Raccontare

Raccontare è difficile: una storia deve convincere…

Raccontare è difficile. Passare attraverso una valutazione editoriale non è da meno. Rimanere sulle spine per parecchi mesi prima di ottenere una risposta? Non è facile neanche questo. Autopubblicare è un rischio. Non pubblicare, a volte, può diventare la scelta migliore. C’è poco da fare, gira che ti rigira, ha ragione Snoopy: scrivere è un lavoro duro, durissimo (aggiungo io). Altroché notti buie e tempestose. La sapete una cosa? Nello scrivere (seriamente), ve ne avevo già parlato QUI, non c’è pressoché niente di semplice.

Una storia deve maturare, emozionare e convincere

Se vi sembra poco, c’è qualcosa che non va. Se invece vi sembra ʻtanta roba᾽ si può iniziare a ragionare. Proviamoci. Ogni tanto quando penso alla fatica che comporta scrivere, mi viene in mente un puzzle gigantesco di quelli che “Mamma mia! Finirò a Natale di chissà quale anno”. Insomma, un lavoraccio. Inizi pieno di buoni propositi. Metti da una parte i pezzi che compongono la cornice, poi ti sforzi di raggrupparli per colore e modello. Incastrare le tesserine è divertente, tra un’imprecazione e l’altra e, finché riesci ad andare avanti tutto regolare. Prova e riprova. Alla fine, dopo esserti dannato per mesi arrivi al dunque. Conti i pezzi che ti rimangono e… guarda caso, ne manca uno. Metti a soqquadro la casa, ma niente.

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Spaccheresti tutto, ma cerchi ugualmente di mantenere la calma. Non vuoi più saperne per un po’. Poi, alla prima giornata d’inverno, aspetti che il vicino freddoloso faccia il suo rientro a casa e accenda la stufa. A quel punto glielo porti affinché se ne disfi con un bel falò. Fine della storia. Istinti incendiari a parte, ho un bel riassunto del riassunto che neanche nei Baci Perugina. Scrivere è per poche anime, dotate di pazienza elevata all’ennesima potenza, che abbiano qualcosa da raccontare a qualcuno, attraverso un progetto chiamato libro. Be’, quello che ho appena scritto potrebbe sembrare una banalità. Invece non lo è. Vuol dire che se pensate di avere tra le mani un’idea che possa funzionare, insieme a un mucchio di pagine già ben congeniate tra loro, siete messi benino. Davvero, siete a buon punto se le cose stanno così, ma…

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… che fatica mettere un punto e riconoscere i propri limiti

A proposito di limiti e di punti, ogni scrittore vorrebbe arrivare a metterne più di uno sul proprio curriculum letterario, ma non sempre è possibile. La cosa buffa è che mentre nella vita spesso ci si arrende o ci si accontenta per cause di forza maggiore, nella scrittura questo non succede. Non si capisce come mai si faccia una gran fatica a fare i conti con i propri limiti. Chi è portato a crederci troppo, nonostante i no, si esaurisce pur di vedere il proprio nome stampato su una copertina.

A scrivere si impara con il tempo e con l’allenamento

La scrittura, sopravvalutata e sottovalutata da molti autori, è un’arte insidiosa che va oltre l’espressione di un desiderio, di un sogno da realizzare a ogni costo, è una continua caccia al tesoro. Per rimanere in tema, non tutti sarebbero in grado di salire su un vascello alla Pirati dei Caraibi e arrivare sani e salvi alla “meta” (la pubblicazione). La verità è che per scrivere non serve immedesimarsi in un’eroina del Cinema o spararla grossa. A scrivere si impara con il tempo e con il tempo si impara a capire ciò che non serve e ciò che serve. Per trovare un equilibrio, tra tagliare il superfluo e tenere il buono di un testo, servono tecnica e allenamento.

Una storia deve maturare

Ecco, forse la scrittura più che a un puzzle da incubo, andrebbe paragonata a un labirinto, oppure a un frutto non ancora maturo, caduto a terra troppo presto. Ogni storia ha una stagione, la sua stagione, proprio come per i frutti. Avete presente no? Quante volte vi sarà capitato di mangiarne uno ancora acerbo e rimanere delusi dal gusto. Eppure, quando l’avete colto, il colore era bello, vivo e, persino al tatto, la consistenza vi sembrava quella giusta. Tuttavia, al primo morso vi accorgete che non era ancora il momento di assaggiarlo.

RaccontareSapete perché ho pensato a questi due esempi (il labirinto e il frutto)? Perché sono in qualche modo collegati anche se da chiavi di lettura diverse. A ciascuna di esse corrispondono una porta e una serratura differenti. Veniamo al labirinto e a un confronto spero utile. Da una parte abbiamo un percorso chiuso in cui la visibilità è poca. Di solito la siepe è alta e fitta. Senza una cartina e un buon senso dell’orientamento, con ogni probabilità, i tentativi improvvisati risulterebbero vani. Dall’altra abbiamo il frutto, vale a dire la consapevolezza di aspettare che la vostra storia sia dolce e matura, pronta per affrontare “il mercato”. Il messaggio è: non abbiate fretta.

Una storia deve emozionare

Nella scrittura non ci si improvvisa. È il modo in cui vi approcciate a raccontare che fa la differenza. È lo stile, la cosiddetta “voce dell’autore” a rendere una storia allettante. A questo punto vi invito a riflettere su un concetto fondamentale. Per quanto la vostra storia possa apparire unica e perfetta ai vostri occhi, non lo è, al 99,9%. Sapete perché? A decidere non sono quasi mai i vostri occhi (tranne in rari[ssimi] casi). Raccontare è emozionare, scoprire, frugare addosso alle persone, scavare nelle cose vecchie e nuove, che vedete e sentite, senza aver paura di svuotarle, di svelarne segreti, abitudini, paranoie, sfumature, difetti. Scrivere corrisponde a tutto questo, ma soprattutto all’esigenza che vi ha spinti a farlo. Paura eh? Lo so, vi sto terrorizzando. Tranquilli, è solo l’inizio.

Una storia deve convincere

Il lettore ‘sente’, percepisce i motivi e prova le sensazioni, solo se sarete in grado di raccontarglieli e descriverli per filo e per segno. Scrivere non è, come molti credono, una pretesa. Chi pretende o chi intende cimentarsi nello scrivere per forza, finisce per mettere insieme pensieri confusi e mancare di quella magia che fa di una storia una buona storia. Un libro pensato è un libro curato sotto i punti di vista più importanti: emotivo ed espressivo. D’altronde, raccontare è anche perdersi nelle frasi che non tornano, fino a notte fonda, se necessario.

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Raccontare è ricominciare da capo anche dopo che avete scritto pagine su pagine ed eravate convinti di averlo fatto bene

Raccontare è fare entrare il lettore nei luoghi, negli angoli della mente dei vostri personaggi, negli spazi chiusi e aperti. Raccontare è descrivere l’essenza, la linfa delle azioni. Come, dove, quando, perché. I significati delle parole che tutti conoscono sono risorse preziose. Case, voci, lune, baci, specchi, volti, sentimenti: provate a coglierne la semplicità e a raccontarla con leggerezza, come con la punta di una matita che abbozza le prime linee di un disegno. Infine, aggiungete spessore, colori, espressioni, luci e ombre.

Provate ad ascoltare di più quello che succede nella quotidianità: i dialoghi sui treni, le discussioni al supermercato, la competizione tra i colleghi

Osservate di più il disordine del vicino di casa, i bambini silenziosi a cui non piacciono le macchinine, le città di notte. Sentite di più i dettagli e raccontateli. Immergetevi nei caratteri, nei rumori, nei profumi. Così, potrete arrivare a essere credibili e a convincere il lettore, senza aggiunte inutili. Le parole saranno le vostre migliori alleate. Le parole raccontano esattamente quello che volete raccontare. Se imparerete a scegliere quelle giuste, scrivere sarà un po’ meno complicato. Buona scrittura!

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