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Lettera di presentazione: potenzialità e benefici

La lettera di presentazione è una fonte preziosa di potenzialità e benefici. Inoltre, può aumentare le probabilità di essere letti da un editore in fase di valutazione. Se non vi fa impazzire l’idea di finire dritti dritti nel tritacarte, seguitemi con attenzione.

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Che cosa deve contenere una lettera di presentazione?

Informazioni sostanziose che raccontino e mettano in risalto i vostri riconoscimenti nei vari Concorsi a cui avete partecipato (se ne avete ottenuti diversi, citate i più importanti), il vostro titolo di studio (se ne avete uno), la vostra professione, i vostri interessi inerenti all’arte, l’anima della vostra storia!

Insomma: nel contenuto dovete esserci voi, senza cadere nel prolisso o in divagazioni non inerenti. Dovete provare a fare in modo di emergere suscitando interesse, prima ancora di puntare sul libro che avete scritto. Perché, prima di tutto vengono valutate le motivazioni e le intenzioni dell’autore, poi il romanzo.

Arriviamo al punto cruciale: le intenzioni. Che cosa sono?

Le intenzioni sono la linfa vitale dell’arte e di una buona lettera di presentazione

Proviamo ad addentrarci nel cuore di questi sinonimi, che non sono soltanto le nostre ancore di salvezza per evitare le ripetizioni, ma sono veri e propri vocaboli che permettono di dare un senso vero e proprio, più finalizzato, più preciso, di quello che volete comunicare all’interlocutore.

Analizziamo il termine:

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Intenzione:

[dal latino intentio -onis, der. di intendĕre “tendere, rivolgere”]

“orientamento della coscienza verso il compimento di un’azione, di un progetto, di un’idea”

disegno, finalità, fine, intendimento, intento, mira, obiettivo, progetto, proponimento, proposito, scopo

Tutto questo è avere – seriamente – intenzione di arrivare a pubblicare.

Se vi sembra troppo impegnativo, siete a buon punto. Lo è, eccome! Certo, perché dietro l’impegno e le intenzioni, non solo c’è la voglia di farle vedere e sentire, ma c’è anche la fatica di raggiungere i risultati.

Le ragioni e gli obiettivi sono molto importanti, perché nascono da un’esigenza forte di esprimersi, in questo caso, attraverso l’arte della scrittura.

Pertanto non sottovalutate l’importanza di una lettera che rappresenti il vostro progetto e le motivazioni che vi hanno spinto a realizzarlo.

Se darete valore al vostro lavoro è probabile che anche gli altri lo facciano.

E che cosa c’è di meglio, di una lettera breve, ben scritta, priva di toni amichevoli e confidenziali.

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Scrivere una lettera di presentazione è uno dei passaggi indispensabili per essere presi in considerazione da un editore. Lo sapevate?

Nelle redazioni delle CE il tempo è tiranno. Gli editor sono sempre più rari e oberati di lavoro, la casella di posta del Direttore Editoriale è piena zeppa di proposte di pubblicazione.

Che cosa fare dunque per evitare che il tasto CANC  riduca in polpette di carta virtuale il nostro file digitale? 

Tanto per iniziare, in editoria non bastano, solo il pensiero o due righe stringate, bisogna lavorare proprio sui punti deboli affinché diventino punti di forza.

Facendo il mio solito giretto nel Web ho scoperto che la lettera di presentazione è uno degli scogli più duri da superare per gli autori.

In effetti, potrebbe sembrare semplice, ma non lo è. Sapete perché?

Esistono almeno 10 difetti e 5 piedi nella fossa, piuttosto diffusi che fanno pensare alla lettera di presentazione come a un labirinto senza uscita.

Vediamo i più frequenti, tenendo ben presente i Karma pilota di una lettera di potenziale successo: “frenare l’entusiasmo e abbassare le ali”.

  • 1. Si trascura totalmente l’aspetto formale. Testi a bandiera, titoli senza virgolette o corsivo. Dulcis in fundo? Ci si dimentica di dare del Lei all’editore (disastro!).
  • 2. Si invia un file unico per lettera e sinossi. È meglio che siano separati poiché daranno subito l’impressione di ordine e cura nelle intenzioni.
  • 3. Si omettono dati importanti come, un recapito telefonico o la dichiarazione di paternità dell’opera. Preparate un elenco a parte e spuntatelo.
  • 4. Piede nella fossa n.1: la mancanza di equilibrio e sobrietà descrivervi. Spesso l’autore non riesce a contenere l’entusiasmo lasciandosi andare a commenti fuori luogo: “Finalmente ho finito il Mio Libro! Le scrivo per comunicarLe che sto vagliando diverse offerte, spero che la Sua rientri…”. Ecco, scrivere cose di questo genere equivale a fare un’autorete clamorosa. No ai punti esclamativi e al rendersi preziosi. Vi penalizza.
  • 5. Piede nella fossa n.2: compiacere l’editore con frasi del tipo: “Ho sempre sognato di pubblicare con la sua CE, non ci dormo la notte”. Ora, io sto calccando la mano, ma davvero si menzionano a sproposito parole come onore, ossequio e lode. Evitate e meditate prima di compromettervi irrimediabilmente.
  • 6. Si salta il passaggio obbligatorio della revisione del testo della lettera. Qualche errore sfugge sempre, anche ai più scrupolosi. I refusi sono una brutta bestia. Fate passare qualche giorno prima di inviare la mail.
  • 7. Piede nella fossa n.3: non siate pessimisti o rinunciatari. “Io le scrivo ma so che lei non mi risponderà, ho ricevuto troppi no, nella vita”. Fare la vittima non è il massimo, lasciate perdere.
  • 8. Piede nella fossa n.4: inviare la medesima lettera a più destinatari che siano visibili.  Qualora intendiate prendere contatto con più editori, scrivete mail separate e personalizzate. Il copia/incolla è imbarazzante. Mica dovete pagare il francobollo!
  • 9. Autocelebrazione: altro difetto molto poco gradito agli editori. È deleterio presentarsi con una lista dei vostri pregi. Se ci sono, escono fuori da soli. Non c’è bisogno di esatarli.
  • 10. Piede nella fossa n.5: stalkerizzare l’editore per ottenere una risposta immediata. Non tormentate le redazioni delle CE. La pazienza ha un limite…

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La domanda, a questo punto, sorge spontanea: vale davvero la pena di mettersi a scrivere una lettera come si deve, che introduca la personalità e la professionalità di un autore, prima ancora del suo romanzo?

Adesso proviamo a demolire “La Sindrome Calimero”:

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Alcuni, NON TUTTI non vi leggono.

Alcuni, NON TUTTI non vi rispondono.

Chi me lo fa fare? Be’ questa è facile facile: te stesso e la fatica di aver scritto un libro.

Scrivere la lettera, aggiunge qualcosa che non si è già detto tra sinossi e testo?

Devo darvi prima una (spero buona) notizia, anche se non so fino a che punto sia buona per voi: la lettera di presentazione serve.

La lettera è utile perché aiuta a fare capire chi siete e quanto tenete a quello che avete scritto.

Immagino cosa vi stia passando per la testa in questo momento. Già ho impiegato mesi e mesi, ore e ore, a scrivere il romanzo, basta e avanza quello! E poi, c’è la sinossi… tanto sono la stessa cosa, più o meno!

Ecco la cattiva notizia (ce n’è sempre una dopo quella buona): sinossi e lettera di presentazione non valgono allo stesso modo

La mancanza della prima potrebbe frenare o inficiare il passaggio della presa in considerazione della seconda (la lettura della sinossi).

Ora, non scoraggaitevi. Anzi, armatevi di coraggio e pazienza.

E niente! Vale la pena di tentare. Sempre.

Se non l’avete ancora fatto, provateci. Scrivetene una, cercate di comunicare in modo semplice ed esaustivo il perché e in quale occasione avete iniziato a scrivere. Non è detto che vada bene. Perlomeno, farete una buona figura.

E poi, sognare non costa nulla! Se dovesse andare come sperate, potrete sempre dire che il tempo che avete dedicato alla vostra lettera di presentazione non è andato perso inutilmente.

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Good Luck, cari autori!

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