Instagram e Facebook, alla ricerca della felicità (-like, +interazione)

“Notiziona”: Zuckerberg intende cambiare registro dando un segnale (forte?) su Instagram e Facebook. In che modo? Rendendo l’esperienza social felice, appagante, attiva e costruttiva, etc., etc., etc., agli utenti di entrambe i social network.

Semaforo verde per commenti very happy e opinioni a gogo anche quelle very happy.

Stop allo scroll, ai like for like e alla noia, quindi. Ho qualche dubbio sui risultati ma provo ad andare oltre e a canticchiare la famosa DON’T WORRY (be happy).

Gli utenti di Instagram e Facebook alla ricerca della felicità con meno “like” e più interazione. La troveranno? (Speriamo!)

In parole povere (povere si fa per dire), anzi, ancora meglio, a conti fatti, perché attorno ai social ruota un gran bel business, da adesso in avanti, cambierà qualcosa soprattutto per i magnati della comunicazione persuasiva, vale a dire gli influencer, i quali (con ogni probabilità) non potranno cantarsela e suonarsela autonomamente per ciò che concernerà gli accordi con i vari sponsor, fonte di guadagni astronomici derivati da followers, likes and comments.

Ma che cosa succederà all’atto pratico per i Paperon De Paperoni dei followers (veri o presunti)? Non è ancora del tutto chiaro se costoro continueranno a navigare nell’oro come lo zio più famoso dei fumetti Disney. L’unica cosa certa è, che è già stato nascosto (in via sperimentale) il numero di like su Instagram.

Questo “ribaltone” dovrebbe in qualche modo favorire interazione e condivisione (felici). Come? Non ci è dato sapere.

Instagram e Facebook

Ammesso e non concesso che l’utente si senta appagato da tale rivoluzione, sulla felicità potrei aprire una parentesi che non saprei dove andare a chiudere, di conseguenza evito e me la sfango così: basta crederci. Ecco, Zuckerberg ci crede e vuole fare sul serio.

Bisogna solo vedere se ci crederanno anche gli altri. A proposito, tenente a mente il sostantivo “altri”, perché giocherà un ruolo fondamentale in questa decisione (strategica) a dir poco pionieristica.

L’esperimento meno like più interazione è già cominciato, come accennato prima, proprio su Instagram (prossimamente toccherà a Facebook). Infatti, sotto i post dei profili seguiti compaiono soltanto i likes dei followers che avete in comune con quel determinato profilo, e… vicino a Tizio, Caio e Sempronio compare la dicitura “e altri”. Non si può dire che la mossa del guru dei social network non sia stata una mossa coraggiosa. È innegabile, piuttosto, quanto stia facendo clamore.

Quindi, per il momento, Zuckerberg ha segnato un bel goal.

Ne stanno parlando tutti (o quasi) dei like nascosti. E, anche se come se ne parla è tutto un programma, quel “tutti ne parlano” è già un effetto mediatico non trascurabile, se si pensa a chi ha, come Zuckerberg, la priorità il far parlare di sé e di una scelta nata impopolare che morirà come popolarissima. La partita, però, è ancora tutta da giocare. Rimanendo in tema di giochi, i likes non bastano più. Così come non basta più apparire e acchiappare cuoricini, consensi ormai considerati effimeri e poco produttivi. Riassumendo: il contenuto dovrebbe fare ombra alla forma. Ma come si fa se l’apparenza è sempre stata la vera protagonista del mondo virtuale?

A questo punto sorge spontanea la domanda ceccheriniana: “Facebook te tu fai il gambero per caso?”

Sì, perché l’impressione è quella di chi torna indietro, sui propri passi, dopo il fuggi fuggi di milioni di utenti costato molto caro all’azienda.

Il messaggio criptato di tutto questo bailame qual è or dunque? Sempre che ne esista uno.

Bisognerebbe esporsi, “essere” di più e apparire meno per essere felici. Ecco, bisognerebbe. Ma chiedere questo al popolo social è davvero troppo. Sarebbe come chiedere a un narcisista di smettere di specchiarsi.

Tuttavia, in cambio, c’è pur sempre il trofeo della visibilità, dell’aspetto commerciale consolidato dei social. Una visibilità discussa e contradditoria, grazie o per colpa (vedete un po’ voi) al rifornimento compulsivo (non proprio lecito) di likes. Sì, perché il fulcro del problema sembra essere più questo, rispetto alla wonderful experience, teoria secondo la quale dovremmo essere tutti più contenti socializzando senza fare i conti in tasca agli instagrammers o ai facebookkiani.

Le critiche sull’acquisto dei likes non piacciono e non piacciono nemmeno alcune storie che poco hanno a che vedere con le stories (leggi QUI). È inutile girarci attorno. L’immagine di Facebook e Instagram non è più al top anche per questa sorta di zavorre difficili da gestire. Quanto c’è di vero nelle piogge di “like” che arrivano nel giro di pochi secondi su certi profili? Il dubbio serpeggia.

Tutto sta diventando sempre più finto e meno coivolgente sui social. Sarà anche questo il leitmotiv della retromarcia sui likes?

Certo, i compensi e le sponsorizzazioni assegnati agli influencer, d’altronde, viaggiano su numeri da capogiro. Le persone vogliono arrivare lì, a qualunque costo.

Idem per Facebook e Instagram, che non dimentichiamocelo, sono società regolarmente quotate in borsa, con tanto di utili sonanti e ben pochi dilettevoli che strappano sorrisi aggratis.

Poi, c’è un poi mica da poco: i numeri (chiamiamoli così) degli influencer, attualmente, non sono completamente gestiti da Facebook e Instagram. Lascio a voi le conclusioni. Esperienza social felice o meno, sta di fatto che tutto ciò potrebbe essere definito utopico, in un mondo dove l’apparire ha surclassato l’essere.

Anche se, “utopia” è una definizione che suona fin troppo alta visto il cuore dell’argomento. Forse, “assurdità” potrebbe essere il termine più adatto. Voi che ne dite? Spendereste più tempo a commentare e interagire, oppure sareste più per il no likes no social?

Vi lascio con una citazione che calza a pennello con il senso del post.

«Non ci è permesso scegliere la cornice del nostro destino. Ma ciò che vi mettiamo dentro è nostro» Dag Hammarskjöld, diplomatico, economista, scrittore svedese, ex Premio Nobel per la pace, che a mio modesto parere aveva ragione da vendere.

Alla prossima Questione Spinosa, cari lettori…

QUANTI SIETE…

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