Il Montgomery Rosso

Il Montgomery Rosso, Piccola grande storia di una vita non facile [recensione]

La recensioneInFiore di gennaio è dedicata a “Il Montgomery Rosso”. L’autrice è Matesch ed è alla sua prima pubblicazione. Vi ricordate di lei? Ve ne avevo già parlato QUI, nella sua Pagina Fiore. Non vedo l’ora di condividere con voi le mie impressioni su questa lettura. Gli spunti sono parecchio interessanti. E poi… alla fine c’è il consueto Punteggio Fiore di Verba Spinosa. Quante margherite avrà ottenuto “Il Montgomery Rosso”? Follow me, e lo saprete…

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Recensione a cura di Marina Atzori

“Piccola grande storia di una vita non facile”

In corsivo troverete alcuni passaggi del libro che ho ritenuto essere particolarmente significativi, e che mi aiuteranno a non “spoilerare”, perché la trama è abbastanza articolata.

Protagonisti e trama

Teresa, Maria e Ugo, Ada e Mimmo. Ognuno di loro ha un’anima differente e un filo conduttore che li accomuna: la famiglia e un sogno da rincorrere.

Teresa non ha tempo di farsi bella neanche la domenica…

Maria non ha mai avuto tante occasioni per uscire con gli amici…

A Ugo la vita dura dei castagneti non piace. A diciassette anni decide di arruolarsi.

Ada è ancora una bambina, ma ogni giorno parte dal quartiere Casilino fino alla Piramide per portare il pranzo alla sorella, controllare che mangi e poi tornare indietro con le ciotole vuote.

Di carattere socievole e solare, Mimmo manda diplomaticamente a quel paese il professore, si prende la bocciatura con onore e decide di lasciare gli studi e cercarsi un lavoro.

L’autrice è come se fosse presente in ogni scena

Ho provato a immaginare Matesch affacciata a una finestra immaginaria che le concedesse di vedere ciò che non si può vedere, di sentire parole che, altrimenti, nessuno sentirebbe. Sì, perché i libri servono a dare voce e vita alle storie. Ecco: Matesch ha dato vita a questa storia osservando con attenzione e coinvolgendo il lettore con una voce autoriale sempre attenta alle sfumature, ai dettagli, alle decisioni sofferte dei protagonisti. L’autrice è brava a dipingere uno sfondo in bianco e nero, ad andare indietro nel tempo. “Il Montgomery Rosso” potrebbe essere paragonato a un libro-documento, con tanto di riferimenti storici agli anni difficili del dopoguerra. Anni di migrazione verso l’Australia, il Canada e l’America, ma anche verso la Città Eterna, Roma.  Anni in cui i sogni, in Italia, faticavano a entrare nelle case delle persone, perché le case non c’erano e bisognava guadagnarsi tutto, anche solo un posto dove dormire e risvegliarsi dall’incubo della guerra. Eppure, in questo libro, si riesce a percepire anche la Pace, come qualcosa di magico che si tramuta in desiderio di una risalita, non senza fatica.

“Il Montgomery Rosso” è una storia di ricerca del cambiamento, di sentimenti radicati e forti, e di volti così ben delineati da sembrare fotografati, da avere l’impressione di poterli vedere e riconoscere, mentre camminano nei vicoli e per le strade

Il racconto è così tanto sentito da somigliare a un caldo abbraccio, che avvolge facendo la differenza capitolo per capitolo. Soprattutto nei momenti in cui il buio e le distanze tendono a prevalere sulla luce e sulla speranza.

I pensieri prendono forma e colore nei dialoghi, dando forza narrativa alla storia e ritmo agli intrecci. In questo libro si respira verità, tradizione e non scelte che pesano come macigni. E poi c’è il coraggio, c’è il confidare negli affetti e il diffidare dalla felicità, tanto vicina e poi tanto lontana da non riuscire nemmeno a sfiorarla; in questo libro viene da domandarsi che forma abbia la felicità e persino se esista o se sia solo un’illusione, un privilegio per pochi eletti. In questo libro c’è un viaggio nel passato e c’è cura del presente, lo si nota dal linguaggio e dai personaggi, che si amalgamano, che si appoggiano alle righe come tante piccole grandi storie di vita, chiuse nel cassetto della memoria.

Non mancano le fragilità e la delicatezza attraverso le quali Matesch racconta la povertà, senza orpelli, che come per magia si trasforma in ricchezza e semplicità

La tovaglia di cotone rosso, i tovaglioli di colore bianco del servizio del matrimonio di Maria e Ugo, i piatti in ceramica bianca con fiori e bordature dorate, le posate di finto argento e i bicchieri trasparenti, tutti spaiati.

In questo romanzo incrocerete i contadini di provincia, sentirete i profumi dei mercati rionali, del sugo, dei dolci, dello zucchero filato, del croccante delle fiere, e delle feste che uniscono e dividono, e difficilmente ve ne dimenticherete, perché intorno a tutto questo, ci sono cuciti i valori di una volta, dove non si dava quasi niente per scontato, di ricette e cultura popolare. Le pagine rimandano a emozioni profonde, che purtroppo, oggi, sono andate via via perdendosi.

[…] La famiglia si può permettere solo questo, ma nonostante le ristrettezze economiche, Teresa cerca sempre di dare una luce diversa al suo appartamento al piano terra di Via Trivelli. La via si snoda dal centro del paese, in salita o in discesa, dipende dai punti di vista, verso la antica Chiesa di Sant’Anna, rifugio per le anime del quartiere e per Teresa, che nella sua vita trova sempre meno tempo per pregare quel Dio che non ascolta mai. […]

Anche la religione si palesa come qualcosa che non dipende “solo” da una preghiera respinta, ma dai voleri di un essere superiore che sembra decidere per noi. In fondo, è l’uomo che fa la guerra e lancia le bombe in nome e per conto del potere e dell’individualismo.

La guerra

[…] Il suo ricordo indelebile è il rumore del cielo. Grossi aerei scuri che passano sopra le loro teste, prima verso il Mare Adriatico, poi verso il Gran Sasso e la Maiella, rumori come nelle notti di temporale, ma questi rumori e il fischio assordante che lasciano ti restano dentro le orecchie e non passano mai, a distanza di anni non passano mai, perché c’è sempre un rumore simile a ricordarli. […]

Dulcis un fundo…

un negozio di abiti eleganti e cari, e un Montgomery Rosso per ripararsi dal freddo dell’inverno. Ma, l’inverno non è quello che tutti potremmo immaginare. L’inverno non è solo la neve, è molto di più.

[…] I nuvoloni bianchi non portano pioggia, ma sembrano enormi ciotole di panna montata in mezzo al mare blu. È un inverno freddo nella Città Eterna, il vento di Tramontana taglia il viso e non si può uscire senza sciarpa, guanti e cappello di lana. […]

[…] Ada resta abbagliata dalla vetrina a destra della porta di entrata. In bella mostra, appeso, senza manichino, c’è un meraviglioso, morbido, perfetto Montgomery Rosso. […]

Il finale

Anche se ho promesso all’inizio di non fare spoiler. Una cosa ve la posso rivelare. Quel cappotto, per Ada, non è “solo” un cappotto che desiderava tanto avere. Il Montgomery Rosso si rivelerà un elemento simbolico molto importante, quasi una rappresentazione, un segno, qualcosa che andrà oltre un giaccone a tre quarti chiuso con alamari setosi…

L’autrice promette bene. Consiglio questa lettura a tutti gli amanti delle storie scritte con un amore d’altri tempi. Dimenticavo. Vi aspetta una bella sorpresa, nelle ultime pagine. Vi do qualche indizio… segreti, cucina, nonne. Stop! Enjoy the reading! Ho dato 5 Margherite a “Il Montgomery Rosso”, perché se le merita tutte!

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