Il sublime

Il sublime dell’essere nella silloge “L’oltre quotidiano” di Emanuele Martinuzzi [recensioneInFiore]

Nella silloge poetica “L’oltre quotidiano” (Liriche d’amore) di Emanuele Martinuzzi è racchiuso, a mio avviso, il sublime dell’essere, ovvero ciò che è al limite dell’animo umano, in senso estetico, spirituale, intellettuale e morale. Qualche settimana fa, il poeta toscano è stato ospite di Verba Spinosa e ha scelto il suo #fioredʼautore. Ve lo ricordate? Se ve lo siete perso potete andare a leggere QUI.

Apro una breve parentesi. Il Sublime, per chi non lo sapesse, è lo studio dei principi dell’intuizione sensibile. In poche parole si tratta di una categoria estetica che risale all’antichità classica e successivamente alla corrente del Romanticismo. Tale premessa è necessaria all’introduzione della recenioneInFiore di questa raccolta di poesie pervasa da un aspetto ambivalente, per l’appunto, estico e romantico.

Bene, è arrivato il momento di scoprire insieme cosa è emerso dalla mia lettura.

“Tra tenebre e aspri uragani: il sublime dell’essere regna nelle poesie di Emanuele Martinuzzi”

Recensione a cura di Marina Atzori

Inizio subito con la poesia che ho preferito: “Un bivio”. Anche se, a essere sincera, sono state tante le liriche a cui mi sono appassionata. Per questo motivo ho pensato di riportare alcuni passaggi, in modo che possiate rimanere coinvolti nel filo delle mie impressioni. Seguitemi e non ve ne pentirete…

 

Il sublimeNegli ultimi tempi ho avuto modo di leggere molta Poesia. Questo non può che farmi piacere, dato che io stessa scrivo poesie (perlomeno ci provo), e visto, soprattutto, a mio modesto parere, che si trattava di Poesia scritta bene. Sono innamorata della lettura, forse ancora di più che della scrittura, perché leggere è una fonte inesauribile di crescita, di confronto, di condivisione e di molto altro. Un molto altro che si trova solo se si è disposti a cercarlo. Chi, come me, coltiva la passione per i libri può capire ciò che intendo fino in fondo. Per uno scrittore, leggere significa uscire, seppure temporaneamente, dal proprio guscio artistico e dal seminato narcisista, propri di una personale cifra stilistica. Si legge per fare un passo verso qualcun altro che scrive. Si legge, come in questo caso, per arricchirsi, non soltanto da un punto di vista emotivo ma anche culturale. La Poesia è un alternarsi di do ut des”, o meglio, è anche questo e molto altro. Il poetare non è solo rimeggiare ma anche scoperta dellʼaltrui arte. La Poesia va oltre il molto altro e si spinge al di là degli orpelli, dei concetti più concreti e decifrabili di un romanzo che a un certo punto finisce, ribaltando i pronostici dellʼinizio. Non ci sono teoremi dimostrabili, né ipotesi o tesi per quello che credo sia il modo di scrivere più personale ed essenziale del mondo letterario. Si può essere ispirati, si può essere influenzati da una corrente letteraria, da un poeta in particolare, dai propri studi umanistici. Perché no? Ed è pur vero che la Poesia è contaminazione e scissione insieme. Da una parte il Male e dallʼaltra il Bene. Il poeta ha il compito di estrapolare dalle virtù che stanno nel mezzo, i sentimenti più puri. La Poesia tende a rappresentare lʼuniversale rendendolo particolare. Si può arrivare e non arrivare al lettore, ma il poeta vero, vale a dire colui che sente e scava nel sentire, senza risparmiarsi, ha sempre qualcosa da dire e da raccontare, che a volte si vede e a volte no. Emanuele Martinuzzi in tal senso non tradisce le aspettative e determina il suo stile servendosi della parola magica della Poesia: lʼoltre, associandola allʼaggettivo quotidiano. La novità sta nel come E. Martinuzzi esprime le azioni di tutti i giorni. Qualcosa che allʼapparenza potrebbe apparire banale, ma che non lo è affatto.

 

Donna sai di aspri uragani e fossati di smeraldo,

di accordi sabbiosi sfumati in silenti maree,

di voci nebbiose che urlano per rimanere remote.

[ … ]

Estratto dal componimento: “Donna

 

Come potete vedere, la donna è al primo posto nei componimenti del Martinuzzi. Non vi è nessun cenno a calare il sipario su colei che assume la percezione della polarità, del centro di un palcoscenico allestito apposta per esaltarne la bellezza e la complessità. La donna è favola, candore celestiale e angelico. Essa è midollo dei pensieri più intimi di un uomo che la porta in alto e la solleva fino a farle sfiorare una sorta di perimetro metaforico-virtuale dellʼinfinito. Lei (la donna) è madre, è amante, è angoscia, è paura, è essenza, nettare. La figura femminile è il significato ultimo e sublime dellʼessere.

 

Non assomigli a nessuna parola,

sei dettata in caratteri che amano

tacere, corretta dallʼassurdo

nella grafia amara dei miei notturni.

[ … ]

Estratto dal componimento: “Non assomigli a nessuna

 

La Poesia stessa è donna e si rivela nel metalinguaggio ricercato, ma con moderazione, di E. Martinuzzi, che affronta e affina il tema dellʼamore attraverso la delicatezza impalpabile della filosofia. Il paragone è netto ed efficace. Poesia e filosofia dell’arte amatoria si sposano perfettamente. La chiave di lettura, forse, è da ricercarsi nel primo verso: “Tu non assomigli a nessuna parola”. Cosa c’è di più importante di una parola per un poeta? Nulla, credo. Non so a voi, ma a me non sembrano poco, il suono, la linfa e il ritmo di questo componimento. Ed è solo un piccolo esempio. NelLʼoltre quotidiano ci sono sonorità, astrattezza, purezza, cʼè volontà quasi illustrativa di comunicare. È presente un’introspezione misurata ma ci sono anche apertura e desiderio di andare incontro a un lettore che provi a immedesimarsi negli stati d’animo del poeta, nei luoghi, negli attimi.

[ … ]

Le mie labbra erano petali secchi

fin quando su di loro

non si sono dischiuse le tue.

[ … ]

Estratto dal componimento: “Non sapevano i miei occhi

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La Natura sembra danzare, circondare e creare atmosfere nelle poesie di E. Martinuzzi; essa disegna pensieri e fiori, e anela circostanze, occasioni conquistate e perse nel contempo, forse per ingenuità e per una fiducia che pare scivolare di mano ogni volta, giorno dopo giorno, nel fatidico quotidiano del titolo.

 

Santuario o giardino, non sei

che un frutto dʼamore e di morte

da cogliere e sbucciare.

Estratto dal componimento: “Nei tuoi capelli di nebbia

 

Ci sono una miriade di emozioni, di pulsioni che chiedono udienza a un altro cuore. Un cuore che non sa e che dovrebbe sapere, per capire da che parte stare senza farsi male. NelLʼoltre quotidiano ci sono sentimenti non semplici da spiegare, poiché credo che nella Poesia non tutto vada compreso e interpretato, ma semplicemente accolto nella sua straordinaria segretezza. Nelle poesie di Martinuzzi si palesano spazi immensi in cui riflettere e un involucro, capace e frangibile, una corazza, forse, dellʼanimo maschile cavaliere, destinato a proteggersi con uno scudo invisibile: la sensibilità. E.Martinuzzi esprime intenzioni rare da leggere in un libro e legate agli affetti che più contano, hanno contato e conteranno, nella vita di un uomo.

Bachtin, filoso e critico letterario russo, asseriva che la lingua fosse in grado di svelare nella letteratura tutte le sue possibilità, di spremere tutti i succhi e quasi di superare se stessa.

Ecco, io credo che Emanuele Martinuzzi superi lʼaspetto profondo tipico di un genere poetico più diffuso. Egli infatti raccoglie i frutti dei suoi concetti e li mette a disposizione del lettore, regalandogli un tratto di sé nascosto, e forse inconsapevole delle reazioni che il poeta stesso potrà suscitare. Lʼoltre quotidiano è unʼaltalena di sensazioni, di profumi, un compendio di messaggi, di colori dai toni chiari e scuri, di valori accesi e generosi. Emanuele Martinuzzi è un poeta che probabilmente ha temuto i vuoti, gli uragani, i fossati e le maree e ha cercato di superare se stesso, forse, messo alla prova dallʼinquieto vivere. Con lʼarte di scrivere ci è riuscito, per mezzo dell’amore di una Natura vasta e complice, coprotagonista indiscussa di questa splendida raccolta di poesie.

 

Marea dentro marea/…

Bocciolo dentro bocciolo, mentre sospira

nei petali solitari dei nostri lineamenti

un destino di rosa, che ci scompiglia

a primavera e ci tramortisce col suo turbine,

dei nostri ricordi anima e crepuscolo.

Vuoto dentro vuoto/…

[ … ]

Estratto dal componimento: “Marea dentro marea

 

Avete letto un po’ di forse. Certo, non poteva essere altrimenti, perché Il dubbio è lʼanima, la fiamma, la nuvola soffice in cui, spesso, la Poesia si culla e si rifugia insieme alla penna che plasma i contorni imperfetti dell’anima che la ospita.

Consiglio questo libro a chi nutre il desiderio di immergersi in un vortice di sussurri e silenzi, di equilibri nostalgici tra volere e potere. D’altronde, l’amore non sempre trionfa. Il bello della Poesia è andare oltre. E forse, il bello sta anche in quell’eterno soffrire per amore, a cui noi stessi attribuiamo il peso romantico e a volte sublime dell’eternità.

Il sublime

© RIPRODUZIONE RISERVATA | 09 maggio 2018 (19:00

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