Sbocciare: scrivere è come… [#scrivereIapirandosi]

Sbocciare

Cari lettori,

oggi, per la rubrica #ScrivereIspirandosi, dedicherò una poesia ai fiori, ed in particolare al verbo sbocciare. Naturalmente, a fine post, non mancherò di consigliarvi una lettura, come sempre. Perché il mio progetto #ColtiviamolaLettura continua!

Questa volta mi sono ispirata al padre dell’ermetismo, il grande poeta Giuseppe Ungaretti e al suo componimento “Eterno”.

Eterno

«Tra un fiore colto e l’altro donato l’inesprimibile nulla»

Ungaretti, L’Allegria

Perché “Scrivere è come sbocciare…”?

Questa similitudine è un invito a cogliere l’arte di scrivere e condurla a sé attraverso l’energia della natura. Provate a pensarci. Il fiore è poesia, così com’è. Con i suoi colori, il fiore attira api operose, farfalle variopinte e poeti di ogni età. Nella sua semplicità, il fiore è in grado di regalare, non solo emozioni allo scrittore ma anche al lettore.

Con un fiore si possono esprimere un milione di sensazioni senza dire una parola. Anzi, con un fiore anche il silenzio può diventare voce. I fiori si possono incontrano sui libri e nelle poesie, esattamente come nei prati ed hanno un linguaggio proprio che merita di essere scoperto. La poesia può trasformarsi in una piccola storia che vi racconta quanto sia grande e preziosa la parola per l’espressione artistica di un poeta. Per scrivere la mia poesia Fiori bianchi mi sono ispirata a Giuseppe Ungaretti, perché nella sua purezza, nella sua essenza, per questo poeta la parola era tutto, era un mondo, anzi era un insieme di significati simbolici da scrivere affinché potessero lasciare un segno nel tempo. Così è stato. Buona lettura!

Sbocciare

Fiori Bianchi

Credi che sia semplice sbocciare,

aprirsi alle prime luci dell’alba?

Non lo è. Non per me.

Davanti, prati colmi di piccoli fiori bianchi e gialli.

Sembrano coriandoli, minuscoli origami,

uno accanto all’altro si fanno spazio

e giocano a esser belli e fragili, senza oscurarsi mai.

Ed io m’illudo d’essere come loro,

come se fosse ieri,

come se fosse, sempre e soltanto, ieri.

Si risvegliano i petali,

Accarezzando pensieri e silenzi.

Mi domando se abbiano ascoltato favole,

prima d’addormentarsi. Non lo credo.

Eppure, confidano in me, Perché?

In fondo, sono poco più di una mano egoista,

che li ha colti solo per rassomigliargli.

Me ne prendo cura, come pochi,

ma non basta annaffiare un fiore,

sia pure per l’eternità.

 

Dove sei e con chi…

Quanti altri baci avrai dato, tu.

E quanti ne ho persi io,

per la paura di lasciarmi andare.

Per paura di dirti quello che sento.

 

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