Serena Botti

Serena Botti [#IntervistaEditore]: “Leggere ci dà la libertà di seguire i nostri sogni…”

Oggi ho il piacere di ospitare Serena Botti, curatrice di Bookinmotion, una casa editrice speciale, nata per i ragazzi e nella quale i ragazzi stessi partecipano e collaborano attivamente all’intero processo operativo e creativo di un libro. Essi infatti hanno il compito di condividere con l’autore tutte le fasi più importanti. Dalla correzione di bozze all’editing, dal finale alle illustrazioni. Come sapete, riconquistare il piacere di leggere è una delle mission del mio blog. Perciò il progetto #coltiviamolalettura di Verba Spinosa continua. Eccomi qua dunque, a condividere con voi questa bella #IntervistaEditore

Serena BottiPotete seguire Bookinmotion QUI e sulla pagina Facebook cliccando QUI. Prima di scoprire nei dettagli di cosa si tratta, conosciamo meglio Serena Botti attraverso la consueta nota biografica.

Serena Botti è milanese di nascita, veneta di adozione, da anni vive a Firenze. Si è laureata a Venezia in Filosofia a Ca’ Foscari e poi in Design e Arti allo IUAV. Ha lavorato nel mondo dell’arte presso musei e gallerie in Italia e all’estero nell’organizzazione di mostre. Attualmente collabora con biblioteche, scuole e associazioni culturali organizzando incontri letterari con autori, psicologi e artisti nonché laboratori per bambini e ragazzi. Collabora inoltre con la casa editrice La Nuova Italia. Nel 2013 fonda l’associazione culturale Bookinmotion che, dal 2015, è anche casa editrice. È madre di tre adolescenti.

IntervistaEditore a Serena Botti a cura di Marina Atzori

Buon giorno Serena, benvenuta nelcaos calmo’ di Verba Spinosa.

Serena Botti

  • Da associazione a casa editrice per ragazzi. Che cosa l’ha spinta a fare questo passo?
Serena Botti
#coltiviamolalettura

Con la mia associazione gestisco già da alcuni anni la Biblioteca Comunale di Rignano, una piccola biblioteca in un piccolo paese di campagna. Quando sono arrivata la biblioteca era poco frequentata e poco conosciuta dagli abitanti, così ho iniziato a proporre iniziative, letture, laboratori e incontri. Soprattutto ho invitato gli insegnanti di scuola a portare le classi in visita in biblioteca. Pian piano la comunità si è abituata a vivere la biblioteca come posto accogliente, di incontro e di dialogo, oltre che di studio. I bambini in particolar modo hanno scoperto un luogo dove poter muoversi in autonomia e sicurezza, dove sfogliare e leggere tanti libri: non tutti infatti hanno la fortuna di avere disponibilità di libri a casa. Quando però i bambini crescono, arrivando alle scuole medie perdono via via interesse alla lettura. Non si tratta solo di un naturale cambio di interessi: il calo di passione è dovuto anche al fatto che spesso si ritrova un intento educativo nei romanzi proposti per quella fascia di età. Da questa constatazione mi è nata l’idea di chiedere ai ragazzi stessi cosa si aspettano dai libri: ho letto loro in classe racconti di scrittori che non avevano scritto specificatamente per un pubblico di quell’età, i ragazzi li hanno selezionati, corretti, redatti e a quel punto mi sembrava doveroso concludere il loro lavoro realizzando dei veri e propri libri.

Serena Botti

  • Come è nata l’idea del nome Bookinmotion?

Volevo rendere l’idea del movimento, delle attività e degli incontri che si possono fare attorno a un libro, ma anche, per assonanza, dell’emozione che esso inevitabilmente fa scaturire.

  • I libri per ragazzi occupano uno spazio importante del mercato editoriale. In che modo cerca di distinguersi dagli altri editori?

Non si tratta di competere con i grandi editori, che hanno una buona rete di distribuzione e capacità economiche maggiori. I libri che produco sono frutto di un lavoro condiviso con i ragazzi, di laboratori, di incontri nelle scuole e con gli insegnanti. È questo che li rende particolari.

In Bookinmotion i ragazzi si occupano di tutti i passaggi necessari alla creazione di un libro.

  • Mi racconta come è stata accolta questa iniziativa e a quali difficoltà ha dovuto far fronte per realizzarla?

In genere ai ragazzi piace molto l’idea di poter selezionare e correggere gli adulti. Prendono il lavoro molto seriamente ma anche con grande divertimento. Chiedo sempre agli insegnanti di non forzare quei ragazzi che invece sembrano non avere voglia di partecipare: la lettura deve essere un piacere sempre e comunque, la costrizione otterrebbe solo un’ulteriore allontanamento dal mondo del libro.

  • Quanti e quali libri sono nati da questo ʻesperimentoʼ?

Al momento i titoli all’attivo sono questi:

Attenzione cacca dappertutto! e Sembra facile | Nessuna pietà di Matthew Licht, Acqua | Tasso di Giovanni Maccari e Storie allo specchio di Isacco Turina. Con ogni autore il lavoro è stato diverso: con Matthew Licht, autore americano che scrive in italiano, i ragazzi hanno lavorato come correttori di bozze; nel caso di Giovanni Maccari uno dei due racconti è stato modificato dall’autore in seguito alle richieste dei ragazzi: si trattava della storia di un bambino con la passione degli animali che cresce, diventa ragazzo e poi uomo e padre. I ragazzini avevano difficoltà a immedesimarsi con il protagonista quando nella storia diventava adulto, così hanno chiesto di modificare il racconto, facendo sì che la voce narrante rimanesse quella del ragazzo. Isacco Turina, confrontandosi con i ragazzi, ha ampliato notevolmente il racconto, aggiunto descrizioni, cercato un finale alternativo.

  • Perché i ragazzi, spesso, iniziano una lettura e poi non riescono a portarla a termine?

Lavorando in biblioteca e chiacchierando con gli utenti posso assicurare che questa è una condizione che vivono tutti: giovani e adulti. Se il libro non piace a un certo punto lo si abbandona per un altro. E con tutti i libri che ci aspettano forse è bene che sia così.

  • Quali sono secondo lei, le tematiche che attirano di più il giovane lettore?

Non lo so, non credo ci sia una tematica particolare: i ragazzi sono molto diversi fra loro, soprattutto in quell’età di transizione. Quello che ho notato è che prediligono l’autenticità, la sincerità dell’autore. E questo si ricollega al discorso sui libri con fini educativi: i ragazzi capiscono se uno scrittore scrive perché deve o se scrive ciò che proviene dal profondo del suo animo.

  • Oltre a collaborare con le scuole e diversi enti legati all’arte, lei è bibliotecaria e anche mamma. È riuscita a trasmettere le sue passioni artistiche anche ai suoi figli?

In adolescenza i ragazzi hanno bisogno di differenziarsi dai loro genitori per trovare una propria identità. Quindi se consiglio un libro alle mie figlie posso stare certa che non lo apriranno nemmeno. Se il consiglio viene invece da un insegnante che loro stimano, quello stesso titolo prima ignorato sarà scelto, letto e amato. Credo comunque che noi genitori dobbiamo continuare a esprimere i nostri pensieri, a mostrare le cose belle che amiamo, a non modificare ciò che siamo per condiscendenza nei confronti dei figli. Qualche seme sicuramente in futuro sboccerà.

  • La biblioteca, nel 2018, è più il rifugio degli scrittori o dei lettori?

Le biblioteche pubbliche, soprattutto nelle periferie o nei piccoli centri, sono dei presidi di accoglienza, di dialogo, di cultura che andrebbero tutelati. Purtroppo da tanti anni c’è un drammatico disinteresse da parte della politica nei confronti della cultura. La biblioteca è un rifugio per tutti, sarebbe bello se anche i politici le frequentassero ogni tanto.

  • «Gli altri si vantino di quello che hanno scritto, io sono orgoglioso di ciò che ho letto». J.L. Borges

Cosa pensa di questa riflessione?

Impresa ardua aggiungere qualcosa alla perfetta sintesi di Borges…

Serena Botti

  • Leggere è importante perché…

Leggere è importante perché si imparano a decifrare testi e così si è in grado di comprendere il contratto che si sta per firmare; perché è importante avere un ricco vocabolario per esprimere il nostro pensiero e farci comprendere dagli altri; perché se si legge tanto, si è facilitati nello studio e studiare ci dà la libertà di seguire i nostri sogni, anziché dover accettare un lavoro che non ci appaga.

Leggere è importante per comprendere la nostra vita e magari a volte scapparne.

È stato un piacere averla come ospite, spero che il suo progetto abbia un seguito ancora più importante di quello ottenuto finora.

© RIPRODUZIONE RISERVATA | 3 maggio 2018 (10:00

Sono Marina, autrice, poetessa e copywriter freelance. Scrivo per fuggire dal caos del mondo. Cosa voglio fare da grande? L'eremita. Ci sto lavorando. Presto non avrete più mie notizie perché sarò sul cucuzzolo di qualche montagna a scorrazzare con un San Bernardo e a raccogliere fiori di genziana. Parola di - non più tanto giovane - marmotta.

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