I primi

Primi fiori e l’alba di un nuovo giorno

Primi fiori e l’alba di un nuovo giorno

[I miei pensieri InFiore]

Primi fiori e un po’ di brina. Poteva essere l’alba di un nuovo giorno. Ma era presto, troppo presto, forse. Sulle montagne ancora c’era un velo di neve, bianca, immobile, lontana da tutto, anche dal cielo.

I primi

E poi il gelo, nel cuore e sulle mani, ormai stanche di cercarne altre. Poi caldo. Caldo fuori e freddo dentro. Strati di ghiaccio sottili e taglienti come carta e brividi sulla pelle. Due note di fumo e qualche paranoia, come sempre. Non riuscivo a smettere di chiedermi perché fosse successo. Assorta tra mille pensieri, camminavo, senza sapere esattamente dove stessi andando. Il sole era tiepido come una carezza e iniziava a farsi sentire sul bordo della panchina. L’inverno se n’era andato, finalmente, e con lui anche i ricordi, ma non proprio tutti. Uno era rimasto, sempre là, a quel bacio, a quelle labbra morbide e umide sulle mie, che non volevano saperne di smettere. Un semplice bacio, non come tanti, però. Un bacio ingenuo e complicato allo stesso tempo, al punto da volerne altri e finire nel letto sbagliato. Quante volte ho immaginato di cambiare vita e di correre da lui, di bussare a quella porta, di fuggire lontano da tutto quello che ha sempre impedito il nostro volo. La colpa, forse, è solo mia. Mia e dei miei stupidi muri. Più mi convincevo di essere libera, più diventavo prigioniera della sua mancanza. Le domande aumentavano e le risposte diminuivano. Bastava una parola sola, addio, e sarei uscita finalmente dalla bolla. Ma erano almeno un milione quelle che avrei voluto urlare al mondo intero. Ma sapete cosa c’è? C’è, che più alzi la voce e più è forte la eco del suo ritorno. Ed è lì che ci si sente impotenti, insignificanti come un granello di polvere. Bisognerebbe stare a guardare, dicono. Bisognerebbe imparare ad amare di meno, dicono. Bisognerebbe farsene una ragione e a darsi pace, dicono. Il problema è che io sono sempre stata in guerra, divisa a metà, come fogli di libri diversi, come cuori appartenenti ad anime diverse, come Sparta e Atene, Caino e Abele, come… io e lei. Lei e le sue fotografie, a dimostrare quello che sono stata io per lui. Niente. Sono diversa io, non ho mai avuto pretese. So cosa vuol dire stare in silenzio, al mio posto. E continuerò, a starci. Continuerò la lotta eterna e maledetta tra quella che sono ora e quella che sono stata tra quelle lenzuola, quella notte. No, io non voglio essere un’ombra. E lui, forse, non ha mai avuto abbastanza coraggio di uscire da quell’ombra.

Primi fiori e l'alba di un nuovo giorno * VERBA SPINOSA