C’era una volta in Sardegna


Recensione di Marina Atzori

CC'era una volta in SardegnaC’era una volta in Sardegna di Giancarlo Ibba
Genere: horror, thriller, noir

CE: Edizioni Esordienti E-book

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Recensione di Marina Atzori

“La speranza è morta, l’incubo sorride con denti rossi di follia.”

Questo giallo promette un eco, ne sono convinta, perché quando un libro è scritto così bene, per forza se ne deve parlare. Io credo che tra queste righe ci sia ben poco di intentato, nulla è lasciato al caso, il trasporto detiene una corrente mistificatrice, complice una dote descrittiva degna dei più grandi autori. La Sardegna vive e si nutre di mistero da sempre, e dire che pochi ne conoscono il lato oscuro è un’osservazione da ritenersi tutt’altro che banale, credetemi. Gli scenari e la desolazione di questa terra amata da molti solo all’apparenza, viene anzi, spesso sottovalutata da una moltitudine ben più misurabile di persone. Una regione che tenta di vivere intrappolata in una bolla, quella dei suoi luoghi ameni, contrapposta alle crepe delle case cantoniere abbandonate lungo le coste e ingoiate dal tempo che scorre inesorabile. Il silenzio e l’orgoglio valgono molto più del denaro da queste parti. I cartelli stradali segnano e parlano di ambientazioni ancora selvagge, volute e non volute; raccontano i messaggi degli abitanti di minuscole nicchie nascoste tra vicoli stretti. I sardi conoscono il profumo della polvere da sparo forse meglio dei famigerati cow boy del Far West. Anche se non si è sardi lo si comprende: vivere in quest’isola non è per nulla cosa facile.“Esistono miriadi di luoghi difficili”, direte voi! Qui nella Sardegna raccontata da Ibba scopro un mondo ancora diverso, uno scrigno colmato dal terrore e dalla costante della paura. A SOLUS tutto si trasforma: lo stravolgimento dei fatti lascia il lettore di sasso, avvolto quasi a sua insaputa nella trappola di un arcano. Un paese stipato nel buio, illuminato dalla maledizione della polvere strana che annebbia la vista di Serena, una delle protagoniste di questa incredibile storia. L’autore d’altronde mette in guardia il lettore: “Solus non è un bel posto dove nascere, vivere, o morire”. E allora dove vuol portarci Giancarlo Ibba con questo monito? Ve lo dico io: vuole catapultarci in un’oscurità che non ha precedenti, ci invita a perdere l’orientamento e il controllo, nel grigiore che serpeggia sull’asfalto sardo; chi legge si sente sospinto dalla volontà incontrollata a continuare. Conoscerete l’audacia della scrittura, quella che possiede contenuti fuori dal comune. Le parole si insinuano infatti, tra corpi e anime assai differenti fra loro, galleggiano sotto la pelle di questo manoscritto, prendendo le sembianze di un ago che cammina indisturbato nel suo percorso, sino a cucirne e bucarne le pagine. Ibba parla di una misteriosa nostalgia che colpisce il protagonista, il quale si ritrova subito a pentirsi di essere approdato in quel luogo sperduto, che annega nell’emarginazione più profonda. Cito testualmente: “La mia mente è già in viaggio, in una sfavillante spirale di colori, che si impastano, risucchiati da un buco nero.” Il verbo tuona, scatenando lampi di emozioni forti, ansie recondite delle quali risulterà faticoso liberarsi. La perdita di conoscenza vi apparterrà, increduli proverete la sensazione di trovarvi in apnea, schiacciati da un lugubre e raccapricciante “Fato Bastardo”, lo stesso che attanaglia la figura di Angelo, nel percepire il gelido bacio della pistola sul collo. Una volta catturato dai rapitori, chiede con una freddezza che fa paura, di essere ammazzato. Già… perché a Solus non si ha neppure timore di affrontare il sentiero del non ritorno: la morte; Angelo non viene accontentato perché c’è ben altro dietro a quelle grate e a quella segregazione… ci sono segreti che nessuno vorrebbe svelare. “Nelle tenebre gli unici rumori furono i loro respiri e lo strofinio delle corde che raschiavano una sull’altra”. Ebbene, in conclusione, C’era una volta la Sardegna trascina con sé una serie di storie incastonate ad arte, sporcate se vogliamo dal passato misterioso dei protagonisti, racconti intrisi di violenza occulta e assurda allo stesso tempo, sconosciuta all’occhio umano. Questo thriller sfodera un ormai consolidato talento, è inutile girarci troppo attorno. Insomma, nulla da eccepire. Un’ultima cosa mi permetto di affermare nel concludere il mio umile parere: C’era una volta… un autore esordiente. Ibba, oggi, (presente indicativo) è diventato un ottimo scrittore.