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Social network [Facebook]: c’è chi va e c’è chi…

Social network [Facebook]: c’è chi va e c’è chi… non torna più.

Facebook è davvero in caduta libera? È inutile girarci attorno. Sembrerebbe proprio di sì.

Potere della sintesi e Montalbano, a me! Facebook ‘ha rotto i cabbasisi’ e non c’è modo, almeno per il momento, di farmi cambiare idea.  Scusate ma, quando ci vuole ci vuole, Oggi ho deciso di sputare il rospo. Ci sono troppe cose (che mi accingo a spiegarvi) di questo social che non mi vanno giù e che mi fanno venire l’orticaria. E, anche se, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, non importa, dirò la mia, senza mezzi termini.

Social network

 

Chi mi segue già lo sa, nella mia rubrica storica #stranimeccanismisocial parlo di come e di quanto i social stiano influenzando pesantemente la vita di tutti. Persino chi non vuole essere coinvolto nell’argomento, spesso si trova a dover dire la propria opinione sull’effetto devastante (per certi versi) del mondo social. La tendenza è quella di nascondere la testa sotto la sabbia e rimanere lì, nel mezzo. Un po’ come la vita da mediano del Liga. Sono in pochi a schierarsi. Social networkO meglio, ci si schiera a parole e poi… tutti a fare i selfie. Le cose stanno più o meno così: chi disprezza compra a caro prezzo. Più avanti vi spiegherò perché.

Tanto per iniziare, per fortuna, dopo una settimana di ricerche, ho scoperto di non essere l’unica a pensarla in modo così netto riguardo all’evolversi, o meglio, all’involversi di Facebook. Il problema c’è ed è abbastanza evidente. A quanto pare, il “Sei su Facebook che ti aggiungo? No grazie, ho smesso!” sta superando notevolmente il “Sì, felice di esserci e di seguirti!”.

Ebbene sì, sono lontani quei momenti in cui i tag erano visti come occasioni gioiose, di incontri inaspettati e condivisione. Ritrovarsi, seppure virtualmente, a distanza di anni, era una sorpresa assai gradita per un bordello di gente, Poi le cose sono cambiate. Sempre meno volti sempre più maschere da cui proteggersi. Sempre meno spontaneità e sempre più diffidenza.

L’assenteismo a intermittenza si fa sentire e non solo quello…

“Non sei più su Facebook? Come mai? Mi hai tolto l’amicizia?”

“No, figurati. Tu non c’entri. È che mi serve una pausa. Stare lì sopra non fa per me, mi stressa. Leggo robe che neanche nelle bische clandestine… mi sono stufato di vedere omofobi e xenofobi all’opera, con gruppi che trainano greggi di pecore finte che però le cose gravi le scrivono per davvero. Su Facebook tira un’aria che non mi piace. E quindi, levo le tende.”

Questo è solo uno dei tanti esempi che potrei farvi, di una conversazione tipo su Messenger tra amici delusi dalla fanghiglia glaciale che regna su Facebook.

Social networkTuttavia, a far tremare la terra sotto i piedi al fondatore n.1 di Facebook, non sono gli ‘al lupo al lupo’ ma, gli scossoni delle cifre dovute agli abbandoni effettivi. D’altronde, come in tutte le cose che funzionano e hanno funzionato, a un certo punto, le batterie si scaricano e la resa non è più quella del nuovo che avanza, che stupisce e affascina. Ecco, Facebook sta diventando vecchio, lento e poco appassionante, oltreché stucchevole per la tracotanza debordante in cui sguazza. Zero socializzazione ma, in compenso nazionalismo razzista a go go. Non c’è dubbio, il social network, di per sé, è una sorta di porto di mare. C’è chi va e c’è chi viene. Peccato che in questo caso ci sia più gente che va e che non ha nessuna intenzione di tornare. Il bello o il brutto, comunque la pensiate, è che non è solo l’opinione pubblica a prendere le distanze e a esprimere pareri contrari sulla piega superficiale, presa da Facebook, ma anche alcuni giornali autorevoli e blog tra i più accreditati, tuonano titoli che raccontano uno spaccato di realtà che avvalora la tesi del “Never see you again”, vale a dire “A mai più rivederci”.

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Eccone alcuni…

2018, Fuga da Facebook. Instagram s’impone senza parole, Facebook continua a perdere utenti, Ecco perché Facebook (forse) non ha più bisogno di noi, etc. Senza parlare poi, dei siti che mettono a disposizione vere e proprie guide a prova d’idiota sul come cancellarsi (temporaneamente o definitivamente) da Facebook. Ultimamente pare stiano facendo il boom di visitatori. Per la cronaca, sappiate comunque, che per liberarvi della ‘questione spinosa’ Facebook non è sufficiente seguire la tiritera delle impostazioni. L’addio per sempre al social più popolare del mondo, in realtà, è più complicato del previsto… (Se per caso avete dei dubbi leggete qui per approfondire).

Qualche doverosa precisazione sul social network

Attenzione: con questo post non voglio fare di un’erba un fascio. A mezzo mondo, essere su Facebook piace e non pesa affatto, anzi è motivo di vanto e può tornare comodo, solo, è bene che si sappia che non è così per tutti, almeno non per me e non per (tanti) altri. E quegli altri sono tanti, ma tanti davvero. Infatti, i rumors e gli articoli di cui sopra lo dimostrano. Nel web e sui form si parla di bacheche blindate per paura di clonazioni, di blocchi continui da parte degli utenti per questioni legate all’etica e alla morale. Vi starete domandando: perché mai scomodare costume ed eticità per Facebook? Perché il social ha un effetto trainante per la società, è (purtroppo) un modus vivendi et operandi per una moltitudine di persone (soprattutto giovani) che senza di essi non potrebbe vivere e che ne fanno un uso improprio.

Be’, chi dice che l’abitudine è una brutta bestia ha ragione da vendere… non trovate? Le abitudini chiudono la mente.

E allora: dove inizia la linea di confine tra chi resta come semplice osservatore e chi prende una posizione emigrando verso altri lidi? Difficile stabilirlo.

Proviamo a stabilire, invece, cosa non funziona più? Quali sono i meccanismi che hanno portato Facebook a una tale battuta d’arresto?

Vediamo.

I tre mostri finali di Facebook e… tutto il resto

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Euro più Euro meno, si parla di una perdita economica di ottanta miliardi. Complici del ʻcolpito-affondata᾿, di colui (Facebook) che ha tutta l’aria di essere un vascello fantasma, per giunta in avaria, sono senz’altro la politica commerciale di Facebook, i profili fake, e, la batosta dei risarcimenti per lo “scandalo Cambridge Analytics”, in cui è stata violata la privacy di milioni di utenti. Tuttavia non voglio soffermarmi sui numeri perché sono talmente importanti che rischierei di perdermi e perché (detto fra noi) non m’interessa. Anche se, sia ben chiaro, sono i numeri (alti), in effetti, a decretare il calo di iscrizioni e le cancellazioni. Vorrei però, piuttosto, mettere il punto sulle origini scatenanti il fuggifuggi. Seguitemi perché, a mio avviso, ce ne sono di parecchio interessanti.

Facebook sta diventando scomodo e ingestibile. Instagram? Se la passa un po’ meglio perché è un’alternativa, diciamo, meno impegnativa.

La battaglia navale la sta vincendo Instagram, nonostante le critiche dai sociologi di tutto il mondo piovano come pietre, anche da quelle parti, dove tutto appare più patinato e camuffato dalle foto fighe e dagli influencer ancora più fighi delle foto. Tornando a Facebook, la faccenda va ben oltre il casus belli della privacy e ce ne vuole per andare oltre la violazione dei propri dati personali. Il fatto è che stare sul social senza la giusta consapevolezza, senza stare in guardia, sta diventando rischioso, diseducativo e in alcuni casi, persino alienante. Facebook, per la verità, inizia a stare stretto come le mutande di una taglia in meno e con tanto di sabbia, anche agli utenti filo-social disinteressati, in altre parole, quelli più fancazzisti che… potrebbe pure arrivargli addosso una valanga e loro non si spostano, per capirci. Le presenze tanto per… i bonzi senza arte nè parte che stanno come d’autunno sugli alberi le foglie, ossia, per puro passatempo e con aspettative pressoché nulle.

Adesso voglio raccontarvi che cosa, in particolare, ha fatto in modo che diverse delle mie conoscenze si allontanassero da Facebook. Ho messo giù una specie di Top5 che hanno fatto dire: basta, non se ne può più!


1.. Che noia mortale!

Facebook è diventato noioso peggio dei Filmissimi di Rete 4 e di Techetechetè di Rai 1. Solo notifiche dei gruppi che spammano post senza utilità alcuna se non la rottura di maroni, dal mattino alla sera. E se commenti una volta per sbaglio? Sei fottuto. Ti arriveranno le notifiche finché campi. Silenziarle non serve a una beata min… (oggi mi sento molto vicina, ai vicini di casa siciliani).

2. I gruppi sono devastanti e la sindrome dell’incredibile Hulk, prima o poi, si impossessa di te. È lì che si capisce che Facebook non fa per te. Nè adesso nè mai.

Gli inviti a fare parte dei gruppi non sono inviti bensì trappole mortali peggio di quelle che si trovano nei boschi sotto i cumuli di foglie, perché ti ci ritrovi dentro senza averli MAI, dico MAI accettati. È qui che scatta la modifica e che interviene la sindrome Hulk: t’inca… come una iena con chi continua a buttarti dentro. Dentro fuori, dentro fuori… e finisce a schifio, scrivendo ogni tipo d’improperio a chi ti ha ‘invitato’, si fa per dire, senza autorizzazione. E alla fine lo iviti tu, il mariuolo… ad andare aff… però.

3. “Io odio le pagine sponsorizzate!” E i like ‘a induzione’ (come i piani cottura)… che stress!

Social networkSia ben inteso: non ho niente di personale nei confronti di chi investe il proprio denaro nelle pagine sponsorizzate e, fatica a tenere in piedi le pagine Facebook in generale. La mia opinione? Sono fuochi di paglia. Ho dei dubbi su quanto possano servire, in entrambi i casi, ma questa è un’altra storia. Semplicemente non le condivido più di tanto perché credo siano (non sempre, eh!) pilotate da like e algoritmi temporanei che aggiungono poco, se non i like stessi, peraltro indotti, prezzolati, insomma. Non vi offendete, mi raccomando, Prezzolati perché li avete comprati. Voi potreste dirmi: si chiama pubblicità. Che male c’è? Nutro qualche perplessità anche su questo. Pubblicità? Fine a se stessa pagata profumatamente. Questo sì. Mi spiego meglio. Social networkCi sono pagine che funzionano benissimo senza spendere un centesimo. Anche se si paga per ottenere maggiore visibilità non è garantito un risultato. Per capirci: lo spazio che state pagando non sarà mai del tutto vostro, anzi. Personalmente credo che la differenza la faccia sempre e solo il modo in cui sono gestite le pagine, ma non avete pieno potere in questo. Facebook fa vedere quello che gli interessa far vedere, D’altra parte è un’azienda e le aziende, di solito vogliono guadagnare. E come tale se la giocano con le medesime carte di un titolare di una qualsiasi azienda: vendendo servizi. Alcuni possono essere utili altri no. Tutto qui. Pensateci: è un po’ come comprare casa o affittarla. La differenza? A casa Tua puoi fare quello che vuoi, in affitto, per fare grossi cambiamenti devi rendere conto al proprietario. Al di là del discorso mio, tuo, suo, nostro, etc., è sufficiente andare a curiosare in certe pagine, per capire che sono ferme, prive d’interazione e di commenti. Eppure hanno k like. Mistero, Scusate se sono uscita dal seminato. Il problema è un altro: le continue richieste di like che, spesso non sono ricambiate nemmeno con un “grazie”. Inoltre, altra azione di disturbo non richiesta, le pagine a pagamento offuscano, facendo da schermo a quelle che non lo sono. È un po’ come se andaste al cinema e ci fosse seduto, proprio di fronte alla vostra poltrona, un giocatore di rugby. Non vedreste più niente, o quasi, di quello che v’interessa vedere veramente. Non lo trovo corretto propinare a tutti costi un prodotto a chi non gliene può fregare di meno.

Se un artista o una pagina mi piacciono, me li vado a cercare e valuto liberamente se mettere il like oppure no.

Devo poter scegliere i contenuti in libertà! Siete d’accordo? Non che, in mezzo alla chat di Messenger, mi devo ritrovare gli sponsor più assurdi e disparati. Di recente, pensate che ho ricevuto persino un sondaggio di una nota marca di shampoo e mi sono detta: ok, ci siamo. È il momento. Che ci sto a fare qui? Si è fatto tardi. È proprio ora di emigrare altrove….

4. Un commento tira l’altro e se nessuno commenta, non esisti. Riassunto: o ricevi commenti o sei fuori!

Non so se lo abbiate notato anche voi. Pubblicate un post e non ricevete alcun commento. Fin qui tutto normale.

Non è che debba per forza piacere quello che scrivete.

Giusto qualche like dai soliti amici che vi seguono assiduamente e che magari sono andati a vedere la vostra bacheca per capire che fine abbiate fatto. Ma voi ci siete sempre stati. Possibile che nessuno se ne sia accorto?

Come per magia, basta che uno solo dei vostri amici commenti sotto il post e, nel giro di pochi minuti ne arrivano (stranamente) altri (commenti) e, insieme arrivano like anche di post più vecchi. Qualcosa non torna. Quello che posto non si vede se nessuno commenta, Questo meccanismo non è dovuto, come si potrebbe pensare, alla reazione a catena, tipica di un argomento che possa interessare o meno e possa attirare l’opinione altrui, bensì al fatto che se i vostri post non ricevono commenti è come se non aveste pubblicato niente. Bello eh… Ma che sistema è. O ricevi commenti o sei fuori!

5. I contenuti

Le notizie sono, anche e soprattutto quelle di chi paga. C’è di tutto. Giustamente o ingiustamente, non sono io a stabilirlo. Sta di fatto che questo fenomeno ha reso Facebook veramente pesante e poco divertente. La politica ultimamente sembra spuntare come i funghi ed è al centro di un post su cinque quando va bene. Sarei curiosa di sapere quanti dei commenti appartengano a profili realmente esistenti. Guarda caso, sono commenti ‘senza paura’, con tanto d’insulti legittimati che insultano a loro volta, chi non la pensa come loro e l’intelligenza chi si ritrova a leggerli suo malgrado.

social network

Siete ancora vivi? Vi ho ubriacato a sufficienza?

Un ultimo sforzo.

Il fuggifuggi da Facebook è giustificato e condivisibile. Se aggiungiamo i fake che, come accennato a inizio post, sono un’altra spina nel fianco, non ci sarebbe più nulla da aggiungere.

Invece… da aggiungere ce ne sarebbe, eccome!

Ok il virtuale, ok che non si sappia quale maschera si celi al di là del monitor, passino i nomi di alcuni profili in lingua impronunciabile, talmente sanno di presa per i fondelli, passi tutto quello che volete, la risultanza è una sola: la minestra è stata riscaldata troppo e gli ingredienti sono andati a male da un pezzo.

Caro Facebook,

sono io ʻsta volta che t’invito a cambiare pagina, tanto per stare in tema, oppure il tuo, sarà sempre di più un giardino malato di protagonismo e intolleranza, dove tanti Pinocchio semineranno le proprie monete nell’assurda e vana speranza che un giorno ricrescano.

Dimenticavo: “Never see you again”! A tempi migliori… se mai ci saranno.

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Sono Marina, autrice, poetessa e copywriter freelance. Scrivo per fuggire dal caos del mondo. Cosa voglio fare da grande? L'eremita. Ci sto lavorando. Presto non avrete più mie notizie perché sarò sul cucuzzolo di qualche montagna a scorrazzare con un San Bernardo e a raccogliere fiori di genziana. Parola di - non più tanto giovane - marmotta.

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