Talent

Talent, per vincerli serve davvero il talento?


Talent sì o talent no? C’è chi è a favore e c’è chi è contro.

«Ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei» (Niccolò Machiavelli).

A essere sincera potrei anche fermarmi qui, perché in questa memorabile citazione dello storico, filosofo e scrittore fiorentino, è racchiuso il senso di ciò che vorrei dirvi con questo post.

Ho deciso tuttavia di andare avanti, perché qualcosa di interessante da dire c’è sempre, in #hooknews.

TalentA quanto pare, il mondo dei libri (con le questioni: “Libri scritti dai Vip”/“Pubblica tu che pubblico anche io”) non è il solo a pagare il prezzo di una qualità artistica discutibile. Anche il mondo della musica sembra subire un contraccolpo, quello dei talent. E se nell’editoria, ogni tanto, ci si interroga su quanto sia giusto riempire gli scaffali delle librerie con i libri dei volti noti della tv, nella musica, per altri motivi, sta succedendo più o meno la stessa cosa.

I talent aggiungono o tolgono alla musica?

Sono diversi i cantautori che imputano ai talent show una vera e propria crisi del mercato musicale.

In rete, oltre a esserci di tutto, c’è anche fermento sull’argomento. Le opinioni sono le più disparate. Da una parte i fan sfegatati e dall’altra gli odiatori. Se volete saperlo, io sto nel mezzo. Ma vediamo a grandi linee cosa ne pensa, dai dati che ho recuperato in alcune interviste, chi è direttamente coinvolto nella questione. In buona sostanza è emerso che la TV sembra essere diventata un’alternativa valida al mestiere del musicista. C’è infatti chi si fa risucchiare dal vortice delle collaborazioni e chi, per riabilitare la propria immagine, è disposto a fare il giudice, il vocal coach. Insomma, nei talent, il cantante più o meno affermato non canta, ma va in televisione per farsi conoscere a livello caratteriale rivestendo il ruolo di insegnante. A volte l’esperimento funziona (vedi il caso Fedez) e altre volte (vedi il caso Levante) sarebbe stato meglio rimanere in sala registrazione. Questo, naturalmente, è un mio personalissimo parere, supportato da altri che non morivano dalla voglia di vedere la cantautrice nello staff giudicante dell’ultima edizione del Maxi talent di Sky. Talent Ma torniamo alla musica, che è meglio. Nei talent show le note e le sensazioni il più delle volte non combaciano con la dote e le emozioni. E mentre Despacito resiste alla posizione n.96 di iTtunes, nelle restanti 99 posizioni non compaiono né Licitra (vincitore Xfactor 2017) né Riki (vincitore categoria canto Amici16). Forse, nei talent c’è poco del lato imperfetto, istintivo e passionale dell’arte. E quando c’è, non si fa in tempo a vederlo che lo hanno già spedito a casa, con armi e bagagli. Sì, perché qualche talento è stato sfornato ed ha avuto un seguito (Vedi Mengoni, Noemi, Ferreri). Il panorama musicale è in seria difficoltà e non sempre, a emergere, sono i più talentuosi. È diventato difficile per alcuni artisti salire su una giostra che gira alla velocità della luce. Si sale e si scende appunto, con una facilità quasi imbarazzante. Quando si riesce a salire, altrimenti si resta a piedi. Anche in questo campo, come in quello dell’editoria, si sente odore di saturazione, di pochezza di argomenti, di meritocrazia mancata per un pelo. La rete per certi versi, in questo senso inizia a farsi sentire, con i commenti sulle Pagine Ufficiali dei colossi della TV, con gli hashtag sui profili twitter. Il talento è oggetto di discussione. A questo proposito, alcuni programmi, i più noti, sembrano fare sempre maggiore leva sulla sfera psicologica dei protagonisti. Ecco: io non credo che per un futuro cantante,  sia indispensabile mettersi troppo a nudo di fronte alle telecamere. Anzi, trovo persino avvilente, cercare di fare breccia sulle sofferenze altrui per fare audience. Tanto per entrare nel vivo del problema talent, Baccini, con le sciabolate sarcastiche del testo di “Ave Maria (facci apparire)” non le manda di certo a dire alla Maria più nota della TV. Il cantautore genovese, con la sua canzone, si fa portavoce dell’insofferenza di una fetta di pubblico scontento, rappresentando alla perfezione quello che sta accadendo ultimamente in certi programmi TV. Come dargli torto, d’altronde, a essere messi in primo piano, infatti, sono sempre più le debolezze e le fragilità di uomini e donne e potenziali ballerini o cantanti che ostentano insicurezza. Gli ultimi fanno come possono, cercando di difendersi con la voce e con la testa, respingendo critiche non sempre supportate da motivazioni valide e convincenti per loro stessi e per i telespettatori. Ma la vera sorpresa arriva dalle dichiarazioni del giornalista e direttore artistico, Michele Monina. Potete leggere il suo pensiero nell’articolo pubblicato qualche giorno fa (“La misica è finita, gli amici se ne vanno”), sulla rivista Roling Stone. Risultato? Maria è messa in discussione in una miriade di occasioni da chi con i talent non ci campa. Sui social si mormora dei regolamenti cambiati a seconda di come tira il vento. Che si voglia fare finta di niente oppure no, la terra inizia a tremare sotto i piedi della Regina incontrastata della TV emotiva e non solo. Tuttavia, è ancora troppo poco per fare saltare i nervi alla calma fatta persona, che in fase di eliminazione è più fredda di un iceberg e quando raccoglie al centro dello studio una pioggia di peluche lanciati dai fan dei suoi allievi, non è da meno. È in grado di rompere l’incantesimo con un semplice imput: “Base”. Un’insensibilità inaspettata per tanti, scontata per altri. Guai a farsi coinvolgere emotivamente dal proprio lavoro. Che poi, a me, Maria De Filippi piace. L’alone di superficialità e l’aria di pesantezza che stanno prendendo forma intorno a sue determinate scelte televisive mi piacciono sempre meno. Ciò che emerge nella maggior parte dei casi, non sono solo musica o danza, bensì il vissuto travagliato di concorrenti che raccontano per filo e per segno cosa li turba, cosa li ha tubati e cosa li turberà. Isola dei famosiAlla fine della centrifuga mediatica uno solo vince. E per gli altri cosa resta? La eco di un’esperienza finita in fretta. Tutto o quasi tutto quello che si è detto e si è dato, in via poco confidenziale, resta lì, chiuso in una macchina dalle enormi lame d’acciaio che il giorno dopo fagocita tutto e via… di nuovo nell’ombra. Il vuoto cosmico per molti giovani artisti che si sottopongono a questa sorta di catapulta infernale è dietro l’angolo. Tirando le somme, il messaggio che arriva a casa non è dei più confortanti. Hai una storia strappa lacrime e mancanza di personalità da vendere q.b. (quanto basta)? Se la risposta e sì, tutto a posto. Altrimenti se ne fa poco e niente. Morale della favola, che poi tanto favola non è. Non vince quasi mai solo il talento, se non in rari casi. Vince invece quasi sempre il potere mediatico plasmato ad hoc su prodotti che molto francamente sanno di costruito. Ho la netta sensazione che stia prendendo piede la rinuncia all’essere piuttosto di apparire. Apparire per poco, a qualunque costo, a volte per niente, perché come tante meteore spesso i presunti talenti esplodono e poi spariscono. Vedi Giosada, Marco Carta, Moreno Donadoni, giusto per citarne qualcuno. Chissà come mai? Troppi artisti si mettono in gioco nel modo sbagliato forse? Eh, ma la TV attrae, attrae parecchio, soprattutto i giovani, che guardano al futuro attraverso gli schermi che a volte ingannano proprio le apparenze e tradiscono in un nanosecondo le aspettative. Tanti specchietti per le allodole e poca verità, per riassumere. Sì, perché apparenza uguale immagine che dura poco (non sempre), apparenza è essere al centro e bersaglio mobile per pochi istanti, e significa anche dimenticare una parte importante dell’arte, l’ascolto e lo sguardo dentro, quello silenzioso, che nessuno può vedere e che dice tutto quando premi play sull’MP3. L’immagine mediatica spesso sovrasta questo tutto e così, giorno dopo giorno si scopre che forse, per tanti, il futuro nella televisione non c’è. Rimane al massimo, l’illusione. YouTuber, Story Teller, Influencer, Follower assistant? C’è bisogno di fare delle scelte, di capire che il mondo è fatto ancora di persone (poche ma buone) a cui tutto questo interessa relativamente, di persone che hanno una gran voglia di vedere oltre le storie preconfezionate e di mettersi le cuffiette nelle orecchie e ascoltare musica, senza sapere se Tizio o Caio in passato hanno venduto l’anima al Diavolo. Mi auguro che un giorno nasca una nuova corrente fuori dalla rete, da un certo modo di fare TV, fuori dai video improvvisati, fuori dalle foto del cagnolino con il papillon di Vouitton, lontano da Rovazzi che fa i film e che viene pagato fior di quattrini per pubblicizzare la più importante casa automobilistica italiana. Ma dei soldi poi chi se ne importa, è il principio che stride come la lama di un coltello che affonda per sbaglio nel cuore del piatto.

Talent, TV e società, c’è ancora speranza?

Ma sì, la speranza non morirà mai. Anche se… la tv è più schiava dei social di quanto sembra. La società contemporanea è più social dei social stessi. E la realtà? Va sempre più spesso a braccetto con l’aggettivo, virtuale. Che dire?! Ce la farò, prima o poi, a realizzare il mio sogno… fare l’eremita e coltivare la pachamama insieme a Raz Degan! Intanto sentite questa canzone di Baccini e guardate il video, se potete. Ne vale davvero la pena.

Se vuoi approfondire leggi QUI l’intervista di Francesco Baccini su ALVOLONEWS

Leggi anche La scelta delle parole nella Poesia

Alla prossima hooknews


Informazioni su Marina

Lettrice professionale, scrittrice e blogger, Digital Contentents Editor (sviluppo video/ideazione/editing di contenuti multimediali e infografica), Self publishing consultant, Editor e Copy editor. Ha seguito corsi di specializzazione su: Web writing, Talent scouting, Editing e Copyediting, Fotogiornalismo, Personal Branding, Blogging, PNL (Programmazione Neuro Linguistica), Risorse Umane e comunicazione interpersonale. Ha scritto sei libri e una serie di racconti per alcune Antologie, ricoperto il ruolo di responsabile-organizzatrice all'interno della giuria tecnica nella Terza Edizione del Concorso Letterario Internazionale Terra di Guido Cavani (sezione inerente agli ebook), collaborato con Il circuito Network Il Mondo Dello Scrittore. Attualmente si occupa di servizi editoriali e sta lavorando alla realizzazione del suo progetto personale ("Book&Art"). Nel frattempo, scrive, anche se... scrivere è una questione spinosa, anzi "spinosissima"!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*