Potenzialità

Potenzialità e scrittori: i libri sono un mezzo


Potenzialità e scrittori: il teorema del bicchiere “almeno” mezzo pieno

Cos’è la potenzialità?

Ponendo l’accento su uno dei significati più attuali del termine, la potenzialità è ciò che contiene il momento che precede la piena manifestazione o realizzazione di un progetto.

Insomma, per farla più semplice:

la potenzialità è una capacità di sviluppo latente.

Ho voluto iniziare da questo concetto, proprio perché credo, a mio parere, che esso sia strettamente legato al connubio: “libro/promozione”.

Ma che cos’è un libro, da un punto di vista artistico? Non è un semplice oggetto utile ad imparare, a passare del tempo piacevolmente, a distrarci dalle magagne quotidiane, è molto di più.

Il libro è un mezzo che contiene del potenziale.

Potenzialità

Quali sono però, gli elementi a fare sì che diventi principalmente un fine per un autore?

Tenterò di approfondire la questione alquanto spinosa (per stare in tema) con una serie di domande, anziché con risposte “preconfezionate” viste e riviste.

potenzialità

Domanda n.1: quante volte avete pensato di mandare all’aria la vostra passione per la scrittura perché vi è sembrato di inseguire una chimera?

Domanda n.2: in quante occasioni vi siete sentiti poco scrittori e parecchio dei Don Chisciotte in preda ai famosi mulini a vento?

Domanda n.3: vi siete immedesimati almeno in un’occasione, nel videogame Pacman, provando la sensazione di essere finiti prigionieri, di un labirinto in cui la ciliegia si trovi nell’angolino meno arrivabile dello schermo? Lo so lo so, i semini da mangiare sono tanti, troppi forse, prima di passare allo schema successivo e ritentare. Anche la scrittura prevede, in un certo senso, un superamento di livelli. Uscirne indenni è un’impresa, so anche questo, perché ci sono passata.

potenzialità e scrittori

Tornando alle tre domande, non so perché, ma credo anche qui, di conoscere il responso:

numero periodico misto di volte.

Avete pensato alla stessa cosa? Tranquilli, rientrate nella norma.

Lo scrittore emergente è in eterna lotta con le potenzialità inespresse,

non tanto con le banane e le arance dell’avventuroso personaggio a forma di pallina gialla. Già, gli stivali non bastano per glissare ostacoli e sabbie mobili metaforiche. Bisogna costruire, pezzo dopo pezzo, una storia credibile. Accantonando per il momento, la provocazione innocua autore/videogioco, ritengo che spesso, la causa principale del pessimismo e fastidio di un emergente sia la promozione dei propri libri. Ebbene sì: potenzilaitàè costei la luna nera, il mostro finale o iniziale, dipende, di quello che potrebbe sembrare per davvero un sentiero insidioso da livello “difficult”, senza galosce magiche a disposizione, per capirci. È cosa nota: pubblicizzarsi è un aspetto rognoso. Rendersi appetibili al lettore è la spina nel fianco più gettonata e, come se non bastasse, si presenta nei vostri incubi più ricorrenti, quando arriva il momento di valorizzare quanto avete scritto. Perchè, dunque, quando si tratta di “lanciare” un nuovo lavoro letterario o  altri che rientrano nella vostra bibliografia, si tende a vedere, quasi sempre, il bicchiere mezzo vuoto? Andiamo con ordine o con disordine, come preferite, sapevatelo però: se volete uscire dal labirinto, siete vincolati a vederlo almeno mezzo pieno, il bicchiere. Se poi riuscite a riempirlo, ben per voi! Vorrà dire che state andando nella direzione giusta.

Avete capito bene: il bicchiere può essere rabboccato, arricchito di sostanza.

Per un autore, mettere in piazza la propria “mercanzia” è dunque, uno dei passaggi più difficili da affrontare, su questo siamo tutti abbastanza d’accordo.

A tal proposito: perché viene spesso ignorato un certo modo di imporsi nel riproporsi, attraverso spot a ripetizione?

Va da sé: perché diventa il modo meno proficuo dell’Universo per presentarsi.

Come fare allora, per non rivelarsi vanitosi e narcisisti all’ennesima potenza?

Smettere di “specchiarsi” potrebbe aiutare. Sostenere la vostra passione attraverso contenuti differenti che appassionino anche gli altri? Pure!

È pacifico: con i propri mezzi non sempre i risultati sono soddisfacenti, si fa una gran fatica.

Niente paura.

Esistono alcune possibilità di rimischiare le carte. Appoggiandosi ai blog, per esempio. I blogger, compresa la sottoscritta, che fanno le segnalazioni, senza chiedere nulla in cambio, se non un po’ di pazienza per l’attesa, sono moltissimi. Ma anche questo piccolo sforzo non basta, certo, sarebbe già qualcosa per non cascare con tutte le piume nella “Sindrome di Calimero”.

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Nessuno mi legge, cosa posso fare?

In che cosa sbaglio?

I social sono solo una grande perdita di tempo?

Tutto può essere… tranne un’ingiustizia.

Il mio argomentare è un invito alla riflessione sulle eventuali modalità di sblocco di situazioni statiche. Essendo un post incentrato sulle domande, posso dirvi che le prime due sono vecchie come il Mondo e che la terza è opinabile. Anzi, pensandoci bene, sono tutte passibili di pareri soggettivi. potenzialitàCerto, un blog personale, forse, farebbe la differenza, almeno sui Social, altrimenti, è piuttosto probabile che diventiate tanti bei gorilla nella nebbia. Ma anche qui, c’è da tirarsi su le maniche e sudare sette camicie. I risultati arrivano solo e soltanto così. Poche storie. Le cose facili non esistono. Bisognerebbe trovare gli argomenti e scrivere con passione. Così, le probabilità di confronto aumenterebbero e di conseguenza anche la curiosità del lettore. Non è la prima volta che affronto questo discorso. Qualcosa di nuovo da imparare ci sarebbe sempre, anche e sopratutto per me. Anzi, togliendo di torno il condizionale, che non sempre è d’obbligo, la mole di lavoro e il sacrificio richiesti, affinché le cose possano cambiare e migliorare, frenano un bel po’, chi vorrebbe ottenere il massimo rendimento dal potenziale “fattore conoscenza autore”. Farsi leggere e perché no, anche conoscere virtualmente, non pregiudica nulla. Al massimo potete non piacere. Che sarà mai! Ma, c’è un “ma”. Strano vero? Non tutti possono, è comprensibile. Vuoi per mancanza di tempo o per necessità diverse, vuoi perché scrivere, per tanti autori è considerato un hobby, una parte marginale del quotidiano. Per queste e mille altre buone ragioni, tante potenzialità rimangono inespresse. Purtroppo, in questo modo, se anche ci fosse stato del buon vino nei “vostri bicchieri” almeno mezzi pieni, per una logica di continuità, potrebbe trasformarsi presto in aceto e nella peggiore delle ipotesi evaporare.

Non dimentichiamo una cosa fondamentale in questo gomitolo di pensieri: il lettore è un intenditore silenzioso e riservato, che non esterna necessariamente un’opinione, ma è in grado di osservare e assaggiare le parole, facendosi un’idea più chiara sul vostro stile.

Il bicchiere quindi siete voi. E il contenuto? Ciò che scrivete anche al di fuori dei soliti contesti:

titolo-libro-prezzo-sinossi-Amazon

Si sbaglia, dunque. In che cosa? Parlare di errori è una grande responsabilità. Tuttavia, di atteggiameni urticanti ne intravedo, in giro per il Web… ecco, si potrebbe evitare di parlarsi addosso. Il silenzio paga di più, credetemi.

E poi cos’altro succede che sarebbe meglio non succedesse?

Si punta in misura oltremodo imbarazzante, solo e soltanto, sul libro come oggetto da vendere.

potenzialitàArrivare al lettore è un discorso ben più ampio del tanto discusso Web Marketing e dei Social, intendiamoci. La rete può essere uno start, uno strumento dal potenziale enorme, come tanti altri, da maneggiare con cura. Esistono meccanismi che non sono variabili come le x o le y della matematica, e sui quali non si può intervenire efficacemente. Nonostante ciò, qualcosa per uscire dall’anonimato si può fare, anche in questa cornice virtuale. I social sono un canale che permette di condividere una passione comune, un avvicinamento ai lettori e ai colleghi. Detto ciò: se non avete un blog, e non avete nessuna intenzione di coltivarne uno, pazienza! Provate a scrivere in quello di altri (Gli Scrittori della porta accanto, Intertwine…). Provate a presentarvi, a collaborare. Dimostrare un’apertura verso il mondo esterno e i vostri “vicini di casa” non può che ampliare il discorso, rendendolo interessante.

Blogging: non è l'abilità letteraria a fare la differenza

Ricapitolando:

per la proprietà transitiva:

a = b e b = c, allora a = c

autore = contenuto

contenuto = sostanza

autore = sostanza

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Cosa vuol dire? Che più sarete in grado di dare succo e personalità ai vostri contenuti, più crescerete e meno sarete invisibili.

In quasi chiusura, vorrei sottolineare ancora una cosa che mi sta particolarmente a cuore: il distaccamento dalla vendita compulsiva “porta a porta”, anzi, “bacheca a bacheca” . Nei Social è consuetudine utilizzare questo modus operandi.

Bisogna voltare pagina, dare di più e meglio. Questa è una condizione necessaria e sufficiente per uscire dal labirinto.

Last question (parola di non più tanto Giovane Marmotta!):

aprireste la porta ad un perfetto sconosciuto che vi suona il citofono tutti i giorni e che, non contento della totale indifferenza da parte vostra, vuole vendervi qualcosa a tutti i costi?

Penso proprio di no, che ne dite?

Le ipotesi e gli spunti, come avete visto, sono innumeroli. Forse il problema è da vedersi anche sotto un’altra prospettiva: l’autore dovrebbe allontanarsi dal valore puramente commerciale del proprio libro e passare a quello artistico.

Parlando di tesi invece, il libro è sì, un prodotto, ma richiede più trasporto, più anima, maggior ricercatezza di altri, perché non passi un unico messaggio: ho scritto un libro e voglio cercare di venderlo in ogni modo, tutti i giorni, alla stessa ora. Pensateci. Scrivendo qualcosa in più di voi e di ciò che pensate, può aprire una strada, un varco per comunicare che il vostro non è puro vezzo, bensì amore vero per quello che state facendo.

Che dire? Scrivere è davvero una “questione spinosa”. La mentalità e le scelte sono l’antidoto per non farsi troppo male.

Ed è pur vero che un libro, non può essere solo considerato come un buon vino.

D’altronde c’è chi il vino non lo beve nemmeno e preferisce il caffè… affidare intenzioni e “sapore” alle vostre parole, in modo che possano rimanere, potrebbe essere un’altra soluzione delle tante.

Ecco: queste si chiamano alternative, e vanno a braccetto con le potenzialità.

Il segreto? Saperle mettere insieme.


Informazioni su Marina

Sono nata a Chivasso ma le mie origini sono sarde al 100%, freelance, editor, blogger irriverente come un avvocato, ma soprattutto scrittrice affetta da “sindrome di inchiostro”. Mi sono diplomata all’Istituto Magistrale, ho frequentato la Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino, seguito corsi di approfondimento su: Web writing, Editing, Fotogiornalismo, Personal Branding, Blogging, PNL (Programmazione Neuro Linguistica), Risorse Umane e comunicazione interpersonale. Per quindici anni sono stata impiegata presso una multinazionale leader mondiale nel settore dell’abbigliamento sportivo, dove ho acquisito una considerevole esperienza in materia di Marketing, Customer service, gestione del personale (merchandising product, team building, staff planning, problem solving, risk management) assumendo un ruolo di responsabilità all’interno dell’organigramma e del Team Management. Insomma: una bella macedonia il mio percorso pre-autorale! Poi, nenche tanto poi, ho iniziato a scrivere e non sono più riuscita a smettere. Ho scritto sei libri, una serie di racconti per diverse Antologie, ricoperto il ruolo di giuria tecnica nel corso delle tre edizioni del Concorso Letterario Internazionale Terra di Guido Cavani e collaborato con Il circuito Network Il Mondo Dello Scrittore. Attualmente, indovinate un po'? Scrivo e spero di continuare a farlo... ad interim! Anche se... scrivere è una questione spinosa, anzi "spinosissima"!

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