Heidi

Il ritorno di Heidi in un libro che spacca [Recensione]

Il ritorno di Heidi in un libro ultra moderno. Chi lo avrebbe mai detto? Già, perché Heidi uguale che bei ricordi! Chi, per l’appunto, non si ricorda della bimba tenera, piccola, con un cuore così, che correva a piedi nudi nell’erba e si dondolava sull’altalena in maniche corte, incurante delle cime innevate alle sue spalle?

Scherzi a parte, ma quanto mi piace ripensare alla baita, al nonno, il burbero vecchio dell’alpe che con la gerla scendeva a valle per comprare i viveri di prima necessità. Vorrei tornare ai tempi che furono, ma purtroppo come disse il Foscolo, a un certo punto, in Alla sera: «Fugge questo reo tempo».

Provo a trattenermi, ma è più forte di me, mentre guardo il video su YouTube canto a squarciagola la canzoncina…

Heidi, (Heidi) il tuo nido è suoi monti,

Heidi (Heidi) eri triste laggiù in città.

Accipicchia qui c’è un mondo fantastico.

Heidi, (Heidi) ti sorridono i monti.

Heidi, (Heidi le caprette) ti fanno ciao.

[…]

 

Il ritorno di Heidi
Link all’acquisto in formato ebook

Titolo: Heidi

Autore: Francesco Muzzopappa

Fazi Editore (14 giugno 2018)

ASIN: B07CXWSPFJ

Lunghezza stampa: 198

Ben tornata Heidi, ti stavamo aspettando…

Recensione a cura di Marina Atzori

Ci sono libri e libri. Libri profondi, libri noiosi, libri lunghi come la Quaresima. Libri che non finiresti, neanche sotto tortura, nemmeno quando rimani “sepolto in casa”, per cause di forza maggiore, tipo: fuori ci sono due metri di neve, lo smartphone non prende una mazza, è andata via la corrente e si sono gelati i tubi del riscaldamento. Non è questo il caso, anzi. Heidi è un libro, anzi una storia che spacca. Una storia che leggerei comunque e dovunque, anche a Cala Mariolu, il quattordici di agosto, quando fa un caldo fottuto, mentre (quasi) tutti si stanno facendo il bagno, mentre la gente si gode una granita bella ghiacciata sotto l’ombrellone, magari con la testa altrove, un po’ all’otto verticale di un cruciverba iniziato (con calma) il trentuno luglio, un po’ al ritornello di Amore e Capoeira. Difetti non ce ne sono, neanche a cercarli con la lente di Sherlock Holmes. Be’, uno piccolo piccolo c’è. Sono indecisa se dirvelo subito. Ma no. Ve lo dico dopo.

Ecco, per stare al passo con i tempi dei ‘WathsAppari’ dipendenti (e non), se dovessi paragonare Heidi di Francesco Muzzopappa a due emoticon, sarebbero certamente, lo smile angolato di trenta gradi che si sbellica dalle risate (con tanto di lacrimoni) e la faccina pensante con la mano sotto il mento.

Non ce n’è. Come e da dove inizio? Vediamo. Scusate l’attimo di esitazione, ma c’è un motivo (serio). L’ultimo libro che ho letto e recensito è stato Kafka sulla spiaggia, dal quale non sapevo se sarei uscita indenne oppure con qualche ‘ferita di guerra’. Sto ancora cercando di schivare ‘le tempeste di sabbia’, e di risalire da quelle quattro/cinque catapulte infernali di Murakami, vale a dire, gatti parlanti, ‘Pietra dell’entrata’, haiku, biblioteche, sardine che piovono dal cielo, etc. Per fortuna sono ancora viva e soprattutto con l’umore alto per raccontarvi che da Murakami si può guarire. Come? Con una terapia d’urto abbastanza efficace: leggere subito dopo qualcosa che sia agli antipodi. Ed è proprio grazie ad Heidi che definire ‘solo’ divertente sarebbe riduttivo, che non mi sono lasciata prendere dalla frenesia di preparare lo zainetto (come Tamura, protagonista di Kafka…) e fuggire, senza se e senza ma, alla volta di Takamatsu, nel Sud del Giappone, per tumularmi in una biblioteca, fighissima eh, ma che deve piacere. Tutto è bene quel che finisce bene ed è dopo i temporali che spuntano gli arcobaleni. E qui, infatti, entra in gioco Heidi con un sense of humour che ti salva le giornate di settembre, ottobre, novembre e avanti così, fino all’estate prossima.

Dicevamo… seppure non creda sia semplice scrivere un romanzo-favola come questo, sono sicura che la semplicità e lo stile autoironico faranno in modo che Heidi di Muzzopappa sia premiato dal pubblico dei lettori che cercano la freschezza, la leggerezza, ‘il sopra le righe’.

In Heidi ci sono: tutto questo e qualcosa di più, che non ti aspetti. Un po’ come quando vai a vedere i fuochi d’artificio e ci sono anche le stelle. Le stelle rimangono impresse, anche dopo i botti, dopo i colori passeggeri, dopo gli effetti. Dico questo, perché di Heidi ti rimane qualcosa a prescindere dall’esplosione cosmica iniziale. L’incipit è davvero un’onda anomala che se anche non sei capace a nuotare, ti lasci trascinare dalla corrente. Tuttavia esiste anche un’altra chiave di lettura che racconta qualcosa di tristemente vero, come le dinamiche che si sviluppano negli ambienti lavorativi delle grandi aziende, dove in fondo, spesso sei solo un numero, dove il potere e il denaro vincono sulle idee e sull’intelligenza, dove la concorrenza e l’invidia possono schiacciarti come la pressa per fare gli hamburger. Lo scrittore pugliese, milanese d’adozione, mette da parte la banalità, le battute scontate, i luoghi comuni di tanti altri libri che mi hanno deluso. Solo per questo merita di schizzare nella TopTen dei miei libri preferiti.

 

Muzzopappa lascia spazio alla genialità della satira e se la cuce addosso, scrivendo in prima persona e ‘indossando’ i panni del dolcemente-complicato universo femminile, senza fare una piega.

A proposito di talento, il personaggio di Chiara, non solo è geniale nel suo essere vero e vicinissimo alle personalità di oggi, imperfette, insicure più che mai, costrette a incastrare i loro impegni nel vortice dei tempi frenetici tipici di una città come Milano.

A Milano la puntualità è tutto.

Per strada c’è un orologio ogni cento metri. Che si tratti di un campanile, del display di una pensilina o di un quarzo luminoso su un cartello pubblicitario, non c’è modo di sapere che ore sono.

Qui il tempo è denaro, il denaro è vita e la vita è lavoro.

La fregatura è questa.

[Breve estratto dal Cap.6]

Chiara è una bomba a orologeria di fragilità, ma è anche una donna in carriera che non si lascia sottomettere.

Chiara però è anche vittima delle sue nevrosi, delle notti insonni, di un rapporto insoddisfacente col padre, del suo lavoro di talent scout alla Videogramma, dove fa provini per la gente che vorrebbe apparire in televisione. Lei deve cercare di collocare i profili all’interno di quei programmi trash che negli ultimi anni spopolano in Tv. Malattie psicologiche terrificanti, numeri da circo e sofferenza da vendere al miglior offerente. Più l’esibizione è assurda più possibilità ci sono di entrare nelle grazie del suo Boss. Vi dico solo che ne leggerete di tutti i colori. Se stessi parlando di un film, vi direi che vale il biglietto. Visto che si tratta di un libro, vi dico: non ve ne pentirete, spettacolo e risate garantiti.

Torniamo alla protagonista. A un certo punto della storia, Chiara riesce a estraniarsi e ad avere una percezione diversa di ciò che la circonda.

Ai suoi occhi si apre un mondo. Un mondo diverso dove c’è la possibilità di fare emergere i sentimenti e soffocare le inquietudini. Non a caso, i suoi pensieri e le contraddizioni che ne derivano viaggiano alla velocità della luce. È difficile dargli un freno. Le emozioni non sono le uniche ad andare a velocità sostenuta. A Milano il tempo corre, galoppa veloce, troppo, più della famosa gazzella inseguita dal leone. Chiara è la gazzella impegnata nella lotta alla sopravvivenza dallo stress, mentre il leone è il lavoro. La foresta? Il solito bar e i panini mangiati in fretta e furia, buttando un occhio ai Navigli Lombardi e uno all’orologio. Chiara è immersa nella sua stessa routine, al punto di sentirsi stretta, chiusa nella morsa di un sistema e di priorità che, in fin dei conti, sono finte urgenze. È così che la donna sacrifica la sua presenza al padre (Massimo) malato, e a Thomas, figura maschile notevolmente illuminante di cui non vi anticipo nulla.

I personaggi principali sono tre, uno più forte dell’altro.

Per forte intendo forza narrativa, forza caratteriale, potere di persuasione, di coinvolgimento. Il potere descrittivo è al primo posto nella mia classifica sui punti di forza di questa storia bella per davvero. Subito dopo c’è il padre Massimo, persuaso di essere ‘il vecchio dell’alpe’ del famigerato cartoon in cerca di Fiocco di Neve e di Nebbia. Udite udite: si farà riferimento anche a Peter, il pastorello e a Clara. Ve li ricordate? Eh sì, credo che con questo libro le caprette abbiano preso un sacco di punti, già dalla copertina. Non aggiungo altro, perché non voglio rovinarvi le sorprese, né fare spoiler. Segreto dei segreti: Muzzopappa mi è piaciuto da uno a dieci, centouno.

L’autore è stato in grado di tirarmi dentro la storia con i dettagli che contano, con quelle che io amo definire ‘le frasi Wao’.

Quei paragrafi che prenderesti l’evidenziatore e giù, a sottolineare fino a dopodomani mattina.

Un esempio? Pronti!

Ecco un passaggio estratto dall’incipit:

È da milioni di settimane che non riesco a sedermi dal parrucchiere per farmi dividere il cranio in  sezioni e impacchettare le ciocche nella carta stagnola per dare al mio castano una luce in più. E se non ho tempo per i capelli, ne ho ancora meno per fare esercizio fisico. L’unica disciplina sportiva a cui mi dedico con costanza è masticare, soprattutto carboidrati. Ho rinunciato alle diete quando ho scoperto che anche restando a digiuno per tre settimane ingrassavo un chilo. Se sono stata progettata per espandermi nel cosmo è inutile oppormi. Cerco solo di non strafare.

Sono una M, e mi piacerebbe restarlo.

[Breve estratto dal Cap.1]

Altroché keyword.

Qui la parola ti prende per un braccio e ti porta via, fino all’ultima pagina. Heidi non può lasciare indifferenti neanche le statue di cera o le ‘millemila’ Signore Rottermeier presenti nel pianeta Terra. Sapete perché? Perché intorno alla storia di Chiara c’è la storia di tanti. Per tanti intendo uomini e donne che nascondono la testa sotto la sabbia. C’è uno spaccato attento, preciso, reale, comico, drammatico e sincero dei Tempi Moderni in questo libro. Ah, la volete sapere un’altra cosa?

Francesco Muzzopappa è una penna straordinaria e ho pronta anche una mia personale visione poetica di Heidi e dell’autore.

Muzzopappa ti fa salire su una sorta di ruota panoramica, stile quelle dei Luna Park, per capirci. Dall’alto vedi tutto, tutto quanto, persino quello che hai paura di vedere perché, tra una risata e l’altra, ti accorgi che quel tutto è il mondo vero, quello in cui stai vivendo e da cui vorresti neanche tanto segretamente scappare. Hai come la percezione dell’aria piena di vizi e di poche virtù che respiriamo ogni giorno. Occhio però. Quando scendi ‘dalla giostra’ sono guai. Rimani frastornato da una vaga sensazione di vertigine, ti senti un po’ ubriaco, come se avessi ballato in tondo per qualche minuto e avessi deciso di fermarti troppo tardi. Sembra quasi che qualcosa sfugga al tuo volere, al tuo equilibrio precario.

E adesso: il finale. Hedi è una boccata di ossigeno che consiglio a chiunque voglia sorridere, e nel frattempo riflettere, sulla gabbia sociale in cui viviamo.

Siete pronti per conoscere il PunteggioFiore di Heidi?

Ah, dimenticavo. Il difettuccio di cui vi ho parlato all’inizio: troppo corto, accidenti! Non c’è problema. A tutto c’è rimedio. Mi aspetta Dente per dente

Intanto non mi resta che augurarvi una buona lettura con Heidi! Alla prossima recensioneInfiore.

Il ritorno di Heidi

 

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