Dammi un motivo


Recensione di Marina Atzori

Dammi un motivoDammi un motivo di Giorgio Bianco

CE: EEE-book

GENERE: Noir

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Recensione di Marina Atzori

“Una sensazione di gelo che va oltre le Sibille”

Non sapevo se azzardare a scrivere tanto, poi, una volta arrivata alla fine, ho pensato che nel momento in cui avrei espresso la mia opinione su “Dammi un motivo” di Giorgio Bianco l’inizio sarebbe stato proprio con questa frase e non con un’altra:

Attenzione: questo libro contiene effetti collaterali per il lettore.

Maneggiare con cura.

Non temete, ora cercherò di spiegarmi meglio, partendo per sommi capi dalla trama.
La storia è ambientata in Liguria, la protagonista è Giulia, una cartomante che ha troppi conti in sospeso con se stessa, con il suo presente e il suo passato. Lei però si rifugia in una sorta di clessidra immaginaria, giocando con il tempo e le ore, granelli di sabbia bianca che ne rappresentano lo scorrere inesorabile. Predice il domani degli altri, giocando con i Tic Tac dell’orologio, interpretando il futuro della gente, quella gente che tanto odia. Giulia non sbaglia a detestare il genere umano, tanto volubile tanto imprevedibile, tanto traditore e meschino nei suoi confronti. Non tarderà infatti ad avere conferma che la sua diffidenza sia in fondo un sentimento buono e giusto da provare. Il sospetto sarà un tarlo che la seguirà ovunque, nei sogni premonitori e anche nelle figure delle carte. Ma Giulia non è solo una donna fragile e barcollante e che fa bene a non fidarsi, è molto di più, un di più per cui faccio una gran fatica a trovare le parole. Per questo posterò qualche passaggio dell’autore, perché credo che lui sia l’unico a saper dare il peso alle parole che nascono dai Pensieri tormentati di una figura femminile soffocata dall’alcol e dai suoi effetti alienanti. Giorgio Bianco mi ha lasciato emozioni forti con il suo romanzo, è riuscito con l’arte della scrittura che gli appartiene a pieno titolo, a farmi toccare con mano i labirinti mentali di Giulia, le vie d’uscita che mancano, le sconfitte, le lotte con la vita e l’invidia delle persone. L’incontro con Celine, la tredicenne che sembra quasi un angelo sceso dal cielo apposta per tenderle una mano, le insegnerà che di buoni motivi per vivere un’esistenza che le renda dignità ce ne sono, hanno un volto e il nome di questa piccola creatura venuta dal mare. Ebbene sì, la salvezza arriva, giunge da qualunque luogo se la si desidera tanto, persino dal mare, per strapparle di dosso il torpore e il vetro nel quale annega ogni giorno i suoi dispiaceri. Ecco, il mare… a voi sembra poco il mare? Allora vi invito a leggere com’è il mare di Giulia…

“Il mare non lo sa. Riposa. Fra i riflessi gialli e arancio del fuoco, i lampeggianti blu dei battelli del soccorso. Riposa, sfinito nel caldo e nel vetro. Eppure laggiù urla, paura e dolore squarciano la notte.”

Le notti di Giulia sono senza vento, in attesa che arrivi qualcuno a portarla via, a stringerla con braccia forti e sincere. Le giornate sono fatte di ricordi indelebili, di un mazzo di carte che cancella la solitudine per pochi attimi, dell’amore per Giannino, di un’amicizia come quella di Elvira, una poliziotta insicura, una figura ambigua che l’autore descrive molto bene nelle sue contraddizioni psicologiche. La presenza di questo personaggio segnerà l’ingresso dell’alone noir nella storia. Non mancheranno i colpi di scena mentre Giulia, grazie a Celine cercherà di riprendere in mano le redini del suo destino tentando il progetto di una fuga. I guai non sono lontani, il male è dietro l’angolo, fa eco nei vicoli con gli spari, ma anche tra le mura sgretolate. Non basta chiudere le finestre e rintanarsi dentro. No, non basta. Anzi, non basterà. Sarà proprio il futuro a dare gli ennesimi schiaffi alla protagonista. Tra i profumi e i colori della riviera dove il sole ha la forza di una carezza. A nulla serviranno le immense distese di ulivi, il mercato, il profumo di basilico. La quotidianità di Giulia verrà stravolta sempre e comunque, pur senza bottiglie vuote e piene, che un tempo rotolavano per casa, e venivano venerate come totem. La scrittura di Giorgio Bianco ha uno stile incalzante e penetrante, carico di quella patina di mistero di cui un Noir ha assoluto bisogno. Tuttavia è presente anche un altro stile in questo libro, più romantico, più poetico-malinconico che lascia ampio spazio all’introspezione e all’inquietudine del genere umano, sempre in preda ai suoi demoni interiori, alle sue insicurezze, ferite dell’anima che fendono le pagine di questo libro, proprio come fossero coltelli, lame che tagliano e impediscono il riscatto di un’anima persa come quella di Giulia. È tutto così difficile per lei, in bilico fra fuga e passione, un fiore della disperazione in cerca di un motivo per andare avanti e andarsene via, lontano e per sempre da quel posto malato di dubbi. Il suo è un malessere difficile da individuare attraverso le carte. Una sensazione di gelo che va oltre le Sibille. Il mondo fuori racconta la realtà, le rapine e la morte, entrando attraverso gli stipiti delle porte con l’odore del pericolo.

“Fuori, la notte profuma di settembre, di foglie di vite e rugiada. S’indeboliscono le cicale, resiste il grillo. Lontane, vicine, chissà: mille rane d’argento si appiattiscono sotto il peso della luna. Il soffio stanco spinge fuori dai polmoni il fumo delle tre del mattino…”

Riusciranno Celine e Giulia a partire? Ad affrontare il viaggio che tanto sperano? Un incubo paleserà il presagio di un percorso a ostacoli annunciato, di un futuro che mette paura, e ansia continua di non farcela…

“Il sole è sorto e risorto troppe volte per non sapere che il buio calerà ancora una volta: è questione di tempo.”

Dovrei concludere lo so, ma sono sincera: sarei pronta a proseguire perché mi è piaciuto davvero tanto. Questo è uno dei libri più belli che ho letto di quest’anno. Perciò ho esordito scrivendo che  conteneva effetti collaterali. L’ho maneggiato e letto con cura, sì, perché non avrei potuto fare diversamente, date le emozioni che mi ha regalato. Spero di avervi dato più di un motivo per invitarvi alla lettura di questo romanzo viscerale, un po’ fumoso, oscuro e attraente, maledetto e sibillino… proprio come il futuro di Giulia. Alle pagine di “Dammi un motivo” non mancano davvero i presupposti per essere affiancato a quello di grandi autori del genere Noir. Bravo davvero Giorgio, 5 margherite assolutamente meritate!