Cari lettori, LIBRIinBOLLA, la rubrica di Verba Spinosa dedicata alle letture estive, continua; il titolo protagonista della recensioneInFiore di oggi è La nota irriverente, di Claudia Piccinno.

Claudia Piccinno

Descriverò, come di consueto, impressioni e sensazioni che l’autrice è riuscita a trasmettermi attraverso il suo libro.

Quante margherite avrò deciso di assegnare a La nota irriverente? Seguitemi e lo scoprirete.

Recensione a cura di Marina Atzori

Se dovessi riassumere La nota irriverente di Claudia Piccino con una citazione famosa, potrebbe essere un passaggio dell’Amleto di Shakespeare, uno dei miei scrittori preferiti.

Eccola:

Dubita che le stelle siano fuoco; dubita che il sole si muova; dubita che la verità sia mentitrice: ma non dubitare mai del mio amore.

La chiave di lettura più importante dell’opera sta soprattutto nell’ultimo passaggio: «[…] dubita che la verità sia mentitrice: ma non dubitare mai del mio amore».

Il riferimento a Shakespeare è puntuale, perché i protagonisti sono: la drammaticità, e l’Amore, quello con la “A” maiuscola, il sentimento più complicato e potente del mondo, il sentimento più viscerale, il sentimento in grado di modificare prospettiva di chiunque lo incontri sul proprio cammino.

I cambi di direzione, per la Piccinno, sembra siano stati diversi, a seconda dei momenti cruciali e delle esperienze complesse che ho potuto leggere tra le righe delle sue poesie. Andando in profondità, infatti, credo che tali episodi, non solo abbiano influenzato e arricchito notevolmente lo stile dell’autrice, ma abbiano altresì segnato determinate confessioni rispetto ad altre, dettate palesemente da una sensibilità unica e soave.

Quella della Piccinno è una poesia che emerge inevitabilmente in superficie; la sua è una poesia senza remore, in cui non sempre è previsto un fine lieto o un messaggio specifico, ma una serie di antitesi molto interessanti dal punto di vista della costruzione e dell’analisi concettuale.

Si alternano peso e dolcezza, effetto e causa, punti interrogativi ed esclamativi. Si ha come l’impressione, subito, di trovarsi di fronte a tante porte socchiuse. Poi, entrando nel cuore dei temi, di leggere tanti piccoli capitoli esistenziali ancora aperti. Ogni emozione è scritta e vissuta intensamente, e persino la quotidianità si tramuta in poesia, in senso estetico del divenire della figura femminile.

Vi troverete di fronte a tante storie poetiche passate, e forse, tuttora presenti.

Viaggerete, rigorosamente senza bussola, nel tempo e nello spazio della sfera affettiva intesa non solo come relazione uomo-donna. I punti cardinali non saranno quasi mai gli stessi, complice un vento metaforico che ha stravolto progetti e pensieri che apparivano come porti sicuri. Nella poesia di Piccinno si percepiscono le promesse vane, la rabbia, l’ingiustizia, i dubbi, le tempeste e le ferite dell’anima.

In alcuni momenti, le parole sembra leniscano il dolore, attutiscano gli schianti. In altri, le parole sembrano subire, insieme all’autrice, non una, ma differenti metamorfosi. E plasmandosi, arte e scrittrice, generano scenari, immagini, riflessioni e allegorie poetiche degne di nota.

La parola, tuttavia, diviene un conto aperto con il destino e poi diviene cura, paracadute e traghettatrice del lettore in acque agitate, in abissi sommersi, inferni e paradisi effimeri e atterraggi d’emergenza.

Di seguito troverete alcuni passaggi tratti dai componimenti.

Claudia Piccinno scrive:

[…]

Dall’alto tutto assume diversa prospettiva

l’amore resta la sola cifra dell’esistenza.

[…]

Tratto da Al gate d’imbarco

E poi…

[…]

Cercava casa la mia anima errante

una cabina di pilotaggio

un timone da condividere

un bagaglio da riempire

di sguardi, di abbracci, casualità. 

[…]

Tratto da L’alfabeto che cercavo

Il linguaggio della Piccinno non esprime solo un’intricata linea poetica, un labirinto di condizioni umane capaci di entrare nel cuore di chi desideri sentirsi coinvolto, ma anche qualcosa che va oltre la mera parafrasi dei testi.

Con i suoi versi, credo che la poetessa abbia voluto donare tutta se stessa, non risparmiandosi; lo fa con estrema sincerità, affrontando la sua realtà, una realtà, talvolta tenue come un come pastello e talvolta imponente come un albero secolare. L’equilibrio tra paura e coraggio è precario. A tratti, sembra le sia mancato l’ossigeno e che la scrittura abbia assunto il ruolo di rimedio, di una pozione miracolosa. A tratti, sembra che qualcuno o qualcosa le abbia impedito il volo, spezzandole le ali prematuramente, creando un senso d’infinita lontananza dalla fiducia nel prossimo.

L’amore, ne La nota irriverente è forse da paragonare a una recita, a una farsa, a una cometa, ad un’assenza inaccettabile, ad una solitudine forzata, ad un velo trasparente, ad una nota stonata e irriverente?

Difficile dare una risposta. Facendo un’analisi delle parole-chiave e leggendo alcuni passaggi ci si può avvicinare al senso. Per la poetessa, l’emozione è, da una parte, stupore, dono, sorriso, festa, preghiera, antidoto; dall’altra è: errore, esplicito silenzio, debolezza, ago, cocci, vaso, penombra, presunzione, contorno.

 

[…]

Posso solo stare in silenzio.

Non vale a nulla parlare.

Ogni parola mi muore in gola

Sicché scelsi di stare sola.

[…]

Tratto da Posso stare in silenzio 

 

[…]

Così raccolgo i cocci e faccio un vaso,

lì custodisco la forza di proseguire

il cammino.

Un carburante rinnovabile

Fuoriesce dal vaso risanato,

nessuna epigrafe ci svela il segreto

di quanto coraggio ci impone la vita.

[…]

Tratto da Il solo antidoto

I nuclei essenziali di La nota irriverente sono una spirale di traguardi ricchi di ostacoli e di traguardi raggiunti guardandosi dentro; La nota irriverente è un museo di quadri esperienziali; non è facile entrarvi senza aver provato sensazioni uniche e toccanti.

La poesia di Claudia Piccinno è una poesia concreta, che scuote dal torpore, che mette a soqquadro le certezze, che tocca le corde più sensibili dell’animo umano e ne descrive le fragilità in modo raro. Sia per quanto riguarda il linguaggio, sia per il livello dei contenuti, in questo libro si “vola alto”, per questo motivo ho deciso di dare il punteggioFiore massimo a questa silloge: 5marigherite! Complimenti all’autrice!

Claudia Piccinno

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