Sogni

Sogni: scrivere è davvero solo per chi ci crede?


Sogni: scrivere è davvero solo per chi ci crede?

La mia risposta è: non credo proprio. Come ben sapete, lo sostengo da quando ho aperto il mio nuovo blog: scrivere è una questione spinosa, anzi spinosissima.

Purtroppo, il mondo letterario racconta tante storie diverse, fatte di fatica nascosta, di sconfitte, di indifferenza, di delusioni e di barriere. Prima o poi, con queste dure realtà ci si deve pur scontrare.

“C’est la vie!”

E, più prima che poi, le barriere diventano sempre più alte, fino a sembrare insormontabili. In questa sorta di battaglia tra l’artista e il riconoscimento del suo talento all’esterno, vince il più forte e non quello che ci crede di più. La formula “Volere è potere” può funzionare, ma fino a un certo punto.

Già: nella scrittura, la convinzione è una condizione sufficiente ma non del tutto necessaria. Non mollare, invece, diventa un aspetto fondamentale del percorso di uno scrittore non affermato. Difatti, se la vostra è passione vera, ve la prenderete per aver ricevuto dei no, ma la reazione successiva sarà quella di cercare di migliorare. Per dimostrare il vostro valore c’è più tempo che vita. Quindi, preparatevi a ogni evenienza e a una spasmodica attesa. Nel frattempo ci saranno momenti in cui prevarrà il rifiuto e altri in cui percepirete la mancanza di dire la vostra su un foglio di carta per sfogarvi. I più tenaci ripartono, magari più rassegnati forse, ma sicuramente con meno aspettative. Il ché non guasta. Perché più sono alte le aspettative più dolorosa è la caduta. La difficoltà sta proprio nell’entrare in quest’ottica: quel che viene è tutto di guadagnato. Accontentarsi non è da perdenti, bensì da intelligenti, in alcuni casi.

Quanti scrittori si saranno trovati a fare i conti con una frase tipo questa: «Sogni, sono solo sogni!». Ve lo sarete sentito dire almeno un milione di volte insieme a: «Chi te lo fa fare, stai solo perdendo tempo!».

Sogni

Una parola: “Solo”, stride e fa venire l’orticaria più delle altre. Sì, è vero, scrivere ha molto a che spartire con i sogni, ma non si tratta solo di questo. I sogni, il più delle volte, vengono frantumati alla partenza e ridotti in polvere all’arrivo. SogniSembra quasi che una volta terminata la stesura del vostro manoscritto, esso perda di un po’ di smalto, di un po’ di quella magia in cui avete investito tanto, anzi, troppo tempo. Tutto viaggia al rallentatore, eppure vi siete sbrigati per presentare come si deve il vostro libro. Non c’è niente da fare, i lettori faticano a trovarvi nelle librerie, gli editori puntano sui cavalli vincenti e voi aspettate che qualche anima pia vi consideri. Pubblicare diventa ogni giorno di più una questione spinosa e di ascolto attivo di consigli da parte di chi ne sa qualcosa in più di voi. Di quest’ultimo non se ne parla nemmeno. A rafforzare l’idea di questo vero e proprio punto debole, ci sono uno sproposito di interviste di “gente” che ne sa (editori, editor affermati, scrittori da milioni di copie, addetti ai lavori mica da poco). Si parla dell’esordiente, nel 99,9% dei casi, come di uno che si sente arrivato e convinto di avere tra le mani un “simil-prequel” del Codice Da Vinci. Spesso si descrive così, lo scrittore alle prime armi, come una specie di marziano che vive perennemente su Marte, con il prosciutto sugli occhi e i tappi nelle orecchie. Ma non è tutto. Pare sia uno piuttosto lamentoso per la condizione di stallo in cui versa la categoria; lo si vede molto meno come un guerriero che combatte stile Don Chisciotte e i mulini a vento e mai ad armi pari. Ma è anche così che stanno le cose. Ammettiamo che siano abbastanza vere entrambe le visioni. Ognuno dice la propria e per stare in tema, ognuno tira l’acqua al suo mulino. Certo, l’umiltà non è proprio una caratteristica che si addice agli artisti in generale. Tuttavia va detto: chi sa ascoltare (le persone giuste) parte un bel po’ davanti agli altri. Ma come dice qualcuno: “c’è chiusezza” in tal senso. Comunque la si guardi, nell’Editoria tira sempre un vento forte e urla la bufera. Non si sa mai come comportarsi. E se pubblichi da solo non hai l’editing compreso e ti devi spennare per comprare ISBN, e se pubblichi con l’Editore hai ISBN ma non hai la promozione (non sempre, eh?!). E se non pubblichi proprio? Dovresti provarci. E se ci provi e sbagli, sono cavolacci tutti quanti tuoi se finisci nel Libro Nero per un paio di consecutio temporum inenarrabili.

Riassumendo: come fai sbagli.

A scoraggiare la maggior parte degli emergenti, però, pare non sia una nuvola passeggera in più o in meno, e nemmeno una condizione atmosferica sfavorevole o un buon consiglio mancato, bensì una incessante guerra con la popolorità e i media, che non accennano ad abbassare la guardia, e che non si riesce a contrastare, nemmeno stando in difesa e con gli occhi bene aperti. Fuori dal contesto “umano” di chi prova a scrivere per davvero (con passione), c’è un test che si presta metaforicamente parlando a quello dell’Alce, su cui si può intervenire meno di poco.

Oh sì, c’è “chiusezza” anche qui. Difatti c’è chi ha più mezzi, più spinte, più voce grossa, più… indovinate un po’? Soldi! Soldi per arrivare laddove non tutti possono: la visibilità. Ed è vera anche un’altra cosa: per molti autori il sogno di scrivere per lavoro non si realizza quasi mai fino in fondo, perché non è solo questione di crederci, come detto all’inizio. No, non basta credere di essere bravi, volenterosi e possedere una buona dose di autostima intorno al vostro operato. Servirebbe qualcuno che conti sul serio, a pronunciare la parolina magica sul vostro possibile “genio”. Ecco, quando e se quel Qualcuno autorevolmente quotato nel mondo letterario, meglio ancora se famoso, dovesse pronuciare: “Bravo!”, allora, potete dormire sonni tranquilli: anche se bravi non lo siete mai stati, lo diventerete, perché inizieranno a dirlo più o meno tutti. Il famoso “solo”, a quel punto, come per incanto (si fa per dire) sparisce in uno schiocco di dita, diventando un titolo da prima pagina: UN SOGNO, anzi IL SOGNO CHE SI AVVERA. Tuttavia io credo che siano pochi i sogni, quelli veri che profumano di fiabesco, quelli che non si raccontano per paura che non si avverino. Le cose sono cambiate. Ormai è diventato tutto o quasi, tranne qualche mosca bianca, un teatrino dove si strumentalizza ogni cosa, anche e soprattutto i sogni. Dove, chi li coltiva amerevolmente dentro il famigerato cassetto, assiste impotente al formarsi della muffa.

Inizia così un giro di domande a cui nessun Vero Scrittore Sognatore risponderebbe per non intaccare la vera essenza del suo desiderio. Ne riporto alcuni esempi:

  • «La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?» Gigi Marzullo
  • «I sogni son desideri?» Cenerentola
  • «I sogni spesso sono destinati a infrangersi contro la realtà.» Nicholas Sparks

Forse la terza è la citazione più realistica, ma non credibile. Non so voi come la pensiate, ma temo però, che lo scrittore in questione non abbia infranto i propri desideri contro il muro della realtà, anzi…

Il sognatore con la S maiuscola continua imperterrito a fare castelli in aria e ad assumere il ruolo di spettatore incredulo, scontrandosi, come se non bastasse tutto il resto, con la realtà distorta dei messaggi provenienti dai Social.

sogni

  • Tizio si è fatto da solo. Ha aperto il blog e con gli hashtag giusti è schizzato tra i cinque migliori in circolazione. (Qui sì che basta “solo” crederci e ci sono milioni di persone che abboccano.)
  • Caio ha ricevuto la telefonata di “x ” alle ore “x” e subito dopo la sua vita è cambiata con mille mila visualizzazioni su You Tube. (Altra bufala per trote ammaestrate a suon di condivisioni e notizie pilotate.)
  • Sempronio non era nessuno, poi con i like è diventato un Guru del Web. (Namasté a tutti quelli che come me, il Guru, lo investirebbero con uno Scania a pieno carico.)

Quante favolette tristi, dal lieto fine più improvvisato che altro, si raccontano oggi sul Web. E quanta ingenuità…

Vi dico la verità: ultimamente sto rimpiangendo «gli anni d’oro del Grande Real, gli anni di Happy Days e di Ralph Malf, gli anni di che belli erano i film, gli anni in motorino sempre in due… » (883) e di Esopo (scrittore greco) e le sue versioni che traducevo dal latino. Anche se, quando andavo a scuola, nutrivo una certa avversione per questa materia, lui riusciva sempre ad attirare la mia attenzione.

Mi piacerebbe tornare indietro e soffermarmi, capire meglio ciò che mi sono persa del passato, non solo letterario. Ma non è mai troppo tardi per imparare che ieri era meglio di oggi.

Perché la penso così?

Semplice: le volte in cui mi imbatto in certe disarmanti discussioni sulla scrittura, soprattutto nel Web, leggo spesso tra le righe: quando la volpe non arriva all’uva, dice che è acerba. E magari si dicesse così. Sarebbe festa!

Amen, rispondo io.

In determinate occasioni, per fortuna non sempre, vorrei volatilizzarmi in un Amen, salire sull’Interprise e orbitare verso un pianeta sconosciuto, il più lontano possibile dal narcisismo che imperversa sui Social. Saprei bene dove orientare qualche meteorite. Tranquilli, ho paura dell’assenza di gravità e sono pacifista. Non vi accadrà nulla!

Stavolta mi tocca tornare sulla Terra e a Esopo però, che è meglio o peggio, dipende dai punti di vista.

A proposito, di Esopo: cosa voleva dire dunque con la sua favola metaforica?

Che chi reagisce ad una sconfitta sostiene di non aver mai desiderato la vittoria, o disprezza, addirittura, il premio che si è ottenuto.

Magari si trattasse… solo di questo, perché di invidia ce n’è e mica si scherza sui Social, nei confronti di chi ha raggiunto un obiettivo sperato. Non voglio fermarmi a questo, perché c’è molto altro dietro i sogni di chi scrive per cercare di lasciare un segno che venga visto da un po’ di “resto del mondo”. Sì, perché in molti casi, il sogno viene accantonato, perché “l’Uva” non è dolce per tutti; Regina, Fragola, servita su un piatto d’argento, scaricata sotto casa, pronta per essere consumata. Il più delle volte bisogna seminare, sperare che il terreno sia fertile, che ci sia un buon raccolto e che il prossimo non ti remi contro. Tutti questi passaggi non sono per tutti, solo per chi deve arrivarci da solo, come la volpe di Esopo, meglio se con un pizzico di arroganza e opportunismo. Avete presente la canzoncina: “Ci vuole un fiore”? Ecco il tormento che assilla l’esordiente è pressappoco una roba simile.

Lasciamo i fiori, il tavolo, il legno e l’albero e torniamo alla volpe apparentemente rinunciataria di Esopo. Ecco un breve passaggio significativo:

«Spinta dalla fame una volpe tentava di raggiungere un grappolo d’uva posto in alto sulla vite, saltando con tutte le sue forze. Non potendo raggiungerla, esclamò: “Non è ancora matura; non voglio coglierla acerba!”. Coloro che sminuiscono a parole ciò che non possono fare, debbono applicare a se stessi questo paradigma.»

Esopo, con questa e altre belle favole, ha sottolineato la caparbietà e l’autoconsolazione di un animale incapace di arrivare al prelibato frutto. Erano loro i veri protagonisti, gli animali, questo è fuori dubbio, con tanto di pregi e difetti che si riflettevano nei medesimi dell’essere umano. Esopo sì, che “il genio” ce l’aveva…

Ma se la volpe avesse potuto assaggiare un solo acino d’uva caduto dall’albero, forse il messaggio, oggi avrebbe avuto un’accezione diversa:

«Quell’uva sarà matura a sufficienza? Dovrei assaggiarla per saperlo, ma si trova troppo in alto. Penso che potrebbe piacermi e che, nel caso, proverei a prenderne dell’altra, se solo riuscissi ad arrivarci.»

Se solo riuscissi ad arrivarci… C’è poco da fare: per arrivare in alto servono le scale!

Questo per dire che se non si hanno i mezzi e chi li mette a disposizione, difficilmente ci si può mettere al pari di altri che obiettivamente partono avvantaggiati. C’è chi si serve dell’ascensore, insomma, ed è facilitato da una serie di fattori che non dipendono dall’impegno e dai contenuti più o meno buoni di un romanzo. Una cosa è sicura, per qualcuno, i sogni rimarranno solo sogni, per altri uno specchietto per le allodole bello luccicante da ostenare al momento più opportuno. Tanto: basta che gli altri ci credano…

 

 


Informazioni su Marina

Lettrice professionale, scrittrice e blogger, Digital Contentents Editor (sviluppo video/ideazione/editing di contenuti multimediali e infografica), Self publishing consultant, Editor e Copy editor.
Ha seguito corsi di specializzazione su: Web writing, Talent scouting, Editing e Copyediting, Fotogiornalismo, Personal Branding, Blogging, PNL (Programmazione Neuro Linguistica), Risorse Umane e comunicazione interpersonale. Ha scritto sei libri e una serie di racconti per alcune Antologie, ricoperto il ruolo di responsabile-organizzatrice all’interno della giuria tecnica nella Terza Edizione del Concorso Letterario Internazionale Terra di Guido Cavani (sezione inerente agli ebook), collaborato con Il circuito Network Il Mondo Dello Scrittore. Attualmente si occupa di servizi editoriali e sta lavorando alla realizzazione del suo progetto personale (“Book&Art”). Nel frattempo, scrive, anche se… scrivere è una questione spinosa, anzi “spinosissima”!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*