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Scrittori: a ognuno il proprio guscio 2


Cari scrittori: a ognuno il proprio guscio e uno spazio infinito di cui essere padroni.

 

Scrittori: ad ognuno il proprio guscio

Attenzione però! La semplicità è una delle qualità indispensabili per crescere, migliorare lo stile e affinare il talento.

Partiamo da un presupposto: attraverso un linguaggio semplice si possono esprimere pensieri profondi.

Quanto è difficile però mettere in pratica questo concetto? Scrivere bene e con semplicità è possibile? E soprattutto: a che cosa bisognerebbe rinunciare per raggiungere la fluidità in un testo?

Un po’ di cose da fare ci sarebbero. Neanche a dirlo. Vediamone alcune, iniziando da una citazione che calza a pennello:

«Potrei vivere nel guscio di una noce, e sentirmi re dello spazio infinito».
(William Shakespeare)

Questa frase riassume in modo perfetto le impressioni del mio post.

Provate a indossare per un attimo i panni del lettore, per evitare di cadere nell’ovvietà e nella banalità. Doverosa precisazione: ambire a Shakespeare è da considerarsi improponibile. Su questo siamo tutti d’accordo. Si può provare soltanto a sfiorarle certe vette. Quindi: com’è che si può dire in questi casi? La cima è troppo alta? Osserviamola dal basso. Vi sembra sempre irraggiungibile? Nessun problema. Basta avvicinarsi, a piccoli passi.

Torniamo dunque ai nostri “gusci”…

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Quello di una noce potrebbe rappresentare il mondo di uno scrittore che si trova di fronte alle proprie sensazioni e le descrive riducendole all’essenziale. Mi riferisco a un essenziale che non è visibile agli occhi, tipo quello del Piccolo Principe, per intenderci. La semplicità, in entrambi i casi (W. Shakespeare e A. Saint Exupery), è quasi disarmante, eppure a scrivere sono due scrittori, tra i più importanti di tutti i tempi.

Non importa se non siamo come loro. Sapete perché? Perché da loro, dai Grandi, si può imparare a rimanere affascinati dalla magia delle parole più semplici.

Dunque, gli autori più ambiziosi, possono, scrivendo, sentirsi re di uno spazio infinito vivendo nel guscio di una semplice noce, pur non essendo William Shakespeare o Antoine De Saint Expery.

Il gioco è sottile, ma possiede anche spessore, uno spessore impercettibile all’apparenza, ma di gran lunga efficace e visibile andando più a fondo.

Cosa ne pensate?

Trovo estremamente interessante riflettere su questo modo di comunicare, attraverso la parola scritta, che definirei “accessibile” a tutti. Il principio di poco fa resta sempre valido: la citazione è stata scritta da un uomo capace di eccellere nella sua arte, in grado di regalarvi un milione di sensazioni diverse, anche molto complesse. Analizzandone le parole, tuttavia, non si può di certo affermare che siano così ricercate, così tanto lontane da noi, anzi, colpiscono nella loro purezza, proprio per il senso e il contenuto universali racchiusi in esse.

Cosa significa, dunque, arrivare al lettore senza ricorrere a inutili orpelli? Vuol dire scrivere senza barriere, senza veli, pur rimanendo protetti da un involucro, da una pellicola, da un guscio ovattato dalle trame delle vostre belle storie. Non scordatevi però di aprirvi, di rivelarvi con semplicità e più di tutto, di emozionare chiunque vi leggerà.

Ma quali sono le condizioni che permettono agli scrittori emergenti di imparare a scrivere con poche e semplici parole, facendo (volentieri) a meno di fronzoli e artifici?

Il podio è senz’altro riservato alla lettura. Si legge poco e si scrive parecchio (in proporzione troppo, forse). Questo è il punto. Saltando il primo passaggio e anche altri fondamentali (grammatica, sintassi, punteggiatura), scrivere come si deve – o come si dovrebbe – diventa davvero un’impresa ostica. Troppo spesso si ignora l’aspetto tecnico della scrittura, eppure c’è e si può imparare a farne buon uso, principalmente attraverso la lettura di altri libri e lo studio della lingua italiana. Poi ci sono le idee che hanno del potenziale da gestire, da accogliere con misura e pacatezza e potrebbero anche funzionare la maggior parte delle volte, solo se sorrette da un criterio. In ogni caso, le idee non sono classificabili oggettivamente: possono essere pessime come buonissime. Dipende. Da chi? Da voi e dal vostro progetto. Se per esempio, non si è in grado di esporle e realizzarle con chiarezza le idee, esse perderanno di significato e di valore, cascando automaticamente nella botola del vuoto. Pensate a un bel quadro impolverato, dimenticato da anni in una soffitta. Potrà mai essere ammirato nel suo splendore, nell’interezza del suo messaggio, senza una cornice adeguata e un’accurata pulizia? Che ne dite? Oppure: un semplice ciocco di legno – come quello di Pinocchio – senza Collodi e il suo falegname Geppetto, sarebbe stato solo legna in mezzo ad altra legna da ardere, invece è diventato il burattino più famoso del mondo. Questo è per dirvi che il talento di uno scrittore a volte è nascosto, coperto da fardelli, e sta a voi dare una forma e un cuore pulsante a ciò che scrivete. Per questo motivo occorrono pulizia, ordine logico e semplicità. Di qui non si scappa. Le imperfezioni e le sbavature vanno bene anche quelle, se vengono dal profondo di un animo sensibile, ma non da un testo; esse riguardano l’aspetto umano dei vostri personaggi e non la struttura di un romanzo fruibile. Lo scrittore vero dovrebbe fare sì che dal “guscio di noce”, in maniera diretta, tolto il superfluo e soffiati i “trucioli”, fuoriesca una storia ben raccontata che appassioni come non mai.

Lo so: non è facile. Ma si può fare!

In conclusione, a questo punto, vi chiedo: secondo voi, scrittori si nasce o si diventa? Be’… non saprei. Io ho ancora tanta strada da fare per prendere una posizione netta. Posso solo dirvi una cosa in tutta sincerità: senza la passione per la lettura, molto probabilmente mi sarei fermata al primo libro. Anzi… non avrei nemmeno iniziato a scrivere con ogni probabilità. Sarà un caso?!

Può essere.

Tutto può essere.

Intanto… nel dubbio, cari scrittori:

Scrittori: a ognuno il proprio guscio

#coltiviamolalettura

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Informazioni su Marina

Sono nata a Chivasso ma le mie origini sono sarde al 100%, freelance, editor, blogger irriverente come un avvocato, ma soprattutto scrittrice affetta da “sindrome di inchiostro”. Mi sono diplomata all’Istituto Magistrale, ho frequentato la Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino, seguito corsi di approfondimento su: Web writing, Editing, Fotogiornalismo, Personal Branding, Blogging, PNL (Programmazione Neuro Linguistica), Risorse Umane e comunicazione interpersonale. Per quindici anni sono stata impiegata presso una multinazionale leader mondiale nel settore dell’abbigliamento sportivo, dove ho acquisito una considerevole esperienza in materia di Marketing, Customer service, gestione del personale (merchandising product, team building, staff planning, problem solving, risk management) assumendo un ruolo di responsabilità all’interno dell’organigramma e del Team Management. Insomma: una bella macedonia il mio percorso pre-autorale! Poi, nenche tanto poi, ho iniziato a scrivere e non sono più riuscita a smettere. Ho scritto sei libri, una serie di racconti per diverse Antologie, ricoperto il ruolo di giuria tecnica nel corso delle tre edizioni del Concorso Letterario Internazionale Terra di Guido Cavani e collaborato con Il circuito Network Il Mondo Dello Scrittore. Attualmente, indovinate un po'? Scrivo e spero di continuare a farlo... ad interim! Anche se... scrivere è una questione spinosa, anzi "spinosissima"!


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2 commenti su “Scrittori: a ognuno il proprio guscio

  • Chiara Curione

    Cara Marina,
    da scrittrice a scrittrice: scrittori si nasce e si diventa. Sono necessarie entrambe le qualità, prima bisogna amare la lettura, poi al voglia di raccontare ed esprimere le proprie emozioni, le riflessioni, la vita attraverso storie. Il cammino di uno scrittore non ha mai termine ed è un percorso fantastico per chi lo ama e lo persegue.