Oggi voglio raccontarvi la STORIA di una scrittrice arrivata al “dunque”. La mia.

STORIA di una scrittrice

[…]

C’era una volta o forse erano due

C’era una mucca, un asinello e un bue

C’era una notte con una sola stella

Però era grande luminosa e bella

[…]

Un momento. Questa è “Solo una volta” di Alex Britti.

Scusate! Mi sono lasciata prendere dall’euforia da incipit. La parola STORIA produce strani effetti (collaterali, direi!) …

Ripartiamo. Senza mucca, asinello etc…

Il riassunto di tutto: scrivere mi ha salvato. Punto.

Tanti anni fa ho iniziato a scrivere ed è stata la mia salvezza. Volendo, potrei anche chiuderla qui, perché credo che questa sia la cosa più importante che abbia da raccontare. Tuttavia, ho pensato che aggiungere alcuni dettagli alla mia modesta storia da scrittrice modesta avrebbe reso ‒ la storia ‒ come dire, più interesting. Come in tutte le storie che si rispettino, anche nella mia ci sono state sfumature, sogni, personaggi buoni e cattivi, antagonisti e nessun lieto fine (scherzo!).

Qualcuno c’è stato (di lieto fine), se no non sarei qui a perder tempo

Tornando ai primi (quelli meno lieti), ho sofferto un po’ tutte le versioni super accessoriate da ansia da prestazione. In altre parole: tormentoni, tunnel senza luce, Scania e punti interrogativi grossi più o meno come quelli di Super Mario nel Mondo dei Giganti. Diciamo che una Stellina Magica mi avrebbe fatto un bel po’ comodo! Invece, di Stelline Magiche neanche l’ombra… C’est la vie d’un écrivain

TORMENTONE (gigante) #1 (dell’estate, della primavera, dell’inverno e dell’autunno): “Vale la pena continuare (a farsi del male)?”

Me lo sono chiesto un milione virgola due volte. E, una volta sì e l’altra anche, la risposta è stata no. Per fortuna, non esiste un giorno uguale a un altro, così nei giorni in cui mi sono risposta: “Sì, ne vale la pena”, ho dato tutta me stessa e ho perseverato (diabolicamente), anche se i presupposti per gettare la spugna c’erano tutti.

STORIA di una scrittrice

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Esempio di presupposto #1: il blocco dello scrittore, che non è una leggenda metropolitana. Esiste davvero e mette una paura fottuta. Esattamente come chi ha la fobia di qualcosa di più concreto e inquietante tipo insetti, ragni, serpenti… e chi più ne ha più ne metta

Il blocco dello scrittore è come La Luna Nera (al quadrato). È sempre in agguato, pronto a colpire nei momenti “di bassa”. E di momenti di bassa (autostima), nella scrittura, ce ne sono a badilate.

Chi scrive (#persulserio) ne sa qualcosa

Io ci sono passata per ben tre volte, e vi assicuro che il blocco dello scrittore non è una passeggiata di salute. Stare in bambola a guardare il soffitto in cerca dell’ispirazione è peggio di andare per tartufi senza Lagotto romagnolo.

Scherzi a parte, ritirarsi su le maniche dopo il blocco dello scrittore è più o meno come affrontare le sabbie mobili del deserto del Sahara. Non muori ma te ne ricordi.

A proposito, giusto per capirci, ecco cosa si prova, spiegato in modo meno poetico e più scientifico…

#FocusTime

Le sabbie mobili sono costituite da una massa di sabbia, argilla e sale intrisa d’acqua, incapace di sostenere pesi. Apparentemente il terreno sembra solido, ma quando vi ci si appoggia, acqua e sabbia formano un aggregato instabile, in cui il liquido annulla l’attrito tra i granuli: per questo si sprofonda. (tratto da Focus)

Ora vi starete chiedendo come si stia (di merda!) e quanto cambierebbe la vita di uno scrittore se non dovesse scrivere più. Ve lo dico subito. Anzi, no, ve lo dico dopo, molto dopo… e se per caso volete scoprire la canzone che mi ha aiutato a uscire dal limbo per scrivere il mio ultimo libro (CHIUSO LA DOMENICA – Bastxxdi!) cliccate sull’immagine a fianco.

La prima stellina non si scorda maiUna volta riemersa, mi sono fatta un paio di idee sul mondo della scrittura

Un mondo che ho scoperto essere tanto controverso quanto ambito. Controverso, perché scrivere è una grande e (bella) gatta da pelare (Miao, cosa ve lo dico a fare?!). Ambito, perché “fa figo” dire: “Sono uno scrittore”. Sì, ok, scrivi. Mi fa tanto piacere, ma… quante ore dedichi alla scrittura? Hai scritto un libro, e poi…? Di cos’altro scrivi? Hai un blog per caso? Perché scrivi? Hai mai aperto un libro che non fosse tuo? Quanto e cosa leggi?

Tranquilli, non siamo al Commissariato e questo non è un interrogatorio, ma in base alle risposte che avrete dato, la faccenda cambierà

Certo, perché rispondere: “Scrivo quando riesco, ma il mio vero lavoro è un altro” è ben diverso da: “Scrivo e basta, e mi faccio un mazzo a capanna che neanche te l’immagini”. Riassumendo: scrivere è faticoso, ti svuota e ti riempie di problemini niente male. Problemi che non solo quelli grammaticali. Creare una professione dalla scrittura è come… Stica! Non trovo un paragone.

Ho scritto tanto negli ultimi anni. Sono felice di averlo fatto, perché…

Perché a forza di fare corsi ed esercitarmi continuamente, anche con post articolati come questo, ce la si può fare. Perché Verba Spinosa è entrato nel cuore di molti di voi. Circa 84000 letture e più di 50000 visitatori. Wow! In Italia, qualcuno legge anche i miei papiri! Un risultato a dir poco positivo e inaspettato.

Non pensavo che dopo solo due anni di blog nuovo di pacca (con un dominio tutto mio! Non altervista.bimbumbam) sarebbe arrivato il momento di tirare la famosa linea delle somme, che nel mio caso, è stata ‒ più che altro ‒ di differenze sostanziali e di alcune scelte “contro corrente”.

Scelte che nel tempo si sono rivelate azzeccate. Una su tutte: non ho puntato manco per niente sui social (mai come ora, pieni come uova, di guru e tuttologi del web), bensì sui tanti e diversificati contenuti da bloggare e qualche servizio editoriale (recensioni, correzione di bozze, copertine) che può sempre tornare utile a chi scrive #persulserio.

Le carte vincenti: arte, attualità, ambiente, autori, rubriche, collaborazioni, interviste, progetti e recensioni

STORIA di una scrittrice

In pochi sanno che tipo di ricerca ci sia dietro il lavoro di chi vorrebbe raccontare una volta per tutte la vera vita da scrittore/blogger/editor/correttore di bozze, che tra l’altro non è una storia come tante che si leggono oggi in fretta e furia al baroccio, in pausa pranzo, tra un toast e un Pago alla fragola (esisterà ancora? Boh?!).

La lettura ha subito un’accelerazione che neanche una Lambo sulla pista di prova.

È tutto ultraveloce, ultra-matico, ultra-superficiale. È tutto troppo centrifugato come un Pago (se esiste ancora).

C’è bisogno di scalare raga, di rallentare e di soffermarsi. Fatevi un giro in bici andando a zig-zag, fischiettando… Anzi, fermatevi e comprendete, fatevi assorbire di più da quello che conta. I video super sonici delle “dirette Insta” non aiutano in questo (purtroppo). Mi spiace dirvelo.

Consiglio disinteressato: disabituatevi all’illusione prima che sia troppo tardi.

Keep calm and dive (tuffatevi!) Il mondo della scrittura è un mare calmo solo in apparenza

Attorno a chi scrive ruotano invidie, insidie, perfidie, articoli che ci metti settimane a rileggerli; articoli che non escono perché fanno schifo persino ai Tre Porcellini; pause di riflessione forzate, sgambetti, gente che ti passa davanti perché ha la materia prima da investire (denaro e raccomandazioni). Da qui: zero visibilità non solo sui social, per gli stessi identici motivi (denaro e raccomandazioni).

Riepilogo alla Tommaso Paradiso: “ZERO STARE SERENI” (TheGiornalisti santi subito! P.S. Ho scoperto che la band si è sciolta… sigh!)

Si paga (profumatamente) anche per i followers, ma io mi rifiuto categoricamente di farlo, pur rispettando le scelte di alcuni colleghi, che per carità, grazie ai social (sembra) abbiano fatto faville. Io sono vecchio stile. No like for like. Credo di più nei concorsi, nei riconoscimenti, nello studio. Bisogna studiare e non improvvisare. Altrimenti, quantity non sempre farà rima con quality. Ma questo è un mio pensiero.

Tornando ai conti della serva (che è meglio!), dovete sapere che per quanto mi riguarda, novantanove volte su cento si è trattato di infingardi e piccoli segni orizzontali (i meno), di difficoltà mica da poco, di montagne alte non saprei nemmeno dirvi quanto.

Scrivere non è proprio “la cosa” più facile del mondo, lo dice anche Snoopy

STORIA di una scrittrice

A dirla tutta, sarebbe anche un mestiere, volendo, o meglio, potendo, ma non è sempre così, qui. Non in questo Bel Paese dove bisogna prendere arte, meritocrazia e professionalità, metterle da parte in una nicchia e dimenticarsele, finché non si riempiono della stessa polvere di una bottiglia lasciata a decantare per anni e anni. Peccato che il vino, (beati i produttori!) invecchiando, acquisti valore, l’arte non è detto. Ma questa è… indovinate un po’? Un’altra storia.

Rimanendo in tema di storie e di virtù

In Italia, scrivere #persulserio non è considerato un valore, come per quasi tutto il resto, d’altronde. Perché le cose che dovrebbero contare, sempre in Italia, non contano mai (mica solo la scrittura!). Se sapeste quanto è pagato un editor in Inghilterra, e quanto, invece, in Italia, vi mettereste le mani nei capelli. E, a proposito di disperazione, mentre ci sono, vorrei sfatare alcuni miti. Uno tra tanti? Scrivere non è direttamente proporzionale a indipendenza, libertà e guadagno. Strano vero?!

Il condizionale è d’obbligo

Scrivere dipende sempre da qualcuno che dovrebbe leggere e comprendere quanto scrivete; da qualcosa (che non è la libertà) che ha un peso specifico notevole: la possibilità pressocché inesistente di arrivare alle persone, diciamo “giuste”; ma non è tutto, scrivere dipende dal modo di vedere e di vivere la vita fratto i lettori che si identificano e si interessano a ciò che scrivete; dulcis in fundo, guadagnare scrivendo dipende dalle stroncature o dagli apprezzamenti (quando va bene), quindi dal numero di copie vendute. E qui scatta la modifica: non pubblicare libri a vanvera ma specializzarsi in materie affini all’editoria, facendo corsi di ogni genere come ho fatto io (pagando, ovviamente). Per questo, quando mi chiedono “come fai a farti pagare?” mi viene l’orticaria.

Merito, valore, qualità, pregio, dote, virtù, conviene scordarsi tutte queste accezioni positive

L’editoria viaggia su un binario parallelo e non se la passa benissimissimo. La qualità non è al primo posto nella scelta dei manoscritti. La conclusione deriva dai numerosi titoli di personaggi dello spettacolo che sono perlopiù figuranti con mille mila followers. “Quanti ti seguono?”, “Più di 5000”. Bene, allora ti pubblico. Ovviamente questo discorso non vale per tutti. Fortunatamente ci sono bravissimi scrittori che ancora tengono alta la bandiera della cultura. E meno male!

STORIA di una scrittrice

Per me, scrivere non è un like in più o in meno sui social o il copia/incolla delle stories da profili topic

Annunciazione: non mi vedrete mai e poi mai fare la spesa in undici secondi come la Zia Mara Venier su Insta. Mi sento di mettere una seria ipoteca su questo concetto: non sono e non sarò “instagrammabile” neanche in un’altra vita. Preferisco perdermi ogni tanto, e tornare sulla retta via passando da una strada meno battuta e spaccare la coppa dell’olio tipo quelli di Overland, piuttosto che ricalcare le orme di qualcun altro che, con ogni probabilità, fa parte di un gregge più che al completo.

Insomma, gli spazi sono ridotti ai minimi termini e bisogna crearseli in modo intelligente per riuscire a farsi notare…

… tenendo presente che molti (spazi) sono occupati dai soliti (per nulla) ignoti.

L’arte, in generale, è un’altalena, fatta di gioie e dolori, di morti e rinascite, di essere e non poter essere come si è veramente, di mulini a vento che neanche Don Chisciotte…

Una cosa è sicura: l’arte non è social, a meno che non diventi un prodotto studiato a tavolino

Essere artisti non è “solo” un modo di apparire narcisista come molti sono portati a credere, anche grazie al fumo negli occhi di Instagram e compagnia bella (no, ma non ce l’ho con i social! È solo un’impressione). L’arte è fatica e pensiero, è mettersi a nudo, è coraggio di costruire, di disegnare un cerchio sapendo che, prima o poi, mancheranno i mezzi per chiuderlo ma vai avanti lo stesso, e piuttosto, il cerchio lo chiudi a mano libera. Non sarà perfetto, ma sarà tuo. Poi, ben vengano i social, se usati con buon senso. Sono pur sempre una vetrina. Occhio a non specchiarvici troppo…

Quindi… dicevo all’inizio, ho scritto tanto in questi anni…

STORIA di una scrittrice

… e sarei ipocrita se vi dicessi che riscriverei tutto dalla A alla Z. Cancellerei un bel po’ di roba. Cosa cambierei? Se potessi tornare indietro, penserei di meno, starei meno attenta a non deludere gli altri, quelli che avrebbero voluto per me una strada e parole diverse da quelle che ho scelto per i miei scritti. Ma la cosa bella sapete qual è? Che la scrittura è venuta a cercarmi ed io mi sono fatta trovare. Mi ha raggiunto mentre facevo triplo salto carpiato, un cambiamento da paura. La scrittura seria è una sorta di vocazione. Non te ne accorgi e ti ha risucchiato dentro. Raga, gli altri vi diranno sempre che state facendo una cazzata, che è impossibile. Non mollate, se ci credete, non mollate.

Basta seghe mentali!

Bene, in questo post vi ho svelato tanti piccoli segreti che ci sono dietro e davanti al mio mondo fatto di pagine nuove, tutte da scrivere. E le scriverò senza farmi tante seghe mentali. Parola di non più tanto giovane marmotta.

Vi ricordate il paragrafo sul blocco dello scrittore?

Come cambierebbe la vita di uno scrittore se di punto in bianco non riuscisse più a scrivere? Risposta: cambierebbe un casino e mezzo. E in peggio. Sarebbe come togliere la coperta di Linus a Charlie Brown, la cuccia a Snoopy, gli spinaci a Braccio di Ferro. Per me è stato così. Mi auguro che non accada più, perché scrivere è quasi tutto quello che non ho avuto e che avrei sempre voluto. Perciò mi tengo stretta la mia seconda casa, il mio blog Verba Spinosa. Anche se, #ricordatevelosempre: scrivere è una questione spinosa, anzi spinosissima.

Per pungersi ci vuole coraggio e anche per scrivere. Potete credermi. (W le piante grasse!).

Grazie a tutti, miei cari lettori!

QUANTI SIETE…

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