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La lettura aiuta a scrivere meglio, o scrivere…


La lettura

La lettura aiuta a scrivere meglio, oppure, scrivere scoraggia la lettura? Oggi, come potete vedere, sono stata influenzata da un’indole ‘marzulliana’. Complice un blog che seguo con interesse e assiduità. Ho appena letto che sei italiani su dieci, nel 2016, non si sono cimentati nella lettura di un solo libro. Notizia non di certo recentissima ma in compenso assai sconfortante, soprattutto se si pensa a quanti sono, invece, gli individui che nel 2017, hanno scritto e pubblicato. Ostinazione fa ormai rima con rassegnazione. Gli scrittori pullulano, i lettori diminuiscono di anno in anno.  L’asticella non ne vuole proprio sapere di salire. Il tentativo, in tutte le salse, di incentivare la lettura, a quanto pare non ha sortito effetti che lascino ben sperare. E, seppure la speranza sia figlia di ogni circostanza disperata, pare che questa volta stia gettando la spugna anche lei. È una partita persa ancora prima di iniziare a giocare? Non è ancora del tutto chiaro (per fortuna). L’unica cosa certa è che converrebbe fermarsi a riflettere su questi dati. Non si tratta solo di mercato dei libri ma di modus vivendi o “morendi”, dipende se siete ottimisti o pessimisti. Se si legge di meno si conosce di meno, si ragiona di meno, si matura di meno. Non c’è alcun vantaggio nel non leggere. Ma gli scrittori cosa fanno? Non demordono e non ci pensano nemmeno per un secondo di passare dall’altra parte della barricata per ripristinare un equilibrio che farebbe un gran bene a tutti.

Sempre nell’articolo che potete leggere qui, si parla di Calvino e di Hamingway, ma soprattutto dell’importanza della lettura come presupposto per diventare scrittori veri (mai come Calvino o Hamingway, intendiamoci). Che non ci si illuda troppo, dunque. Oltre a dover sfogliare e leggere uno sproposito di libri, uno scrittore dovrebbe aver studiato e avere una buona padronanza della lingua italiana. Già, perché indovinate un po’ chi è la vera regina del saper scrivere bene? La grammatica.

Non a caso, la parola stessa deriva dal greco: téchne grammatiké, che significa ‘arte del leggere e dello scrivere’.

E questi non sono dettagli da sottovalutare dato che spesso si dà priorità “all’idea delle idee”, ossia al pensiero predominante di avere tra le mani la storia che nessuno ha mai scritto. Spiacente, le idee e le storie sono tanto belle, a volte, ma non sono sufficienti. Motivo? Dietro le idee ci dovrebbe sempre essere qualcosa di tangibile, di concreto, che la maggior parte delle volte non c’è o è appannato da errori di autovalutazione non del tutto involontari e obiettivi. Ed è anche per questo motivo che il sogno di alcuni scrittori si infrange, trasformandosi in un fine poco lieto, accompagnato alla porta, dal sinonimo più romantico della parola idea: utopia. Sarebbe a dire, qualcosa di impossibile da raggiungere senza i giusti mezzi. Poi, solo poi, è lecito fare quello che si vuole e continuare a sognare, non senza qualche incubo di troppo: scrivere tanto per farlo, correndo il rischio di mettere in luce, non la famigerata storia delle storie, bensì le lacune culturali e lessicali. E cosa finisce in ombra? Capacità creative e probabilità, quando ci sono. Pensateci.

La lettura è cultura. La lettura è apertura mentale. La lettura è una strada per migliorare la qualità di un testo. La lettura è evasione.

Non ce n’è! Leggere, se si ha intenzione di scrivere per pubblicare, deve essere prioritario per un potenziale autore, sia per ampliare il bagaglio di nozioni, sia per dare una ventata di novità alla formazione. Uscire dallo scolastico non è semplice. Ma si sa, neanche scrivere è un mestiere per tutti. È faticoso, assorbe un bel po’ di tempo e non sempre si riesce ad esprimere ciò che si vorrebbe. Sta di fatto che le risorse contenute in alcuni libri che hanno fatto scuola sono una sorta di sprone a pensarci, non una, ma dieci volte prima di sentirsi arrivati e pronti. E se certi nomi autorevoli hanno fatto scuola, un motivo ci sarà. Una cosa è certa: i contenuti diffusi da alcuni dei libri divenuti must della Letteratura, sono stati in grado di tramandare negli anni messaggi ancora e sempre presenti. Solide fonti come: Il Vecchio e il mare di Ernest Hamingway, Il Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupery, Dieci piccoli indiani di Agatha Cristie (giusto per citarne qualcuno) sono preziosi esempi di narrazione che esulano totalmente dal concetto di narcisismo tipico di alcuni scrittori contemporanei. Storia, ideologia, ironia, scienza, spaccati di realtà così ben descritti da proiettare chi legge in un universo parallelo o interposto al suo. Il segreto? Lo conosce bene il lettore: ritrovarsi nelle storie ed evadere dalla frenecità e dalle rogne del quotidiano.

La lettura è curiosità.

E anche se va tanto di moda, negli ultimi anni, estrapolare alcune frasi che amo definire ‘calamita’, ossia le famose citazioni o aforismi che determinano, in moltissimi casi, l’acquisto e il successo di un libro o di un autore, non importa. L’importante è suscitare curiosità e voglia di leggere per il piacere di farlo.

«La felicità è una fiaba, l’infelicità un romanzo.» Haruki Murakami

«Una cosa che puoi fare c’è. Sposami.» E. L. James

«Per i tipi esigenti come me, decidere dove sedersi il primo giorno di scuola può essere drammatico. Un passo falso e trascorrerai un anno intero accanto a un completo idiota.» Jeff Kinney

 

Ecco, ditemi se questi esempi non sono tre bei biglietti da visita ben confezionati per chi non sa chi siano: Haruki Murakami, E. L. James e Jeff Kinney. Questi tre autori hanno venduto oltre il milione di copie in tutto il mondo, chi più chi meno. Numeri da capogiro per i rispettivi editori: Einaudi, Mondadori e Il Castoro. Gli autori menzionati sono unici. Almeno credo. Sono in tanti a pensarla così. Ognuno a suo modo ha lasciato e sta lasciando un segno inequivocabile: si legge! Oppure si compra e poi si fa finta di leggere. Oppure siamo indirizzati verso determinate letture cosiddette di massa. Più se ne parla più ci si lascia convincere. Sia chiaro: nessuno nega la riuscita di questi tre titoli in particolare. Giusto qualche perplessità sul secondo (Cinquanta sfumature…), per gli altri due nulla da obiettare. Indubbiamente, alcuni fattori come quello del marketing aiutano, e anche parecchio. Il fenomeno Murakami ha spopolato, ovunque. Mescolando sogno e realtà, lo scrittore giapponesse ha fatto centro. Infatti è stato uno dei pochi pionieri ad affrontare il tema dell’introspezione e riscuotendo un successo colossale, tra l’altro senza cavalcare troppo l’onda dell’emotività legata ai sentimenti. Per non parlare di Cinquanta sfumature di grigio, rosso e nero. E. L. James ha creato non uno, ma mille precedenti e una lunga serie di scopiazzature a seguire. Tutti hanno criticato, snobbato, sminuito questo libro. Tutti o quasi lo hanno comprato, letto e di conseguenza, un buon numero di autrici ha cercato di crearne un clone. Quel “tutti” è stato una costante e ha fatto non solo la differenza ma anche le somme e la fortuna di chi lo ha tradotto e pubblicato. Si difende benissimo tutta la serie di Diario di una schiappa che non è secondo a nessuno in quanto a ironia e copertine colorate efficacissime, per gli innumerevoli guai e situazioni imbarazzanti in cui si ritrova il mitico ragazzino Greg, personaggio perennemente critico nei confronti degli altri e quasi mai nei confronti di se stesso.

Cosa aggiungere? Qualche considerazione forse fuori tema, ma sulle quali vi invito a pensare.

Molto probabilmente non tutti sanno che il libro viene, passatemi il termine, sfruttato come prodotto commerciale che, a seconda della fruibilità, può essere vendibile o meno. È pur vero che un libro va pensato, progettato, sotto diversi punti di vista. L’aspetto artistico è solo una cornice, allora? Può essere. D’altronde una bella cornice non determina la riuscita di un quadro. Il talento è il principio, un principio primo, di tutto riguardo, per arrivare, che va modellato e spinto affinché possa spiccare il volo dal nido metaforico in cui si trova prima di affrontare i lettori. Ma lo stile, il titolo, la copertina e l’editore, dove li mettiamo? Più è grande e irraggiungibile la scrivania di quest’ultimo, più possibilità ci saranno che qualcuno possa dire che avete scritto un libro. Che poi sia degno o non degno di essere letto, è un passaggio successivo. Prima bisogna davvero crederci, senza aspettarsi nulla.

Bella sfida eh?!

La lettura e la scrittura corrono su binari diversi sempre più distanti. Si potrebbe provare ad accorciare le distanze. A salire sullo stesso treno. Cosa ne dite?

Un’ultima cosa nel caso in cui non vi avessi scoraggiato abbastanza: autobiografie e sfoghi emotivi penzolano in fondo alle classifiche dei libri che nessuno leggerà… più o meno… mai.

Dunque: Fiaba o Romanzo? Felicità o infelicità… a voi la scelta.

La Bella addormentata nel bosco o Kafka sulla spiaggia?

Fratelli Grimm o Murakami?

Io, per ovvi motivi, ho già scelto…

 


Informazioni su Marina

Lettrice professionale, scrittrice e blogger, Digital Contentents Editor (sviluppo video/ideazione/editing di contenuti multimediali e infografica), Self publishing consultant, Editor e Copy editor. Ha seguito corsi di specializzazione su: Web writing, Talent scouting, Editing e Copyediting, Fotogiornalismo, Personal Branding, Blogging, PNL (Programmazione Neuro Linguistica), Risorse Umane e comunicazione interpersonale. Ha scritto sei libri e una serie di racconti per alcune Antologie, ricoperto il ruolo di responsabile-organizzatrice all'interno della giuria tecnica nella Terza Edizione del Concorso Letterario Internazionale Terra di Guido Cavani (sezione inerente agli ebook), collaborato con Il circuito Network Il Mondo Dello Scrittore. Attualmente si occupa di servizi editoriali e sta lavorando alla realizzazione del suo progetto personale ("Book&Art"). Nel frattempo, scrive, anche se... scrivere è una questione spinosa, anzi "spinosissima"!

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