Non sono D'Avenia

Non sono D’Avenia o Travaglio ma… [#Amici18 #dirittoallostudio]

Non sono Alessandro D’Avenia o Marco Travaglio ma vorrei comunque dire la mia sulla questione spinosa dell’hashtag “diritto allo studio” nato negli ultimi giorni all’interno della Scuola di Amici18.

Non sono D’Avenia o Travaglio ma...

Cari ragazzi di Amici18,

sono qui a dirvi come la penso sull’hashtag “diritto allo studio”. Non sono D’Avenia o Travaglio ma sono un’autrice esordiente e vi seguo con interesse, perché l’arte fa parte del mio mondo e di quello che faccio da diversi anni (con passione e con il sudore della fronte), vale a dire, scrivere. Voi direte: scrivere è diverso da ballare e cantare. È vero, lo è, ma solo in parte. Vi assicuro che si fa una fatica boia, elevata al quadrato, per emergere, anche nell’editoria, non solo nel mondo dello spettacolo, quindi siete fortunati e, probabilmente, siete saliti sul famoso Treno che passa una sola volta nella vita, perché avete saltato una serie di passaggi, di “mostri finali” che neanche in Super Mario 54… Anzi, mi correggo, siete ultra-fortunati, perché i libri, in televisione, per esempio, si vedono con il binocolo, e perché gli scrittori indie non se li fila di pezza (quasi) nessuno. Perché nessuno ti insegna a scrivere i libri. Eppure, i libri sono fondamentali, non solo per studiare, ma anche per raggiungere un livello culturale che permette a qualsiasi studente di crescere. I libri sono conduttori di emozioni come la danza o la musica. Solo che la danza e la musica sono più “immediate”. L’insegnamento, invece, in campo artistico, merita un discorso a parte. Prevede step e livelli differenti da quelli di una scuola tradizionale, altrimenti i vostri coetanei avrebbero tutti quanti “diritto” di avere la vostra stessa opportunità. Per capirci, la state vedendo dall’angolazione sbagliata. Un po’ come quando a scuola avete il vicino di banco che non ha studiato una mazza e vorreste che fosse promosso ugualmente, perché… non si sa. Perché, con tutto il rispetto, siete studenti, non potete sapere tante cose che gli insegnanti sanno, ed è per questo che siete lì per imparare.

A volte però, ve lo dico con estrema sincerità, sembra sappiate tutto quello che c’è da sapere.

verbaspinosa

Con l’arte si fa presto a illudersi e a farsi male. A qualcuno serve più tempo, mentre per altri, pur avendo a disposizione tutto il tempo di una vita, può succedere che non succeda niente. Per esempio, da piccola adoravo giocare a basket, ma sapevo che non sarei mai diventata Michael Jordan. Si può fare tutto quello che si vuole, ma una cosa è farlo per lavoro e un’altra è farlo perché ci siamo messi in testa di farlo. Un’altra cosa: non è tutto una grande M., un paio di “sì” sono arrivati, uno da una piccola casa editrice torinese che ha deciso di “investire” sul mio talento e sui miei romanzi. Poi… ho seguito la dura-issima strada dell’auto-pubblicazione, senza smettere di sperare che qualche anima Pia, alias editore importante, potesse, un giorno, notarmi e puntare su di me. Ma questa è un’altra storia, la mia. Vorrei dirvi che in mezzo a questo “popò” di speranza che getta fumo negli occhi, è bene fermarsi un attimo ed essere onesti, prima di tutto con se stessi. Infatti, non a caso, il titolo del mio post tuona: “Non sono D’Avenia o Travaglio”, e nonostante sia palese che non sia né uno né l’altro, è bene che lo scriva, per rispetto a chi è almeno cento gradini più in alto di me. Tornando a bomba sul discorso personale “scrivere non scrivere”, io ho ricevuto tanti no, belli secchi e tante di quelle critiche che a quest’ora avrei dovuto appendere la penna al chiodo (non sono un amanuense!), facciamo la tastiera, va’. E, nonostante la buona volontà, mia e del mio impavido editore, non avete mai sentito parlare di me, perché degli esordienti “poco social”, come la sottoscritta, non si parla mai (tanto) volentieri, anzi non se ne parla praticamente mai, se non si hanno mille mila followers. Per diritto di cronaca e per non mazzularmi/vi ulteriormente, vi dico anche che qualcosa di buono l’ho combinato, qualche libro l’ho pubblicato tant’è che sono al decimo, e ne ho venduto, anche se, a onor del vero, se ne sono accorti in pochi, ma di me, ripeto, non avete mai sentito parlare, nemmeno per sbaglio. E per stare in tema, nemmeno per sbaglio, ho mai pensato di oppormi al responso negativo degli editori che non ho convinto con i miei testi perché non ero brava abbastanza o non rientravo nel loro progetto editoriale. Invece di voi parlano tutti, anche io, che sono l’ultima delle ultime. Perché siete un bel passo avanti rispetto a chi vanga la terra per piantare i semi. Io pianto semi da almeno sei anni! Vi rendete conto di dove siete? Voi state già vedendo i fiori in pieno inverno, e presto i più meritevoli raccoglieranno i frutti. È così che funziona, o meglio, che dovrebbe funzionare nell’arte: chi ha talento, opportunità giganti come Amici e carattere, va avanti. Altrimenti: saluti e baci! Ma avere carattere non significa combattere con i mulini a vento, sapevatelo!

“È la dura legge del goal”, cantava Max Pezzali e aveva un sacco ragione. Sapete perché ho sempre risposto “Grazie lo stesso” ai “no”? Perché ostinarmi contro una valutazione letteraria contraria ai miei desideri più figherrimi del pianeta sarebbe stato controproducente, soprattutto per me stessa.

Comunque, con questo non voglio dire che smetterò di scrivere. Mai. Neanche in un’altra vita, così come è giusto che Marco, il ballerino del casus belli di questi giorni di fuego, non smetta di ballare. Guai, se qualcuno gli dicesse di mollare.

Forse, dico forse, per tornare al vostro #dirittoallostudio, per logica di coerenza, avreste dovuto cercare conferme nei vostri coetanei (io sono più vecchia, quindi per la propretà transitiva rompo le scatole il doppio) che non sono riusciti a entrare, o in giovani artisti che come voi, sono ai primi passi, o forse agli ultimi e vi guardano con un pizzico d’invidia, perché la TV è diventata tutto. O la TV, o i giornali, o poco e niente.

Perché siete lì? Siate onesti.

Non sono D’Avenia o Travaglio ma...

Per chi è fuori e vi osserva, è come stare all’ombra dei cipressi. Credetemi, è spessa.

Ad ogni buon conto, mi auguro vogliate continuare a studiare, perché per ora, quel Treno di cui parlavo all’inizio l’ha preso solo Marco e ha fatto bene, perché si trova già nella corsia di sorpasso.

I sogni sono belli e vanno coltivati, annaffiati e accarezzati con un ingrediente che è sempre più unico che raro: l’umiltà. Provate a farne uso. Non nuoce gravemente alla salute. Non bisognerebbe mai dimenticare, però, che esiste anche la realtà, e chi è chiamato a farla vedere a chi non vuole saperne di vederla, perché si hanno le fette di Vismara sugli occhi. Ora, posto che Timor Steffens non vende salami, io, al posto vostro, non farei più di tanto quella che corre verso una meta senza sbocco. Se quel qualcosa che si chiama talento non c’è, è giusto che qualcuno con maggiore esperienza e lungimiranza lo faccia presente. Il resto è noia.

Vi ho parlato della mia esperienza proprio per agganciarmi alla vostra decisione di “scioperare” nella Scuola di Amici, che è una scuola non comune alle scuole in cui il riscaldamento a volte non funziona, dove cadono i pezzi d’intonaco, dove non è per niente facile insegnare. Se aggiungiamo che Amici è pur sempre un programma televisivo di grande successo che va in onda su Canale5, e che alla fine, UNO vince, e che in milioni vorrebbero essere al posto vostro, le cose cambiano. Quello che voi chiamate #Dirittoallostudio racchiude sicuramente tutte le buone intenzioni di questo mondo, tuttavia il diritto in sé e per sé è qualcosa di molto più complesso di una maglietta bianca e di una scritta con il pennarello. Diciamo che di fronte a una telecamera è tutto più facile. Ve lo dico con affetto. Perché visto da casa, stona un po’, per chi il diritto allo studio non ce l’ha avuto per davvero.

La sapete una cosa? Anch’io, come qualcuno di voi, non ho potuto terminare l’Università, sono ‘solo’ un’insegante di Scuola Primaria, sulla carta, e avrei voluto diventare un avvocato, un bravo avvocato per combattere le ingiustizie vere, ma non ho potuto, perché il lavoro viene prima di tutto il resto.

Il diritto allo studio è un’altra cosa, be honest.

La maglietta bianca che indossate in questi giorni, non è più quella ufficiale della “Scuola”, ma siete ancora dentro la Scuola di Amici. È come stare a casa al caldo, mentre “il resto del mondo” scende in piazza con le bandiere. Non trovate?

Posso darvi un consiglio da chi non ha avuto #ildirittoallostudio. Godetevi il privilegio di essere dove siete, adesso, e nel frattempo, lasciate che altri ragazzi, meritevoli come voi, abbiano un’opportunità. Le ingiustizie sono sempre dietro l’angolo, bisogna che impariate a conviverci, altrimenti perderete un sacco di tempo prezioso che non vi restituirà nessuno. 

Ecco, io credo stiate guardando il mondo da un castello incantato riservato a pochi. Siete ancora in tempo per cambiare idea.

Non fraintendetemi, eh?! Io starei anche dalla vostra parte, ma non è questione di schierarsi, è che a volte è meglio ragionare e fare non uno, ma dieci passi indietro…

Good Luck!

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Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa

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