Lavoro&Dintorni: “Yes, We Can?” “Perhaps (Forse)”

Oggi inauguro la mia nuova rubrica Lavoro&dintorni. In questo spazio vi parlerò di come sta cambiando il mondo del lavoro, dell’importanza del Management, di recruiter e di quanto l’aspetto gestionale risulti fondamentale per il buon andamento di un’azienda. Se state pensando a soft skills, hard skills, team work e personal branding, metteli un attimo da parte. C’è tempo per capire cosa sono e a cosa servono.

 

Da alcuni giornali esperti in materia emergono differenti spunti su cui merita riflettere. Riassunto dei riassunti: le carenze dei candidati, per ciò che riguarda le competenze, potrebbero anche passare in secondo piano. Mentre, in primo piano, tra gli aspetti che più contano, troviamo: competenze digitali, leadership, visione strategica, attitudini individuali e predisposizione alla risoluzione dei problemi. Ebbene, far emergere i punti di forza e mitigare i punti di debolezza non spetta più “solo” ai responsabili delle Risorse Umane.

Mai come in questo momento, dimostrarsi pronti, sicuri e propositivi può diventare una carta vincente. L’obiettivo? Limitare le perdite di tempo e investire su chi può dare un vero e proprio contributo personale alla vision delle aziende. Dunque: più siamo bravi a semplificare e a risolvere, maggiori saranno le possibilità di crescere e di entrare a far parte di un team forte e consolidato. Detta così sembra facile (nenache tanto). Invece, a quanto pare, sono davvero pochi i profili che rispondono in modo costante a queste esigenze.

Qualche barlume di speranza c’è. Basta essere disposti a lavorare molto sodo su noi stessi

Parliamone, senza troppe pretese.

Almeno una volta nella vita lavorativa (e non), vi sarà capitato di fare i conti con un turning point, un momento cruciale in cui vi sarà toccato decidere se mangiare la minestra o saltare dalla finestra. A me è successo. E vi dirò di più: se dovessi definire con una parola il mio punto di svolta sarebbe “occasione”, anzi, L’Occasione per fare cosa? Per cambiare.

  • Ma che cos’è di preciso il turning point?
  • Perché gli si dà tanta importanza in ambito professionale?
  • In che modo possiamo sfruttarlo?

Da dove si dovrebbe cominciare se non da zero?

Il focus del turning point equivale a girare pagina, a uscire dalla gabbia dorata, a ricominciare da un “Punto Zero”.

L’aspetto più interessante è che questo strumento di cambiamento dipende solo e soltanto da noi e non da chi, pur con tutte le buone intenzioni di questo mondo, tende a caricarci di aspettative.

Certo cambiare non è facile. Soprattutto quando si fa fatica ad azzerare esperienze negative che ci hanno segnato in passato e che continuano a condizionare il presente.

D’altronde, si nasce influenzati. Prima dalla famiglia, poi dagli amici, dai compagni di scuola, dal percorso di studi e, oggi più che mai dai social network.

Proviamo a pensarci: da tutto ciò sono derivati e derivano i nostri successi e insuccessi sul lavoro e perché no anche nella vita.

Perché è difficile sentirsi liberi di decidere?

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Siamo bombardati da opinioni, commenti inopportuni e giudizi che si trasformano spesso in critiche poco costruttive che frenano il rinforzo del nostro talento ogni giorno.

Le conseguenze? Senza l’approvazione degli altri ci sentiamo pesci fuor d’acqua, uccellini vulnerabili, lontani dal nido e incapaci di volare in autonomia.

Eppure, se ci trovassimo soli, dentro un’ipotetica stanza a decidere del nostro destino, qualcosa mi dice che saremmo pronti, non solo a toglierci scarpe strette e piene di sassolini, ma anche ad affrontare una serie di cambiamenti che ci aspettano fuori da quella porta.

Ma c’è un MA. Non siamo soli. Manco per niente.

L’opinione degli altri, spesso, è la chiave che ci impedisce di aprire altre porte

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Ci avete mai fatto caso? Appena coinvolgiamo qualcuno in una decisione importante, tutto improvvisamente si complica più del dovuto.

E così, arrivano le profezie del Nuovo Millennio:

Non rischiare, Stai attento, Non è il momento, Stai facendo il passo più lungo della gamba, Adesso è tardi, Ieri era presto, Non partire, domani nevica… e via così!

Verrebbe da dire: qualcuno ti ha chiesto qualcosa?

Più ascoltiamo gli altri più ci sentiamo condizionati e meno saremo pronti come invece pensavamo di essere fino a un attimo prima. Insomma: l’entusiasmo fa in fretta a spegnersi.

Tuttavia, divincolarsi dai tentacoli dei buoni samaritani non è impossibile. È necessario rompere alcuni schemi, soprattutto a livello affettivo, che pesano (non poco) sulle nostre scelte.

A proposito di peso e leggerezza…

Tornando al turning point, questo strumento ci permette di scrollarsi di dosso la paura di non farcela. Il punto di svolta può aiutarci a resettare, a ricostruire un rapporto solido con la nostra vera natura e a consolidare nuovi progetti per il futuro, nonostante delusioni, criticità e conflitti subiti in precedenza.

Il turning point è il primo passo verso il cambiamento ma da solo non basta

Vediamo che cos’altro potrebbe tornarci utile a rendere le decisioni più semplici e soprattutto più spontanee.

Qualche esempio:

  • Prendersi alcune pause dai social;
  • riscoprire il valore del silenzio;
  • coltivare la riservatezza con amici e parenti;
  • respingere le critiche distruttive;
  • mettere in discussione i rapporti che limitano i nostri obiettivi;
  • prendersi alcuni momenti per sé, senza dover dare troppe spiegazioni.

Tutte queste azioni contribuiscono a proiettarci verso uno switch sostanziale del nostro modus operandi, mettendo da parte l’ostacolo più difficile da superare.

Vediamo qual è.

La mentalità (mind set) si radica nel tempo. Porsi delle domande è il secondo passo per distaccarsi dalle abitudini e riacquistare fiducia

  • Come posso cambiare le dinamiche di ciò che mi circonda per migliorare?
  • Voglio o non voglio rivoluzionare il mio modo di pormi?
  • Dipende da me o dagli altri (rieccoli)?

Attenzione: le prime due domande non intendono entrare nella retorica facile del “YES, WE CAN”. Anche se questo motto/spot ha dato e continua a dare i suoi frutti. Per par condicio, però, bisogna dire che un bel po’ di persone ci sono “cascate” e sono rimaste a bocca asciutta. Ok: “Sì, possiamo”. Bello, anzi bellissimo come slogan, ciononostante, è bene stare con i piedi per terra: crederci non è sufficiente.

Alla terza domanda abbiamo già risposto, ma possiamo ampliare il discorso.

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Qualcosa è cambiato rispetto al “Sì, possiamo”

Con il tempo, si è approfondito l’argomento, andando più nel concreto, sul come fare per ottenere (non sempre) quello che si vuole (o meglio si vorrebbe). Non è più solo (si fa per dire) questione di una teoria super-optimistic secondo cui “volere è potere”, ma di pratica, di iniezioni di fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità di prendere le distanze dai continui input provenienti dalla sfera familiare, dagli amici e compagnia bella (o brutta che sia).

Le persone più vicine a noi, anche per un senso di protezione, non sempre comprendono appieno i nostri desideri, le nostre esigenze e le nostre inclinazioni.

Andiamo alla ricerca della consapevolezza: che cosa vogliamo veramente?

«Essere consapevoli di ciò che si prova dentro di sé, senza sentirsi sbagliati, è il primo passo fondamentale per essere padroni di se stessi» (A. Schopenhauer)

Questo passaggio di Schopenhauer rende l’idea alla perfezione.

Si tratta di portare noi stessi ovunque, di essere padroni di quello che siamo, senza se e senza ma, facendo un’autoanalisi delle nostre reazioni ai problemi, diventando così portatori di soluzioni.

Nel mercato del lavoro c’è davvero bisogno di persone motivate, che si prendano a cuore ciò che fanno

Come sempre: è una questione (spinosa) di equilibrio.

Stop a sentirsi sempre nel posto giusto al momento sbagliato.

Il terzo passo: la paura è un sentimento positivo, una spinta al cambiamento

Insomma, indirizzandoci verso nuovi traguardi, proviamo a valorizzare ciò che ci ha spaventati in passato.

Sbagliando si impara

Gli errori fanno parte di noi e della nostra crescita.

I recruiter cercano persone con le idee chiare e non dei generatori di problemi che hanno paura di sbagliare.

Perciò, se avete intenzione di candidarvi a una nuova posizione in una nuova azienda e rimettervi in pista, dovete raccogliere nuove soluzioni, nuovi turning point cui aggrapparvi.

È molto più semplice convincere essendo convinti 

Il turning point dipende da noi e anzi, dovremmo fare il possibile per cercare di non farci influenzare dalle opinioni fuorvianti e deleterie. Gli altri devono avere un ruolo superficiale nelle nostre decisioni. Come in un film, noi siamo i protagonisti e gli altri semplici comparse.

Eccerto! Perché gli altri, in senso lato, sono i primi ad ostacolarci (non sempre, ma la maggior parte delle volte eh!), a sabotarci durante il nostro cammino, verso il punto di svolta, verso la nostra rivoluzione nella vita e sul lavoro.

Allora, come intendete rispondere alla mia domanda un po’ provocatoria: “Yes, We Can?”

Io rispondo così: “Perhaps”.

Alla prossima questione spinosa, cari lettori.

QUANTI SIETE…

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