L’anima chiusa in una busta… #imieipensierInFiore

L’anima chiusa in una busta

[I miei pensieri InFiore]

L'anima chiusa in una busta

 

Ieri mi hanno detto che mi hai scritto.

È passata una vita e tu nemmeno te ne sei accorto.

Io sì, lo sai?

Ho contato i giorni, perché è stato anche grazie a te che non passavano.

Ho sempre pensato che il tempo avesse il potere di curare tutto.

Ho sbagliato. Il tempo non guarisce un bel niente.

Il tempo logora, stordisce, mette paura.

Già, la paura…

e tu cosa ne sai di quanta ne ho avuta io quando sei sparito?

Quando si è piccoli si ha paura del buio. Io nel buio, invece, da bambina, ci camminavo scalza.

Avevo paura di qualcos’altro: della tua assenza.

E facevo bene ad averne.

Adesso lo so.

Sì, perché la tua assenza è sempre stata presenza. Tu eri nella pelle, nel sangue, nella testa, nei miei capelli ricci e un po’ scomposti che avevo preso da te, purtroppo.

Forse una cosa dovresti saperla. Mi sono mancate mani forti a sorreggere un futuro troppo incerto.

Quelle mani non ci sono mai state. Non sapevo dove fossi,

con chi fossi. Sapevo soltanto che non c’eri eri, che non eri con me.

Ti aspettavo a quella finestra e non arrivavi.

Non arrivavi mai.

E adesso che sono una donna ormai, tu cosa fai? Mi scrivi…

Io ti rispondo qui, in quello che sarà il mio ultimo libro.

Ti rispondo con quello che non ho più dentro, con i pozzi di vuoto che hai creato, anche se ti meriteresti solo il nulla.

Bé, sai cosa c’è?

C’è che è tardi.

È tardi per qualsiasi cosa tu possa dire o fare.

E sai perché?

Perché io non ho voglia di ascoltarla la voce dello Zero.

Io, dei baratri ne ho abbastanza.

In questi anni, dove non ci sei mai stato, dove non hai mai preso una penna per scrivermi, una macchina per venire a cercarmi, io ho scalato le montagne, ho visto i precipizi e ho fatto fatica a stare in equilibrio su un filo grigio sottile sottile e il pericolo di non farcela.

Ma tu non puoi saperlo, non puoi capire. È un tuo limite, così come lo sono state tutte le tue bugie.

Con la vita hai sempre giocato, ti sei sempre nascosto dietro te stesso.

È brutto diventare ombra. Ti calpestano, diventi indefinito e inconsistente, come te;

prendi forma solo al buio, sotto la luce dei lampioni, nelle angoli delle strade deserte, dove si prendono a calci i sassi.

Poi, però, la luce si spegne e arriva il silenzio, un silenzio che fa tremare come la scossa di un terremoto.

Pochi secondi e il mondo crolla, ma le ombre no, loro restano, si rigenerano come replicanti.

Chi sei?

Cosa cerchi?

Cosa vuoi da me?

Dopo tanto tempo, così tanto da scordare il profilo del tuo volto, il tono della tua voce, dovrei ancora crederti?

Se pensi che questo sia possibile sei un illuso e un fallito che non sa che cosa si è perso.

Sei uno spettro che ha lasciato andare tutto, persino l’abito di scena.

Mi chiedi di perdonarti… ma come faccio? Non posso. Finirei per odiarmi.

Vedi, in fondo un po’ coraggiosa sono diventata. Sto guardando in faccia il passato e forse sono così forte perché sei diventato solo una stupida ombra.

Ombra che se n’è andata e che non tornerà mai più.

Ho acceso quasi tutti i barlumi artificiali del mondo, a te ho lasciato l’unico angolo scuro dell’Universo.

Non combatto più nemmeno per elemosinare un tuo pensiero.

Ho gettato la spada di Damocle e lucidato la corona al Presente.

Sto volando lontano da te, fiera come la Regina dei cieli.

Non saprai mai dove abito, con chi divido il mio letto e con chi vivo le speranze che mi hai tolto.

Tu non sarai più dietro la porta, dentro la busta di una lettera, scritta solo e soltanto per lavarti l’anima.

Tu non ci sarai più da nessuna parte.

QUANTI SIETE…

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