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Social Network: “Posto a qualunque costo!”


Social Network: strani meccanismi…

 

Basta davvero farsene una ragione?

Social Network

 

Esiste, secondo voi, una sorta di “Bipolarismo Social”? Secondo me, sì. E poi, sarebbe più conveniente, in certi frangenti, buttarsi su un mestiere come quello del contadino, che sta tornando sulla breccia dell’onda, anziché governare “il gregge?”. Chi può dirlo. Certo: coltivare un orticello che dia buoni frutti, non sarebbe una cattiva idea, sia per le varie comunity internaute, sia per chi abbia voglia di investire i propri sforzi nella sempre tanto cara e amata terra…

Ma il succo della “questione spinosa” di oggi, qual è?

Sui Social Network ci sono più pecore o più pastori, più gregari o più leader? È difficile stabilirlo. Ci provo, come sempre a dire la mia.

Eccomi qua dunque, con un altro post sui Social Network e gli strani meccanismi che vi ruotano attorno.

I miei “giri” intorno al Web continuano, alla scoperta di qualcosa di nuovo e di vecchio come il Mondo.

Social NetworkLo avrete intuito dal titolo: il post contiene un’impronta decisamente provocatoria e ironica. Anzi, sono grata sin da ora, a chi saprà cogliere nelle mie parole ambedue i concetti sopracitati. I protagonisti questa volta sono il pastore e la pecora, due figure che utilizzerò, naturalmente, in senso metaforico. Sarà a vostra discrezione, ricavarne una libera interpretazione di pensiero. La scelta consiste nell’individuare, in una o nell’altra categoria di appartenenza, le vostre conoscenze o “amicizie” Social. Si sa: nella realtà, il pastore è un uomo chiave che dirige/conduce il gregge, indicando e imponendo una direzione, con e senza bastone, raggruppando gli elementi sparpagliati, collocandoli a sua volta nei ripsettivi recinti. La stessa cosa, a grandi linee, succede sui Social. “Il Pastore-Social”, di solito, è uno che si improvvisa (neanche tanto, vedremo dopo come mai) punto di riferimento onnisciente. Il quadretto è più o meno questo: da una parte una serie di presunti leader, e dall’altra una massa, una cerchia, che tende (non tutti eh!?) ad accodarsi a seconda della quantità dei pollicioni in su. Per quale ragione ho usato il termine “presunti”, riferendomi ai leader? Perché la figura del leader, una volta (quando ero giovane io), non si improvvisava “Vate” convinto, poteva, in taluni casi, avere anche una valenza positiva, soprattutto nel campo della comunicazione. Il leader “era” uno che arrivava in modo talmente spontaneo che neanche te ne accorgevi. Normalmente era un tipo empatico a prescindere, secondi fini “zero”, che spiccava per spirito di adattamento e intrattenimento, che dava, non solo il buon esempio, in quanto ad apertura mentale, ma ascolto più o meno a tutti, e poi, solo poi, dicendo la sua, riusciva a portare gli altri a seguirlo. La cosa bella era che in una qualunque comunità, socilale o lavorativa, la maggior parte delle persone apprezzava e condivideva il comportamento del leader, per tutte queste qualità innate che gli permettevano di essere un punto di riferimento. Oggi, soprattutto nel virtuale, la differenza c’è. È sottile sottile, ma esiste e sta acquistando spessore day by day. Il leader dovrebbe essere designato da un gruppo. Invece sui Social Network sta succedendo il contrario, i leader vengono autonominati dai media e dai giornali e tu non puoi farci una mazza.

Prima di proseguire, un chiarimento: ovviamente, in passato, nella Storia, ci sono stati un buon numero di esempi di leader negativi. A tal proposito, ho preferito non entrare nella sfera storico-politica. Diventerebbe troppo impegnativo e inopportuno farlo in questa sede. Veniamo ai giorni nostri, piuttosto, e a un discorso più generale e leggero, se vogliamo.

Dicevo: rispetto a qualche tempo fa, le cose sono cambiate. Si studia per diventare leader e si è aggiunta la parola ship (nave) per rinvigorire il concetto di “comando”.

Dimmi quanti like hai, che ti vengo dietro…

questa è la massima generale. Ringraziando, ci sono le eccezioni che confermano le regole. Purtroppo sono sempre più rare, le eccezioni, intendo.

Questo modo di essere davanti, a guidare, a reggere il timone (per rimanere in tema), ora come ora, prevede un progetto, strutture ben congeniate, simili a veri e propri manuali di istruzione per diventarlo. Ci si impasta la bocca di parole come: interazione, dinamiche di gruppo, persuasuasione, potere, obiettivo, senza aver aperto nemmeno mezzo libro sulla materia, o avendo aperto non proprio quelli giusti. Qualcosa è cambiato, come dicevo, non si è ben capito se in meglio o in peggio. Eppure, pare ci si lamenti spesso di come stiano andando le cose, un po’ “in tutti i luoghi e in tutti i laghi” come direbbe qualcuno. In politica, nella cultura, nelle scuole, nel mondo in generale siamo circondati da influencer senza infamia e senza lode. Si sente sempre più spesso dire: “Si stava meglio quando di stava peggio”. E più lo si dice più si viene influenzati dalla poca sostanza. Social NetworkNon so se le cose stiano andando meglio o peggio. Ma, c’è un “ma” piuttosto importante: dai piccoli gesti quotidiani sui Social (like, commenti) sembra si faccia volentieri a meno di sfoderare una propria capacità critica. Mi capita sempre più spesso di imbattermi in autentici portavoce del virtual-pensiero, dove peraltro il contradditorio lascia il tempo che trova. La mia domanda è questa: i leader, quelli senza like nel curriculum, quelli che hanno studiato per davvero, quelli aperti alle discussioni, che dicono la propria opinione senza la pretesa che diventi Leggenda, dove sono finiti? Nel “vorrei ma non posto” si annida l’ombra di veri e propri tribunali mediatici del “Posto a qualunque costo”. Questo è. E se hai un’idea diversa? Non ti preoccupare, non se ne accorgerà nessuno. Vedo ogni giorno Pagine e Diari pieni di niente. E la cosa che mi lascia più perplessa è che, quel niente stia diventando più importante di tutto il resto. E così, ci si trova di fronte a un tripudio di post pacifisti (nella migliore delle ipotesi) senza fondamenta, bandierine colorate, antiviolenza strumentalizzata, gatti zoppi strumentalizzati anche loro, canarini ciechi (io avrei preferito un gufo con gli occhiali), e chi più ne ha, più ne metta. Scusate la semplificazione. Se dovessi approfondire, ne verrebbe fuori un libro (una mezza idea c’è!). Il fulcro del problema vero però, qual è? A mio avviso, non sono gli attori famosi, che muoiono e ai quali eravamo affezionati, i cantanti che riempiono le piazze, i cagnolini cerca famiglia, e nemmeno più in generale il mondo animale, strumentalizzato anch’esso all’ennesima potenza, ma ben altro. Il vizio di forma, il sassolino che fa inceppare il meccanismo, è altra cosa: un conformismo imbarazzante, camuffato da “sensibilità social-e” ostentata e, in certi casi, fine a se stessa, anzi, sarebbe ancora più appropriato definirla “fine a se stessi. Eh ma… sono gli hashtag a imperare. Se poi non stanno né in cielo né in terra, non importa. La missione è: diventare topics e analytics, a ogni costo. SocialSì, perché sembra si stia espandendo a macchia d’olio la divulgazione culturale presunta (anche lei), la solidarietà per la disperazione e la povertà, e non parlo di scarsità di denaro, ma di povertà idee, di confronto civile. Trovo strano (e forse non dovrei stranirmi troppo) e bizzarro che sui Social, diversi contenuti vengano condivisi solo perché lo fanno tutti e non perché si è in linea con una forma mentis ben precisa. Lo si denota dai commenti che mancano sui piccoli blog che si fanno un mazzo a capanna per emergere, dall’assenteismo quasi totale nei momenti in cui un sondaggio presupponga risposte un po’ più articolate e ragionate. È davvero alienante tutto ciò. Devo fare un esempio a caso? Ce ne sarebbero a milioni. Uno tra tanti è quello del fenomeno Rovazzi, che con le sue canzoni di dieci parole in tutto è diventato lo specchio dei tempi che stiamo vivendo. Più hanno cliccato gli altri, più si è continuato a cliccare, a scatola e a mente chiuse a doppia mandata. Ecco, questo è soltanto un esempio di massa (pecore) e di leader, più o meno comprensibili e discutibili. Negativo, positivo? La cosa triste è che Rovazzi sta nel mezzo, non ha una collocazione. Già: lui con il suo “Andiamo a comandare” ha sbarcato il lunario. Poi, vogliamo parlare di BenJi e Fede che hanno pure pubblicato un libro?

Sarebbe interessante capire, in quanti siano riusciti a cogliere il vero messaggio di questi tormentoni. Ce ne sarà almeno uno, poi, di messaggio in questi percorsi artistici? Qualche dubbio viene.

Comunque la si giri: il risultato? Se si cerca di dare un peso specifico alle parole e un significato minimo a ciò che si sta scrivendo, è il deserto. Ci sarebbe da porsi tante domande, ma dubito, a questo punto, che le risposte possano cambiare le cose. Be’, un blog serve anche a questo: a dire la propria. Anche se, a dirvela fino in fondo, ogni tanto mi sembra di giocare a tennis contro il muro di un palazzo. Lo so, Wimbledon è lontano mille miglia, anche se è iniziato in questi giorni. Ogni tanto, mi verrebbe voglia di smettere di fare discorsi di senso compiuto, perché funziano di più quelli che non ne hanno proprio, di senso.

Be’: una nota positiva in tutto questo, però, c’è. Nessuno mi vieta di lanciare l’ennesima provocazione, come un sassolino, nello stagno dell’indifferenza. Quando posso lo scrivo, a tempo perso: chi ha milioni di visualizzazioni non è detto che sia un genio della lampada. Poi, tanto, se anche lo scrivo, non cambia assolutamente niente. Il mondo e non solo i Social, è pieno di pecore. Per me, qualcosa cambia lo stesso, perché voglio essere una voce fuori dal coro, una pecorella blu pronta ad ascoltarne altre, che come me, devono ancora imparare una cosa: quando si nasce piccoli, piccoli si resta.

Social NetworkCome vedete, è parecchio complicato tentare di addentrarsi nella psicologia “della pecora”, ammesso e non concesso che ne esista una, e capire come tanti che hanno davvero poco da dire, ottengano un così grande successo a colpi di click. Basta farsene una ragione? Ovvio che sì. La logica non sempre abita in questi ambienti virtuali piuttosto fumosi e pieni di tante belle bandierine al vento. Facile comprendere, invece, come i contenuti di sostanza slittino quasi del tutto in secondo piano o ignorati, se il personaggio in questione, gode di poca fama e non sforna frasi preconfezionate. In buona sostanza: sebbene sia pieno zeppo di individui che dicono di volersi distinguere, nell’arte soprattutto, è diventata una missione alquanto impossibile da svolgere. L’opinionismo sensato dovrebbe genereare le basi di discussioni costruttive. Ma non sempre succede così. Quasi mai, purtroppo. Io mi aggrappo al “quasi” fin che posso. E penso che per tutto ci sia un antidoto, tranne per la morte e per l’ignoranza. Come accennavo poco fa: basta farsene una ragione. Che ci possiamo fare, d’altronde, se i messaggi che non hanno un volto famoso passano quasi inosservati? Poco. Dietro l’angolo c’è omologazione, unilateralità scambiata quasi sempre per finta pluralità. Ripeto: bisogna farsene una ragione. E io me la sono fatta. Ci sono i seguaci e non “chi segue” un ideale per davvero, perché ci crede, perché ha voglia di leggere e sapere chi sei e quello che hai da dire.

“Il pastore” (l’uomo chiave) si limita a radunare e a mettere al sicuro all’interno del proprio recinto le sue pecorelle, confidando nel fatto che non se ne smarrisca neanche una, altrimenti se dovesse brucare per sbaglio un’erbetta diversa, sarebbe un grosso guaio! Come farebbe a rimetterla in riga?

È lecito sperare in un futuro migliore, no? Io amo mettermi in discussione e farlo attraverso l’ironia. Chissà, magari… il pastore, una volta stufo di radunare il gregge nello stazzo a ogni tramonto, un bel giorno, potrebbe svegliarsi e al canto del gallo cambiare idea, per mettersi a fare il contadino e seminare, e magari portare a casa dolci e buoni frutti. Certo, qualcosa di nuovo in questo caso potrebbe accadere, ma… dipende. Dipende dai semi e da quanto si è disposti a zappare, ma non solo, è importante anche con chi si raccoglie e si condivide il raccolto. Io, nel frattempo, Social Network a parte, mi schiero dalla parte del contadino…

A me un trattore!

Social Network

P.S. Sto lavorando a un nuovo progetto…

si chiamerà:

“Posto, a qualunque costo!”

STAY TUNED!!!

#stranimeccanismisocial continua…


Informazioni su Marina

Lettrice professionale, scrittrice e blogger, Digital Contentents Editor (sviluppo video/ideazione/editing di contenuti multimediali e infografica), Self publishing consultant, Editor e Copy editor.
Ha seguito corsi di specializzazione su: Web writing, Talent scouting, Editing e Copyediting, Fotogiornalismo, Personal Branding, Blogging, PNL (Programmazione Neuro Linguistica), Risorse Umane e comunicazione interpersonale. Ha scritto sei libri e una serie di racconti per alcune Antologie, ricoperto il ruolo di responsabile-organizzatrice all’interno della giuria tecnica nella Terza Edizione del Concorso Letterario Internazionale Terra di Guido Cavani (sezione inerente agli ebook), collaborato con Il circuito Network Il Mondo Dello Scrittore. Attualmente si occupa di servizi editoriali e sta lavorando alla realizzazione del suo progetto personale (“Book&Art”). Nel frattempo, scrive, anche se… scrivere è una questione spinosa, anzi “spinosissima”!

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