The Jab

The Jab: “Il banco ad Amici17, un grande traguardo”

Oggi, per la rubrica IntervistArtista, ho il piacere di ospitare i The Jab, un gruppo musicale dall’esordio parecchio promettente.

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Alessandro de Santis, la voce della band, scrive e cura personalmente i testi delle canzoni. E si sa, quando l’arte di scrivere si fonde perfettamente a quella di fare musica, è magia. A tal proposito, la boyband ha raggiunto un risultato importante già nel 2016,  aggiudicandosi, con la canzone “Regina” (clicca QUI per vedere il video su YouTube), il Liga Rock Park Contest, evento che gli ha permesso di aprire il concerto di Luciano Ligabue, a Monza.

Quest’anno, i The Jab sono riusciti a farsi notare ancora, per originalità, talento e determinazione, tra i concorrenti dell’edizione di Amici17. Il loro modo di fare musica deriva dalla passione per generi musicali piuttosto vari ed eterogenei.

Alessandro De Santis (classe 1998) vive e studia a Ivrea ed è al quinto anno del liceo scientifico Gramsci, non solo è il giovanissimo frontman del gruppo ma è anche (come accennato prima) autore dei brani che ne accompagnano il progetto. Davide (21 anni) e Mario (20 anni) sono entrambi studenti universitari, uno di Ingegneria e l’altro di Scienze della comunicazione a Torino. Alessandro, durante il percorso ad Amici17, ha più volte messo in evidenza il key concept della sua band. I The Jab preferiscono non identificarsi in un cliché musicale particolare, anzi, stanno cercando di distinguersi proprio per il loro mood, contaminato e ispirato, da un mix di Rock ed elettronica fusi insieme.

Siete curiosi, lo so… è arrivato il momento di scoprire come gira il mondo musicale dei The Jab. A proposito, da scrittrice (deformazione professionale n.d.r.) non ho potuto fare a meno di notare il passaggio di un testo in particolare, *“Cartapesta”. Questa canzone mi ha lasciato alcune sensazioni difficili da descrivere. Posso solo dire che la scelta delle parole e la qualità dei brani, giocheranno un ruolo fondamentale per il futuro della band giovanissima. Non a caso, lo stile cantautorale di Alessandro de Santis, rivela parecchio dell’anima artistica dei The Jab. Io dico che sentiremo ancora parlare di loro. Ne sono convinta.

Siete pronti? Godiamoci insieme questa nuova IntervistArtista ai The Jab

Intervista alla band The Jab a cura di Marina Atzori

“Scrivo della mia età, di ciò che vivo, di ciò che amo. A volte scrivo anche di ciò che detesto.” 

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Ciao Alessandro e ciao a tutto il gruppo, benvenuti su Verba Spinosa, è un piacere per me avervi qui.

  • Quest’anno avete conquistato un banco ad Amici, un traguardo importante. Cosa avete imparato da questa esperienza?

La conquista del banco di Amici è stata un grande traguardo, soprattutto considerando che al momento dell’ammissione alla scuola suonavamo insieme da appena qualche mese. L’esperienza di cinque mesi nel talent ci ha fatto crescere sia dal punto di vista umano che da quello artistico; per quanto riguarda il primo, Amici ci ha aiutato a limare alcuni aspetti del nostro carattere, ad essere pazienti, decisi e a sopravvivere in una convivenza molto spesso stressante. Sul lato artistico invece, quest’esperienza ha ulteriormente ampliato la nostra capacità di adattamento; l’assegnazione settimanale di nuovi brani da preparare ha velocizzato le nostre produzioni e l’assimilazione delle stesse, in vista della performance live.

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  • Qual è il miglior momento per scrivere e perché?

Anche in questo caso dico che, per quanto mi riguarda, non esiste un ʻmomento perfetto per scrivereʼ. L’ispirazione è una stronza. Se ne frega dei miei impegni o della situazione in cui mi trovo, cogliendomi spesso in momenti poco appropriati. Il telefono mi ha modernizzato, ma fino a qualche tempo fa andavo costantemente in giro con un taccuino e una matita, in fondo non si sa mai. Sicuramente la tristezza e la notte mi aiutano a stare più tranquillo con me stesso, ma come ho già detto, in realtà qualunque momento può diventare il ʻmiglior momento per scrivereʼ.

  • Alessandro, quali sono le tematiche e i messaggi più importanti presenti nei tuoi brani?

Nei miei brani non pretendo di insegnare niente a nessuno. La mia esperienza non me lo consente.

Ciò, però, non significa che debba scrivere i miei testi con superficialità; scrivo della mia età, di ciò che vivo, di ciò che amo. A volte scrivo anche di ciò che detesto. Il tutto sempre accompagnato da una buona dose di ironia e retorica, perché mi piace metterla sul ridere. Spesso periodi molto tristi della mia vita mi hanno portato a scrivere canzoni estremamente sarcastiche come “Il costume di Dio” o “Costenzo”; sono due canzoni apparentemente leggere, ma in realtà ci sono molti riferimenti alle sconfitte e alle delusioni vissute in quei periodi. Il punto è che mi piace scrivere per aiutarmi a sopravvivere quando tutto ciò che ho intorno, vorrebbe convincermi del contrario. * “Cartapesta” è esattamente questo.

«Sono un fiore di cartapesta

sotto lo stivale di uomo sui sessanta per il suo vecchio stile

Sono quello che non vuoi sapere

Sono quello che non vuoi capire

Colpiscimi e fammi stare male

aiutami a respirare…»

[…]

[Estratto dal brano “Cartapesta”]

Questa canzone proviene da un periodo molto confuso, caratterizzato da un ʻmezzo vivereʼ e da molte perdite di tempo. Mi sentivo calpestato dal contesto, e allo stesso tempo ignorato; perciò nel ritornello imploro un eventuale interlocutore di colpirmi, perché a volte il dolore è l’unico mezzo per scoprire di essere ancora vivi. Scoprire di essere ancora capaci di molto.

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  • Una canzone italiana famosa che avresti voluto scrivere tu.

In realtà non trovo una canzone italiana che avrei voluto scrivere io; la storia della musica italiana è ricca di capolavori, e se dovessi scegliere un brano di riferimento, potrei menzionare “La cura” di F. Battiato. Non vorrei averla scritta io, anche perché esprime concetti che non appartengono a un diciannovenne (quanto meno a me), ma posso giurare che lavorerò con tutto me stesso per raggiungere la maturità necessaria a scrivere un testo di quel calibro.

  • Nuovi progetti all’orizzonte?

Come scrissi nella lettera ad Amici, la musica ci ha condannato a fare questo mestiere. I progetti all’orizzonte sono tanti e molto interessanti; purtroppo non possiamo anticipare granché, ma sicuramente la nostra carriera si baserà su un’ampia attività live.

Faremo grandi cose, promesso!

Grazie ancora ragazzi e complimenti. Continuerò a seguirvi e ad ascoltare la vostra musica.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA | 26 aprile 2018 (10:00

Leggi QUI IntervistArtista a Yaser

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