Crepuscoli di Luce


Recensione di Marina Atzori

Crepuscoli di luceCrepuscoli di Luce di Andrea Leonelli

Genere: Silloge – Poesie

CE: Edizioni esordienti E-book

Amazon

Recensione di Marina Atzori

“Sentirsi come una chiazza di colore fuori posto.”

Un piacevole e atteso ritorno quello di Andrea Leonelli. Si ripresenta, con una silloge dal volto nuovo e un titolo che lascia spazio a sfumature di colori mai usate; le tonalità risultano solo in apparenza tenui e velate, in realtà attraverso un’attenta lettura rimango rapita da sensazioni assolutamente nuove. Chiunque nutra il desiderio di provare a leggere la musica che si cela nel suono della sua anima, può farlo in queste poesie. Tra le sue parole oscillano delle vere e proprie evoluzioni dell’anima come fossero note musicali, adagiate su pentagrammi vivi e sospesi. Una strada silenziosa la sua, che lentamente entra nelle feritoie, tra le sbarre di una fragilità quasi rinchiusa, alla ricerca perenne di un unico obiettivo: spogliarsi delle zavorre. Risulta impossibile, quindi non sentirsi trascinati gradevolmente dallo scorrere dei suoi versi. Un “ordine mentale”, il suo, inconfondibile, coinvolgente, a tratti severo. In questa Opera tuttavia la sua cifra stilistica si rivela limpida e trasparente come uno specchio d’acqua. Qualcosa è cambiato, o meglio l’autore si è espresso con un linguaggio poetico più moderno, aperto a interessanti vie interpretative. Anche la copertina parla chiaro: la luce compare per dare una svolta al suo modo di offrire e perché no di soffrire con se stesso e il suo mondo interiore. Un universo che nelle opere precedenti emergeva angusto e offuscato. La nebbia resta intendiamoci, ma non è la solita, quella che copre tutto, in questa inconsueta nebbia Leonelliana si trova avvolta una Rosa, non una qualunque, il velluto dei suoi petali, aperti sotto le sue dita racconta un cambiamento, ma sapete che c’è di nuovo? Lo scrittore non ne teme le spine, perché fanno parte di lei e della sua natura. Questi ed altri i versi in cui trapela una velata serenità, della quale il poeta vuol comunicare l’esistenza, ornata di un’espressione positiva latente, che non attendeva altro che uscire allo scoperto. Rimango colpita anche da differenti e molteplici spunti di lettura, vari e diversificati. Ad esempio in “Profumo di fiori” sono presenti oggetti quasi animati “un vaso vuoto senza ricordi, una foto mai scattata, musiche dolci di spartiti stracciati”. Oppure mi soffermo su “Non sono io”, proprio in questo scorcio riesco a cogliere un’ulteriore metamorfosi: l’autore scarica quel fardello che gli ha rallentato in qualche modo il passo, infatti non si sente più di dover sostenere in eterno il peso di colpe non sue, staccandosi così da ciò che lo ha inchiodato troppo a lungo. E se poi in “Cado nella notte” le briciole di freddo gli grattano il cuore, vien da pensare che perfino l’oscurità cambia accezione e colore, non risulta più così densa e tenebrosa, il nero del buio spiana un percorso alternativo: per la prima volta vedo si palesa il bianco, e diviene protagonista di una pagina vuota in “Prospettive al futuro”. Lo stupore è notevole, spazio dopo spazio leggo e nel contempo mi trovo quasi a sollevare coperchi cristallini in “Giace il tempo”: le parole del poeta girano sui fogli come macine in compagnia di incognite ormai manifeste. Tuttavia gli interrogativi oscuri talvolta ruotano ancora attorno alle certezze amare, scosse in “Non importa” dove la Sua Signora di dolore possiede un’arte senza volto e senza voce, allo stesso tempo lega lacci stretti sui suoi polsi. Questo passaggio merita di essere considerato fondamentale, il titolo di questa poesia prepara a una leggerezza smentita dopo pochi istanti, in cui comprendo che qualche segno pesante e soffocante sul cuore del poeta è ancora presente. Andrea Leonelli sta gettando dietro alle sue spalle quei granelli di tempo versati al vento, quelle sofferenze che ne hanno scandito i minuti con “clessidre rotte a spargere ore vuote”. Raccontarsi per Leonelli significa effondere la propria essenza ovunque attraverso quei fili di nebbia che annegano in paludi di silenzio, lo stesso che si è creato in questa stanza dove una scrivania e la luce artificiale della mia lampada sembrano essere di troppo seppure necessarie. Ciò che invece risulta essenziale è l’amore, il sentimento che si scopre sicuro e risolutore dietro alle righe di “Battito familiare”, è evidente: qualcuno ha messo ordine e pace nella sua anima irrequieta e tormentata, le frequenze di chi lo accompagna nel suo momento catartico hanno il suo stesso ritmo appagato e leggero, e quando si pone la domanda: “ma come scrivere semplicemente che sono felice?” Volete sapere cosa risponde? “Non violini, non campane. Solo passi continui verso te.” Ed è per l’appunto un passo dopo l’altro che si scopre un uomo diverso, con intenti di pacata unicità, dove ognuno di noi può sicuramente ritrovarsi. I suoi pensieri rivolti al futuro risultano carichi di una semplicità osservata da “Una finestra sui tetti”, scrive: “Voglio te e la tua voce… voglio aprire gli occhi sul tuo volto sereno spettinato dal sonno…” Una finestra al plurale, che allontana la desolazione, su cui il poeta appoggia il suo sguardo e la sua felicità, non più in solitudine infatti, ma con l’amore al suo fianco, manifestando così genuinamente il concetto del suo Paradiso. Fuori da questi vetri il vento canta, lo fa tra temporanee mancanze, tra voci e silenzi, muse ispiratrici dell’intera silloge, accompagnate da un nuovo protagonista, il sentimento più potente di tutti i tempi: l’amore. I sipari della Poesia di Leonelli sono aperti a tutti, i colori vengono sussurrati come segreti e credetemi vale la pena ascoltarli e custodirli. Le emozioni ondeggiano sospinte da una corrente a favore, seguita da singolari brezze di positività nuove e sinergiche come quelle che si respirano in questa silloge. Un cammino artistico nel quale l’autore soffia via dal cuore con delicatezza estrema, polvere e sofferenza. Il poeta infine ringrazia il destino che lo ha mantenuto vivo e creativo, afferma che la felicità sta nelle cose semplici. Io mi trovo in accordo con questa sorta di invito a soffermarsi su quei piccoli gesti che dovrebbero darci vita nel quotidiano e accendere così le nostre speranze. Tuttavia non è solo in questo che si è distinto risolutivamente l’autore, come accennato in precedenza, nei versi di “La mia rosa nella nebbia”, non ho voluto anticiparvi appositamente che, la regina dei fiori di Andrea Leonelli piange lacrime di rugiada, ecco, io credo che queste gocce preziose siano scese in profondità con calma e delicatamente proporzionate, come accade quando si posano spontaneamente sulle foglie degli alberi o sui petali dei fiori. Questa sorta di quadro appena descritto prevede uno sfondo i cui riflessi vengono illuminati, da versi tenui, e vivi come crepuscoli di luce, pur non senza sentirsi silenziosi come una chiazza di colori fuori posto. E poi ditemi voi, se questa non è pura Poesia…