Ogni maledetta speranza

Ogni maledetta speranza di Diego Fois

Recensione di Marina Atzori

Ogni maledetta speranza

Autore: Diego Fois

Genere: Narrativa Contemporanea

Pagine: 214

scaricabile gratuitamente da: Amazon

“Ogni maledetta speranza è un libro cosmico–essenziale”

Premetto di aver letto altri titoli dell’autore, senza dubbio più acerbi. Di cose da dire ce ne sarebbero tante sullo stile originale di Diego Fois, sul suo modo tagliente di esprimersi, teso quasi sempre a risvegliare e provocare la criticità di pensiero di cui difetta la società odierna.

Le ingiustizie e l’indifferenza, tuttavia, non sono le uniche chiavi di lettura di Ogni Maledetta Speranza, seppure, entrambe facciano da cornice al testo intero.

Ecco un primo piccolo passaggio tratto dal libro. Ne seguiranno altri…

“I salotti delle decisioni hanno da sempre scaffali pieni di corruzione ed arroganza”

Sono arrivata a più di una conclusione, anche e grazie alle letture precedenti. Tirando le somme: ho avuto spesso l’impressione che Fois stesse scavando nei meandri di se stesso e che stesse cercando una strada autorale propria, riconoscibile. A questo proposito, la profondità e la spontaneità sono senz’altro due delle caratteristiche che più gli appartengono, insieme a una sottile ironia che esalta le intenzioni dei suoi scritti. Si dice spesso, che prima di iniziare a scrivere per il lettore, si debba avere una forte motivazione, altrimenti converrebbe aspettare e maturarla attraverso l’esperienza. Ebbene, Fois questi motivi già ce li ha tutti, e arrivano precisi e puntuali. Definire “maledette” le speranze potrebbe sembrare un azzardo? Forse, in alcuni casi. Non in questo. La speranza di Fois è diversa, è carica di rabbia in alcuni punti e di rassegnazione in altri; è una speranza che parla a nome di chiunque sia rimasto vittima almeno una volta, delle trappole del sistema, trasformatosi in un muro di gomma che rispedisce tutto al mittente. In alcuni passaggi si leggono “appigli e catene”, ma anche la voglia di divincolarsi da un conformismo imposto dagli schemi socio-culturali. Ma è una parola, inaspettatamente, a rendere analoghi gli opposti. C’è “un ogni” per tutti i personaggi, più importante e più forte di tutto il resto. Sì, perché l’Ogni del titolo, non è soltanto un aggettivo indefinito, bensì un simbolo vero e proprio, il simbolo di ciascuna realtà umana raccontata dall’autore. La speranza si rivela dunque un’entità avversa che tradisce e delude le aspettative, che assume il significato dell’inafferabile, e di qualcosa di maledettamente difficile da conservare e proteggere. Si spera di continuo nel libro di Diego Fois. Si spera talmente tanto e così intensamente da voler smettere di farlo di punto in bianco, consegnandosi alle soluzioni drastiche. A un certo punto, si mettono in discussione i valori e la paura di perderli in un soffio, stando a guardare. Le storie di Fois sono estremamente attuali e vicine, entrano nel quotidiano senza chiedere permesso, attraverso sferzate e scossoni di parole dettate da un pathos emotivo che non passa inosservato.

Le storie dei protagonisti camminano in equilibrio precario, temendo che si materializzi da un momento all’altro il precipizio dell’illusione. E, quando arriva il momento di avere per le mani uno spiriaglio di luce, l’incantesimo si spezza. Viene frantumato dalle eterne attese al telefono, dalle raccomandate e dalle raccomandazioni, dai giri di parole inconcludenti dei politici, dal pranzo di Pasqua in famiglia, dove neanche uno degli invitati rispetta i pensieri dell’altro, da una Fede che viene messa al setaccio e a dura prova dalla vita stessa.

In Ogni maledetta speranza, la Natura è l’unica a venire in soccorso a Giacomo Bianchi in un momento di crisi esistenziale che sembrerebbe avergli tolto il senno. L’uomo viene schiacciato da “un incubo nell’incubo”: un banchiere che non vuole saperne di concedergli fiducia nel suo zelante progetto.

Ma Giacomo non è il solo ad essere sopraffatto dagli interrogativi e a sentirsi fuori posto sul ciglio di un burrone.

Una sorta di alter ego aleggia in tutta la storia e aiuta a riflettere, a capire, forse, di non essere casi isolati a nuotare nella sofferenza, di non essere gli unici ad inseguire senza arrivare mai da nessuna parte, di essere tra quelli che aspettano risposte che purtroppo, sono sempre le stesse litanie. Risposte preconfezionate, “copia e incolla”, che non aggiungono nulla e che semmai tolgono, a chi come il giovane Lorenzo, sta aspettanto da una vita di coronare un sogno tutto suo: scrivere.

“La scrittura per me è verità, non ho mai conosciuto niente di più vero e coraggioso che non sia fatto di inchiostro.”

Poi, c’è Mario, rassegnato e vinto dalla sua malattia, appassionato di Leonardo Da Vinci fino al punto di credere di averlo conosciuto e di essergli stato persino amico. Mario vola, attraverso una fantasia forzata, sogna di essere un falco e si accontenta di immaginare la libertà, osservando con invidia un olivo, da dietro i vetri della finestra.

Ogni maledetta speranza ha una miriade di sfumature…

Io ci provo a estrapolare qualche passaggio tra quelli che più mi hanno colpita.

“Se fossi nato pianta…”

Magari certe ambizioni non le avrei mai avute.

“Le piante sono intelligenti, forse più degli uomini”

“Le piante hanno un cuore e un cervello”

“Attraverso la loro sensibilità, si potrà prevedere ogni tipo di catastrofe”

Giacomo, questi concetti voleva dimostrarli al mondo. “Da giardinier Bianchi a dottor Bianchi…”

Sognava di farla vedere a tutti la sua piantina che tanto amava: una Mimosa, prima che… (non posso assolutamente rovinarvi la sorpresa!) succedesse il fattaccio; l’aveva difesa, Mimosa, con tutte le sue forze, fino a che la realtà non si è scontrata duramente, con la maledetta speranza di estinguere un mutuo a vita, e con una moglie poco incline a sostenerlo nelle sue folli teorie sugli esseri viventi. Per Giacomo Bianchi, le piante erano tutto: comprensione, rifugio, animo vivo e tollerante, intelligenza. Ma i sogni, sostiene Fois, sono lontani, troppo lontani per essere raggiunti da vivi.

E ancora:

Così muore un uomo, privato d’ogni aspettativa, dei sacrifici di una vita.”

“Qualcosa deve pur esserci…”

Qualcuno dovrà pure ascoltarmi.

Siamo al dunque…

Personaggi ben descritti e idee nate davvero fuori da qualsiasi schema, decretano la riuscita di questo libro che mi è piaciuto moltissimo.

Concludendo: Ogni Maledetta Speranza mi ha rubato più di un sorriso in alcuni capitoli davvero spassosi, mentre in altri,  ho accolto l’invito a riflettere senza riserve sull’esenziale, su ciò che servirebbe a colmare i vuoti. È stata proprio la contrapposizione ironia/spessore a convincermi del tutto. Questo connubio ha permesso che mi trovassi nella medesima condizione di “incapacità cosmica” di reagire dei personaggi. D’altronde è la vita ad imporcelo: siamo costretti a combattere e a misurarci, a causa di un sistema malato e logorato dai vizi di chi mal gestisce il potere. Diego Fois è cresciuto e parecchio, e questo “non romanzo” — così ama definirlo l’autore —, lo dimostra.

Geniale! Non aggiungo altro. Se non che, in fondo, nutro anch’io la stessa maledetta speranza che prima o poi, l’onestà intellettuale del mondo possa trionfare…

Ogni maledetta speranza di Diego Fois * VERBA SPINOSA