la polvere di luce viola a proteggerla e a condurla in salvo da se stessa (il suo peggior nemico)? Che ne sarà dell’uomo che irrompe come un angelo in una fase delicata della sua vita? Si lascerà trasportare da un amore passionale e del tutto inatteso? Per saperlo non vi resta che…

“Chiudere gli occhi e perdersi nel buio, lasciare fuori il mondo, estraniarsi da tutto…”

Viola

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