Nuoro

Nuoro capitale della cultura 2020? Io ci credo

Nuoro capitale della cultura 2020? Perché no. Da sarda, io ci credo. Manca poco ormai, dieci giorni e si saprà se la città sarà o meno capitale della cultura 2020. Il 16 febbraio verrà presa la decisione dalla commissione del Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo).

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Sono in molti a sperarci. La Sardegna e i sardi cominciano a crederci per davvero. La presenza del comune nella lista delle dieci canditate insieme ad Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Treviso fa ben sperare. C’è dunque fermento intorno al verdetto e c’è aspettativa nel cuore pulsante dell’Isola, la Barbagia.

Su cosa si baserà la Giuria di Selezione per decretare la vincitrice?

Ebbene, per salire sul tanto anelato podio, le potenziali capitali della cultura dovranno rispondere ai seguenti requisiti:

  • conservare e preservare le identità etniche e culturali della zona
  • creare un’integrazione pacifica
  • promuovere la crescita economica
  • implementare il benessere individuale e collettivo

I presupposti ci sono, o meglio ci sarebbero (il condizionale è d’obbligo). Qualche certezza c’è, però. Si è lavorato sodo e su tutti i fronti per arrivare a concorrere per il titolo di capitale della cultura. L’entroterra sardo è uscito da un pezzo, dall’etichetta di fortezza inespugnabile chiusa in se stessa. La macchina del riscatto morale e culturale di questa importante porzione di territorio si è messa in moto già da un po’ e i risultati sono lampanti. Per chi non lo sapesse, Nuoro per prima e poi: Sarule, Austis, Orgosolo, Bitti, Oliena, Dorgali, Desulo, Orani, Lula, Tonara, Gavoi, Meana Sardo, Onanì, Lollove, Sorgono, Belvì, Aritzo, Ottana, Mamoiada, Tiana, Olzai, Atzara, Orotelli, Ollolai, Gadoni, Oniferi, Teti, Fonni, Ortueri, Orune e Ovodda stanno vivendo un’evoluzione di tutto rispetto. Le  “Cortes apertas”, “cortili aperti” (Autunno in Barbagia), ossia, le case storiche degli abitanti dei 27 comuni coinvolti, tra settembre e dicembre aprono i loro cortili, e tra questi si svolge un autentico percorso enogastronomico e artistico che ha reinventato il modo di proporre la Barbaagia al turista.

Non a caso, Autunno in Barbagia, ogni anno, riscuote un maggior successo di quello precedente. Le tradizioni, i sapori e i saperi e soprattutto l’ospitalità sono i veri cavalli di battaglia di un’iniziativa che ha dato buoni frutti. I murales e la storia antica di questi luoghi parlano di riscoperta, di terre e persone pronte a cambiare, in meglio. Anche l’Associazione Culturale MarraNu lancia la sua sfida e si sta muovendo nella giusta direzione per vincerla, sostenendo la riqualificazione del nuorese attraverso studi, ricerche, riflessioni, eventi inidirizzati al riavvicinamento del pubblico al mondo della cultura. Potete seguire il progetto sulla Pagina Facebook MarraNu. I nuoresi stanno aprendo, non solo le proprie corti ma anche il cuore al mondo esterno attraverso una storia nuova tutta da ascoltare, da scoprire e da cogliere. Inutile dire che la cultura in Sardegna c’è sempre stata e se Nuoro dovesse essere investita di questa opportunità sarebbe l’occasione giusta per una rinascita cercata e voluta. Certamente, sarebbe una bella soddisfazione per tutti i sardi che hanno investito nella propria regione e ci hanno creduto fino in fondo, anche quando a crederci erano in pochi. La popolazione e le piccole realtà locali si sono spese e hanno contribuito generosamente con i mezzi che avevano a disposizione. Tempo, idee, progetti e fatica per lanciare un messaggio forte e chiaro all’Italia: la Sardegna c’è e crede nello sviluppo della cultura legata alle antiche tradizioni. Cosa vorrebbe dire dunque, il raggiungimento di questo risultato? Significherebbe un bel po’ di cose. In primis l’accreditare in modo ufficiale un riconoscimento all’impegno dei sardi tutti, nuoresi e non. Vale a dire: scrittori, pittori, scultori, insegnanti, studenti, archeologi, linguisti, tenori, contadini, pastori e greggi, coltivatori di zafferano e di carciofi, danzatori de su Ballu Tundu, mamuthones, insomma, tutte quelle persone che stanno cercando un’alternativa per l’Isola, per il turismo più distante dai ‘confort’ e dai porti principali, per le zone più difficili da raggiungere ma non meno affascinanti e meritevoli di essere visitate. La Sardegna tutta, terra di artisti e di artigiani, di sarti, di Gennargentu e di nuraghi, delle domus de Janas e delle tombe dei Giganti, dei campanili cuspidati in stile gotico e dell’Asinara, dei fili di seta e degli arazzi, degli uomini, delle donne e dei bambini è pronta ad accogliere un Primo Posto per esserci sempre stata e per essere stata messa da una parte anche per le oggettive difficoltà legate al territorio. Un territorio che l’ha resa unica e purtroppo, a volte, sola, forse troppo. E se poi il Primo Posto non arriva, pazienza! È già una grande gioia essere nella rosa delle dieci città candidate.

Nuoro capitale della cultura 2020?

#iocicredo

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