Roberta Incerpi

Roberta Incerpi e il suo #fiored’autore

Il Giardino di Verba Spinosa è lieto di ospitare Roberta Incerpi e la sua silloge poetica “Una vita color indaco” (A&A Marzia Carocci Edizioni). Prima di rivelarvi il suo fiore d’autore e alcune curiosità interessanti che riguardano l’autrice, conosciamola meglio nella consueta nota biografica e attraverso un estratto della prefazione curata da Marzia Carocci, critico recensionista, poetessa, scrittrice e Presidente di A&A Marzia Carocci Edizioni.

Roberta Incerpi nasce a Viareggio (LU) il 04/11/1963 e successivamente si trasferisce con la famiglia a Pistoia dove intraprende gli studi e consegue la maturità scientifica. Si laurea poi in Biologia nel 1989 all’Università di Firenze, consegue l’abilitazione alla professione di biologo  superando l’esame di stato nel 1990, partecipa al concorso pEmanuele Martinuzzier esami e titoli del 1990 per l’insegnamento conseguendo sia l’abilitazione che il ruolo. Svolge il tirocinio presso l’ARPAT di Pistoia e continua peralcuni anni, come volontaria, a svolgere attività presso tale struttura, soprattutto in relazione alle analisi relative all’inquinamento ambientale. Attualmente insegna Scienze della Terra, Biologia e Microbiologia presso l’I.T.T.S. Fedi-Fermi di Pistoia nell’indirizzo di Chimica e biotecnologie ambientali e in qualità di referente alla salute dell’Istituto si occupa della prevenzione riguardo agli stili di vita nei giovani. Fin da piccola ha amato dipingere. La madre ricamatrice di biancheria ed il padre dottore in chimica industriale e tintoria le hanno trasmesso l’amore per gli accostamenti di colore, per le luci ed ombre, per le sfumature e le tinte pastello, così i colori hanno da sempre avuto un ruolo fondamentale nella sua vita. Al Liceo ha avuto i preziosi insegnamenti del docente di arte prof. Valerio Gelli, noto scultore di Pistoia. Grazie agli insegnamenti ed all’incoraggiamento della prof.ssa di lettere Anna Tovini Tassitano ha da sempre corredato i suoi disegni con poesie e componimenti. Ha continuato a dipingere e scrivere per passione da autodidatta, nel tempo libero da lavoro e famiglia. Successivamente ha iniziato a scrivere racconti per bambini con finalità didattica relativi alle scienze. Ha partecipato a vari concorsi letterari ed a mostre di pittura collettive.

Roberta Incerpi
[A destra il dipinto di Roberta Incerpi che ha ispirato la cover di “Una vita color indaco”]

Roberta Incerpi

Estratto della prefazione a Una vita color indaco di Roberta Incerpi a cura di Marzia Carocci

“Roberta Incerpi dona alle sue righe l’essenza di una donna che osserva e cattura non solo l’emozione di cui si nutre, ma ne colora i contorni. Ogni suo verso è accompagnato da metafore dove il colore primeggia in una policromia che aiuta il verso e che lo rende così vivido da vederne i contorni.
La poetessa ha uno stile asciutto, privo di ridondanze o banalità inutili. Molto accurate le scelte espressive che incantano il lettore perché sottolineano l’aspetto fondamentale della poesia stessa, la sensibilità dell’autrice, il cantico interiore che diventa musica e messaggio da ascoltare e da abbracciare.
La poetessa ci porta nel suo vivere quotidiano dove emerge l’amore filiare, il ricordo, le attese. Bellissime le immagini dei paesaggi, le armonie dei crepuscoli descritte, i colori della sera, i cieli arancioni, i cipressi grandi, i prati umidi e odorosi di terra bagnata. Un classicismo che ci ricorda i poeti del 900 quando l’idioma era accompagnato dalle descrizioni esaltate dai sensi; l’odorato, la vista, il tatto delle cose.
Tante le figure retoriche che l’Incerpi utilizza per dare al verso enfasi: allegorie, analogie, sinestesie. Tutto il costrutto diventa improvvisamente dipinto e nell’immediatezza prende movimento; sembrerà di vedere le fronde degli alberi muoversi al soffiare del vento, le nubi cozzare nel cielo, l’arrivo della sera e i suoi colori, le tonalità del crepuscolo e il perdersi in “quel” cielo puntellato di stelle.
L’Incerpi: una donna che vive di rimembranze e ne fa tesoro, diventando parte di esse fino a riviverle e a portarle in superficie con delicatezza e grande padronanza verbale…”

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