Pachamama: colei che mi condurrà in salvo, FORSE


Pachamama: colei che mi condurrà in salvo, FORSE.

In lingua quechua Pachamama significa Madre terra. Si tratta di una divinità venerata dagli Inca e da altri popoli abitanti l’altipiano andino, quali gli Aymara e i Quechua. Pachamama è la dea della terra, dell’agricoltura e della fertilità.

Pachamama

Non è mai tardi per “riesumare” un hashtag che mi ha sempre “sfrizzolato”: #iostoconRaz. A qualcosa serve la televisione, ogni tanto! In questo caso devo dire che la mia curiosità è stata appagata da un termine che ho scoperto in occasione dell’Isola dei famosi. A pronunciarla fu Raz Degan: “Pachamama”.

Ho pensato: quando mi sentirò pronta, scriverò un post sulla Pachamama! Bene, è arrivato il momento.

Ecco sì: vorrei tornare alla Pachamama, alla terra da coltivare; vorrei vivere in mezzo alla Natura, per disintossicarmi dalla superficialità e dall’umanità virtuale che regna nel mio micromondo.

Pachamama

Dopo aver riflettuto a lungo, sono giunta a una conclusione: stare distanti dai Social è l’unica soluzione. Volete sapere perché? Semplice. Non trovo più motivazioni per rimanerci, nemmeno da osservatrice. Il che è grave, perché ho sempre trovato qualcosa da approfondire e su cui scrivere qualche riga. Ho imparato un’unica cosa in questi anni di tentato approccio: la Storia non è maestra di vita per tutti, evidentemente, e sicuramente, non lo è sui Social Network. Che amarezza! La Storia è una materia che insegna a non dimenticare. La Storia è per chi apre e ha aperto i libri e la mente, ma soprattutto per chi spegne il cellulare e cerca di capire che non è l’unico mezzo per metterci in comunicazione con il prossimo; la Storia non è per chi non perde, qua e là, in modo confuso e strampalato, occasione per rimescolarla, e come direbbe “il guru” delle polpette: “farne un mappazzone”.

Vanno di moda il peggio e “i mappazzoni”. È così. Poi ci sono le sentenze, quelle approssimative. C’è poco da dire e da fare: i commenti ai fatti di cronaca sono inenarrabili, giustizialisti e spesso fini a se stessi.

I titoli dei giornali? Non parliamone. Stanno diventando peggio delle racchette per attirare le zanzare. Si fa a gara (non tutti, per carità!) a chi piazza il titolo al veleno più tossico per chi conserva un briciolo di intelligenza e di spirito critico.

Belen fuma in aereo”, “Gigi D’Alessio e i suoi concerti” ad interim, che va persino alla Festa dell’Unità per ragranellare il gettone presenza salva-debiti (400 mila euro, scusate se rabbrividisco!).

Frasi acchiappa consensi e foto strappa lacrime come se piovessero.

L’informazione è in preda al delirio e chi la legge si accoda sempre più spesso e volentieri a questo delirio.

… e gli immigrati vivono da Re perché hanno il cellulare, e l’immondizia sulle spiagge è tutta colpa del turista, e i terroristi affittano i furgoni e nessuno se ne accorge, e il pompiere diventa eroe e se ne accorgono tutti, e le fioriere anti attentato, e le ruspe come una soluzione alle Sagra della patata, e questo e quello.

Mi sono stancata di tutte queste fiere dell’ipocrisia iternauta e non, del “fagnentismo” sulle cose, che se si continua a dire “tanto è così” e “tanto non cambia niente”, non cambierà mai niente di sicuro. È ufficiale e lo dico alla Camilleri: mi sono rotta i cabbasisi che non ho e che mi hanno fatto venire, a suon di bombardamenti fatti di sostanza ugualeazero.

In ordine sparso trovate solo alcuni dei motivi che mi hanno portata a scrivere questo post e prendermi una pausa da like e pubblicazioni compulsive:

  • Prepotenza
  • Solidarietà estinta
  • Consigli in pillole, talmente privi di qualsiasi fondamentale della logica, da far venire l’orticaria
  • Buonismo senza capo né coda
  • Indifferenza dove la differenza servirebbe, eccome!

 

Pachamama

Prima o poi, riuscirò a salire sulla prima astro-nave (oramai il famoso treno è passato di moda e neanche quello sarebbe più sicuro…) e/o a diventare un eremita (ci sono mooolto vicina) o, meglio ancora, ad raggiungere il Gennargentu per andare a lavorare la Pachamama o, più semplicemente, per contare le pecore

E chissenefrega se i “post protesta” non funzionano. Tanto, finché regnerà tutto questo NIENTE, io sarò in “funzione-protesta” a prescindere.

NAMASTÈ!


Informazioni su Marina

Sono nata a Chivasso ma le mie origini sono sarde al 100%, freelance, editor, blogger irriverente come un avvocato, ma soprattutto scrittrice affetta da “sindrome di inchiostro”. Mi sono diplomata all’Istituto Magistrale, ho frequentato la Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino, seguito corsi di approfondimento su: Web writing, Editing, Fotogiornalismo, Personal Branding, Blogging, PNL (Programmazione Neuro Linguistica), Risorse Umane e comunicazione interpersonale. Per quindici anni sono stata impiegata presso una multinazionale leader mondiale nel settore dell’abbigliamento sportivo, dove ho acquisito una considerevole esperienza in materia di Marketing, Customer service, gestione del personale (merchandising product, team building, staff planning, problem solving, risk management) assumendo un ruolo di responsabilità all’interno dell’organigramma e del Team Management. Insomma: una bella macedonia il mio percorso pre-autorale! Poi, nenche tanto poi, ho iniziato a scrivere e non sono più riuscita a smettere. Ho scritto sei libri, una serie di racconti per diverse Antologie, ricoperto il ruolo di giuria tecnica nel corso delle tre edizioni del Concorso Letterario Internazionale Terra di Guido Cavani e collaborato con Il circuito Network Il Mondo Dello Scrittore. Attualmente, indovinate un po'? Scrivo e spero di continuare a farlo... ad interim! Anche se... scrivere è una questione spinosa, anzi "spinosissima"!

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