Nuraghe

Il nuraghe: fortezza difensiva o luogo di culto?


Il nuraghe: fortezza difensiva o luogo di culto?

Nella mia rubrica “StoriadiSardegna” vi parlerò di una terra dai mille volti storici, tutti da scoprire.

Il Nuraghe

Su Nuraxi di Barumini

Il nuraghe: sapevate che in Sardegna ne esistono oltre seimila esemplari?

Tra i più noti, SU NURAXI di Barumini che ha ottenuto nel 1997 il riconoscimento di patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO. Si sostiene che tali popolazioni antiche, siano state tra le più complesse da interpretare e sviscerare, in quanto osservate, a più riprese, e viste come “strane” e imperscrutabili. Per questa ragione, non è stato semplice cogliere e riassumere in poche righe, quale fosse stata l’esatta funzione di queste torri di pietra a base triangolare o pentagonale, a forma di tronco di cono.

La parola nuraghe,

deriva da nur, mucchio di pietre cavo.

Altro aspetto innegabile è che queste “case di pietra” uniche, stratificate per mezzo della modulazione delle pietre con l’ausilio del fuoco, sono considerate dei veri e propri capolavori architettonici. Alcune di queste strutture sono più semplici, altre più elaborate e costituiscono per una serie di effetti e concause, uno dei simboli fondamentali alla ricostruzione storica dell’identità del popolo sardo. E, ancora oggi, diversi esemplari di questa sorta di templi megalitici, sparsi per tutta l’Isola, richiamano l’attenzione di turisti e scienziati provenienti da tutto il mondo.

Archeologi e storici: teorie a confronto

Grazie a diversi ricercatori come l’archeologo Giovanni Liliu, meritevole di aver riportato alla luce alcuni aspetti del periodo nuragico (che va dal 900 a.C. al 500 a.C.), e grazie anche e soprattutto alla sua storia, carica di mistero, la Sardegna e i sardi, hanno parecchio da raccontare sul passato legato allo studio delle antiche civiltà. Infatti, secondo alcune dottrine scientifiche, rafforzate e appoggiate, in particolar modo dagli archeologi, pare che, un tempo, queste costruzioni fossero utilizzate come rifugi militari quasi inespugnabili, considerati al pari di alcune delle fortezze più sicure costruite durante l’epoca preistorica. Potrebbe esservi sfuggito, invece, (di questo parlerò nel post) che tali teorie sono state respinte, anzi demolite, punto per punto, a più riprese, da alcuni studiosi esperti accreditati, di Civiltà nuragica, in particolare dal Professore linguista e glottologo Massimo Pittau, nel suo “LA SARDEGNA NURAGICA” (Cagliari 2006, Edizioni della Torre). Il punto cruciale ruota, in buona sostanza, attorno a due principali scuole di pensiero: i nuraghes erano fortezze/torri di avvistamento, oppure, luoghi di culto dove celebrare funerali o venerare entità superiori? La risposta del Pofessor Pittau è netta e non fa una grinza: i Nuraghe erano luoghi religiosi. Il libro del Professor Pittau è un vero e proprio pozzo di informazioni e documentazioni preziosissime, un trattato ricco di conferme e di sicure smentite sulla questione “nuraghe”. Le prime, ossia le conferme, vengono esposte sottoforma di tesi – dimostrate quindi, dal punto di vista storico-scientifico, con tanto di esempi chiarificatori; mentre per quanto concerne le seconde, ovvero le smentite – riguardano una visione prospettica più filo-paleontologica. Le due visioni, diametralmente opposte, vengono messe a confronto, o meglio, al setaccio, in modo obiettivo e critico dal Professor Pittau. Attraverso argomentazioni motivate che comprovano una indubbia superficialità e approssimazione in materia di strutture nuragiche, da parte di alcuni archeologi, il linguista dimostra che i nuraghe erano spazi in cui si adoravano le divinità.

Il Nuraghe

Nuraghe quadrilobato di Adoni (Villanova Tulo – CA)

Dunque, il popolo Nuragico è stato oggetto di innumerevoli discussioni. Storici e archeologi si sono confrontati a lungo, a colpi di botte e risposte scritte sui libri, sui giornali, non senza una punta di vetriolo. Il NuragheTuttavia, come detto in precedenza, gli aspetti morfologici descritti dagli archeologi non sono risultati del tutto convincenti in fase di interpretazione. Tornando al Prof. Massimo Pittau, attraverso i suoi approfondimenti si arriva ad assegnare al nuraghe una funzionalità ecclesiale, assai differente da quella militaristica (teoria più diffusa), sostenendo fortemente la chiave alternativa tribale-religiosa, communitario-familiare, peraltro già sorretta in precedenza dal Professor Michele Columbu di Ollolai, (Politico, insegnante e scrittore, attendibile conoscitore del territorio dell’Isola, forte di averlo girato a cavallo, in lungo e in largo, e che nell’aprile del 1964 fu protagonista della “marcia su Cagliari”, percorrendo a piedi 500 km lungo tutta la Sardegna per chiedere lavoro e sviluppo delle zone interne e montane), il quale sosteneva fortemente che i nuraghe non fossero affatto roccaforti. In questi luoghi di culto presidiati da capitribù e personalità religiose venivano esercitati riti funerari e custodite le tombe. A testimonianza di ciò, ci sono stati anche i recenti ritrovamenti, quasi integri, di altari sui quali, presumibilmente, si sacrificavano gli animali agli dèi (Antas, Amon, Tanit…).

Quindi, poiché non sarebbe stato possibile viverci in modo costante e assiduo, non solo da soldati o da miliziani, anche a causa del clima e del territorio, che li rendevano freddi e angusti e poco protetti dagli agenti atmosferici, i nuraghes non potevano essere dei fortini e nemmeno delle postazioni di controllo del territorio circostante. Da alcuni studi è emerso che il corpo umano non avrebbe mai resistito a temperature e percentuali di umidità che vi stagnavano all’interno. Inoltre, sarebbe stato impossibile, visto l’alto numero di nuraghi presenti in tutta l’Isola, garantire un numero tanto alto di sentinelle per ogni postazione da sorvegliare.

Fortunatamente oltre ad aver acceso qualche scintilla tra gli animi degli addetti ai lavori, l’uomo dell’età del bronzo è riuscito a lasciare queste e altre tracce indiscutibili, tangibili e indelebili della propria esistenza, tanto controversa e discussa. Il fascino e il mistero sono due prerogative che non fanno difetto alla Sardegna, le cui basi socio-culturali, sono affidate e legate, in gran parte, a mani forti, laboriose e instancabili come quelle dei nuragici.

Lettura consigliata da Verba Spinosa blog

Il Nuraghe

Titolo: LA SARDEGNA NURAGICA

Autore: Massimo Pittau

Edizione:2
Anno edizione:2013
Pagine: 304 p., ill., Brossura

EAN: 9788873434573

Ibs

Descrizione:
In Sardegna è durata più di 200 anni – anche con i suoi risvolti umoristici la diatriba circa la “funzione” o “destinazione” dei nuraghi. Che cos’erano questi antichi monumenti sardi, che hanno dato il nome alla “civiltà nuragica”, la quale è stata la prima “civiltà” dell’Italia? Templi, tombe, abitazioni, torri di segnalazione, fortezze, case fortificate, forni fusori, edifici trionfali, edifici per evitare le zanzare? Nel 1977 il professor Massimo Pittau, dell’Università di Sassari, ha pubblicato “La Sardegna nuragica”, nella quale ha affrontato in maniera ampia ed approfondita la questione della “destinazione” dei nuraghi. A trent’anni dalla prima pubblicazione ha visto la luce la seconda edizione riveduta e aggiornata, e che ha indotto numerosi nuragologi a mutare la propria tesi.
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Vi racconto un viaggio diverso dagli altri, il mio. 

Informazioni su Marina

Sono nata a Chivasso ma le mie origini sono sarde al 100%, freelance, editor, blogger irriverente come un avvocato, ma soprattutto scrittrice affetta da “sindrome di inchiostro”. Mi sono diplomata all’Istituto Magistrale, ho frequentato la Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino, seguito corsi di approfondimento su: Web writing, Editing, Fotogiornalismo, Personal Branding, Blogging, PNL (Programmazione Neuro Linguistica), Risorse Umane e comunicazione interpersonale. Per quindici anni sono stata impiegata presso una multinazionale leader mondiale nel settore dell’abbigliamento sportivo, dove ho acquisito una considerevole esperienza in materia di Marketing, Customer service, gestione del personale (merchandising product, team building, staff planning, problem solving, risk management) assumendo un ruolo di responsabilità all’interno dell’organigramma e del Team Management. Insomma: una bella macedonia il mio percorso pre-autorale! Poi, nenche tanto poi, ho iniziato a scrivere e non sono più riuscita a smettere. Ho scritto sei libri, una serie di racconti per diverse Antologie, ricoperto il ruolo di giuria tecnica nel corso delle tre edizioni del Concorso Letterario Internazionale Terra di Guido Cavani e collaborato con Il circuito Network Il Mondo Dello Scrittore. Attualmente, indovinate un po'? Scrivo e spero di continuare a farlo... ad interim! Anche se... scrivere è una questione spinosa, anzi "spinosissima"!

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