Una lettera a me stessa

Una lettera a me stessa


Una lettera a me stessa, fino all’ultima goccia

Una lettera a me stessa… Chi ve lo fa pensare che oggi abbia voglia di scriverne una?
“IO, presente! Ma come? Sei sempre lì a ballare il tip tap con le dita sulla tastiera?!”
(Io chi??)
“La penna! La tua compagna di merende, di colazioni, di cene saltate con gli amici…”
“Ma che vuoi, penna del cavolo! A dire “messa” stai?! Sei soltanto uno stupido oggetto, non puoi essere parlante!”
(Ma che mi sta succedendo… )
“E invece sì, dovresti ascoltarmi! Ne hai bisogno testa di legno!”
(Ma… come diavolo è possibile?!)
“Hei, un momento. C’è qualcosa che non quadra… ti sembro Pinocchio? No, perché tu hai tanto l’aria di una stilografica esaurita, nelle vesti di Grillo Parlante!”
“Guardami bene scansafatiche… ce n’è d’inchiostro qua dentro, quanto ne vuoi! Che aspetti a scrivere la lettera a te stessa?”
(Dovrò risponderle, almeno credo…)
“Non stressare! Io posso scrivere al massimo agli altri, mica a me stessa… Non sono capace a cospargermi il capo di cenere!”
“Bé, sbagli. Lasciatelo dire. Penso che qualcosa da dire a se stessi ci sia sempre in qualche angolo remoto della materia grigia. Avanti, fallo! Scriviti! Perché tentenni? Hai forse paura? O stai aspettando per caso, che siano il Gatto e la Volpe a convincerti?!”
“Senti bene: hai una voce a quanto pare, quindi presumo che tu possieda anche un paio di orecchie, o antenne, per sentire: NON MI I N T E R E S S A! Sono stata chiara?! O devo staccarti le cartucce una ad una per farti tacere?!”
“No, l’ossigeno no! Te ne prego. Le bombolette di blu mi permettono di raccontare tante storie, le tue, belle, brutte, noiose etc etc… ”
“Sarei una scrittrice noiosa?! Da quanto tempo avevi questo rospo in gola? Proprio adesso dovevi tirarlo fuori, ingrata che non sei altro! Io che ti ho portata con me quasi ovunque… ”
“Quasi ovunque, dici bene… occhio, ti sta crescendo il naso.”
“Giusto! Hai ragione. Ti manca il cestino dei rifiuti. A breve verrai accontentata se non la finisci di fare la buona samaritana. Sono curiosa, sentiamo: dove non ti avrei portata?”
“Dentro di te. Vorrei sapere chi sei veramente, cosa provi… Non me l’hai mai detto.”
“Hai vinto, saprai finalmente chi sono. Pur di farti tacere, in questo istante farei qualsiasi cosa, persino scrivere questa benedetta lettera a me stessa…”
Vediamo. Da dove posso iniziare?

Una lettera a me stessaCara M.
fuori nevicano piccoli fiocchi bianchi con la pretesa di coprire tutto. Scendono lenti, sembra facciano fatica, ma è solo apparenza. Siamo a marzo e loro lo sanno che non è più tempo per avere freddo per stare a guardarli alla finestra mentre cadono. Eppure cascano dal cielo fieri di sporcare i davanzali e i tetti delle case. Per le strade è più difficile. Ci vorrebbe tutta la notte, forse. Una notte intera a sfrattare le stelle, a vincere sul bagliore della luna, con il grigio rosa che appartiene all’inverno. Ecco, io vorrei essere proprio come quel manto bianco che mette a tacere ogni cosa, che fa del silenzio la sua grotta e del gelo una campana di vetro. Il mio sguardo è disattento, poco presente. Le mani scrivono e i pensieri volano su questo foglio bianco, atterrano proprio come quei fiocchi per nascondere quello che provo, per cancellare invece quello che ho provato. Lo so che dovrei dire cosa sento adesso. Il problema è cosa non sento, cosa non ho avuto… Sto cercando le parole giuste, ma non le trovo. Forse avrei bisogno di quelle sbagliate, quelle che non ho mai avuto il coraggio di dire a me stessa. Sarà la neve di marzo, saranno gli alberi che ieri erano verde smeraldo e oggi invece mal sopportano il peso di questa polvere bianca. Non lo so cosa sia. So però che vorrei essere soltanto uno di quei minuscoli fiocchi, bianchi come le ali di un angelo, leggeri come le piume di una colomba. Andrei lontano, in alto, fluttuerei fino ad arrivare sulla cima di una montagna. Vorrei respirare a pieni polmoni un’aria nuova che odori di camomilla e menta selvatica, di quello che mi piace davvero! Di fragole e ciliegie, di caffè e di pane appena sfornato.
“Hei, sono sempre io… sta per finire l’inchiostro ‘Fiocco di Neve’!”
“Maddai, smettila elemento di disturbo che non sei altro! Ce la fai a resistere ancora un po’?! Ho quasi finito. Te l’ho già detto che ti spezzo le antenne se continui a tormentarmi… Fammi un favore: taci, una volta per tutte!”
(Dove ero rimasta?)
Ah sì… ai profumi, ai fiori e ai monti. Mi ritrovo in tutto questo, per me la Natura è una dimora, un cuscino morbido, una tazza di té caldo al limone. È anche una casa. Ecco perché oggi vorrei essere neve, per cadere e ricominciare e aspettare di trovare il mio posto nel mondo. Lo troverò mai? Te lo chiederei sottovoce, anche più di una volta se non conoscessi la risposta. La verità è che sono troppo incostante. Persino il vento gioca a spostare i miei umori, mi avrà presa per una di quelle nuvole cariche di pioggia. Io scivolo via da tutto, scorro come l’acqua di un fiume, senza sapere dove arriverò…
Cara me, sai dirmelo tu dove andrò? Sto seguendo delle piccole orme sulla neve che sembrano appartenermi in qualche modo. Sono di un passerotto… ma io, come ben sai, ancora non so volare.
Hei, tu Fiocco di N… ! Voler…, volerai eccom… ”
(Forse ha finito di blaterare quella rompi scatole di una stilo! Bè, era ora…)