Il correttore

Il correttore di bozze: un artista [quasi] invisibile

Il correttore di bozze non è un semplice cacciatore di refusi che vive all᾽ombra di un foglio di carta, ma una figura professionale fondamentale della filiera editoriale. Il correttore di bozze è come se fosse un artista (quasi) invisibile e silenzioso.

Il correttore

Innanzitutto sfatiamo un mito: il correttore di bozze non è meno importante dell᾿editor e nemmeno lo sostituisce. Anzi. Il correttore di bozze interviene successivamente, intrecciandosi con il lavoro dell᾿editor stesso, prestando attenzione, sia alla leggibilità sia alla fluidità di un testo. Infatti, il correttore è colui che mette mano al testo per ultimo, per poi affidarlo all᾿impaginatore (quando c’è), il quale, una volta perfezionato anche l᾿aspetto grafico, provvede a consegnare il file al caporedattore per il Visto si stampi. L᾿editor, invece, è in un certo senso il personal trainer dell᾿autore; egli è infatti il curatore della forma e dello stile. All’interno di una casa editrice è la figura redazionale che s᾿identifica nel lettore di quel testo, che ha le competenze e la capacità di cogliere il valore letterario, i pregi, le potenzialità di quel testo sempre in previsione della pubblicazione.

I contenuti di giornali, libri, depliant, poster, in genere, prima di arrivare al lettore, passano sotto l᾿occhio vigile di uno o più correttori di bozze che sono identificati come “i cecchini” del Desktop publishing o della cosiddetta Editoria da scrivania. Insomma, la caccia agli errori, per i correttori di bozze, è sempre aperta.

Correggere un testo dal punto di vista dei dettagli non è uno “sporco lavoro” che qualcuno deve pur fare – beh, un lavoraccio è un lavoraccio – che non solo richiede preparazione tecnica, ma che necessita di pazienza e rigorosi criteri tipografici di cui farò cenno più avanti.

Comunque sia, il correttore di bozze ha un ruolo e un compito (arduo) che fa la differenza in fase di revisione semidefinitiva di un testo, anche se spesso si tende a dargli meno importanza rispetto alla figura dell’editor. In realtà, editor e correttore sono complementari. In parole povere, la buona riuscita e la fruibilità di un᾿opera dipendono parecchio dalla stretta collaborazione che intercorre proprio tra correttore di bozze e editor.

Ma quante e quali sono le virtù che dovrebbero appartenere a quello che è uno dei mestieri più complicato e articolato de mondo della scrittura?

Se per caso dovesse balenarvi l᾿idea, prima di candidarvi, contate fino a… più di dieci. Non per altro, è che, fare il correttore di bozze non è semplice per niente.

Vediamo Why e pché

Supponiamo che siate dei cuori impavidi e coraggiosi e che vogliate misurarvi con le qualità necessarie per diventarlo.

Che cosa vi serve per rientrare nel job profile del correttore di bozze ideale per una casa editrice e non solo?

Come prima cosa vi consiglio di preparare una valigetta bella capiente, perché la lista della spesa è piuttosto lunga e impegnativa.

Giusto quel paio di cosette che, se non le hai tutte, e tutte insieme, conviene lasciare perdere. Vediamone qualcuna. Non vorrei spaventarvi, ci sono già troppi fantasmini in giro per il post.

  • Precisione q.b.;
  • conoscenza della struttura sintattica q.b.;
  • coerenza q.b.;
  • sospetto q.b.;
  • memoria q.b.;
  • 1,2 tonnellate di senso della responsabilità.

Poi ci sarebbero anche: chiarezza e passione smisurata per la lettura “chirurgica”. Già, perché leggere con l᾿intento di sistemare e sezionare ogni singola parte di un testo è ben diverso da leggere per puro piacere personale. Tra l’altro, il correttore di bozze non legge e basta, bensì scova le incongruenze ed è allenato a leggere secondo due canoni: sguardo professionale e lente d᾿ingrandimento (metaforica). Il correttore di bozze, dunque, legge, ancora e ancora. Rilegge almeno un milione di volte, usando tecniche diverse e, soprattutto, seguendo un filo logico affinché possa individuare, non solo errori di battitura o lettere invertite, ma anche termini inesatti e punteggiatura fuori posto. Cosa che un autore non sarebbe mai in grado di fare del tutto da solo, perché troppo concentrato a raccontare, a fare funzionare e combaciare i vari passaggi della narrazione.

A proposito di autori e di libri. Sapete che cosa sono i codici ASCII? Se la risposta è sì, siete un bel po’ avanti. Se la risposta è no. Male. Se la risposta è in parte. Benone. Ciononostante non disperate. La stragrande maggioranza degli autori non sa che cosa siano oppure li usa davvero poco. Ciò traspare dai romanzi autopubblicati, dai post sui blog, dai commenti sui social. I codici ASCII sono un mistero per tanti, più o meno come quello degli UFO, seppure siano molto utili, più delle navicelle spaziali. Gli ASCII sono un buon biglietto da visita se li usate. Se non li usate, sono cavolacci amari. Sappiate che state pregiudicando, in parte, la qualità tipografica dei vostri testi. E, se imparerete a farne buon uso, almeno dei più importanti, farete senz’altro un᾿ottima figura.

Che cosa sono gli ASCII?

For info. La tabella ACII (American Standard Code for Information Interchange) è un codice prestabilito per la rappresentazione numerica dei caratteri. Tranquilli, mi spiego meglio.

Sapete quali sono i 6 errori più diffusi e ignorati dagli autori, legati, anche e non solo, ai codici ASCII?

Riporto qualche esempio, e qualche comando tra le parentesi.

1) Le lettere maiuscole apostrofate anziché accentate;

            Es. E’ invece di (alt+0200) È.

2) I puntini di sospensione sono sempre e solo 3;

            si ha l᾿abitudine di usare i classici tre punti consecutivi (…), mentre andrebbero usati questi (alt+0133) ;

3) Le virgolette (caporali) per i dialoghi o le citazioni;

            si usano questi << / >> ma l᾿uso corretto è questo (alt+174/175) « / »;

            Nota:

            le citazioni vanno chiuse con il punto esterno alle virgolette;

4) I trattini per i dialoghi o per gli incisi;

            invece di usare questo -, si dovrebbe usare (alt+0150) ‒;

5) I nomi di teatri, comuni, vie, piazze;

            il nome comune va minuscolo mentre quello proprio in maiuscolo;

            Es. teatro Parioli; comune di Sassari; via Roma;

6) Gli accenti;

scrivere: perchè, anzichè, poichè, ecc. è sbagliato. L᾿accento corretto è questo: é (es. perché, ancìziché, poiché, ecc.) e si ottiene digitando in contemporanea i tasti    maiusc+tasto con è/é accentata.

Potrei andare avanti all’infinito, ma è meglio che mi fermi qui. Ce ne sono uno sproposito.

Proseguiamo verso la meta.

Come si dice? A ognuno il suo lavoro? Non proprio ce n’è anche per voi, di lavoro. Pensate per esempio a un testo grezzo completamente zuppo di inesattezze che si potrebbero tranquillamente evitare con il trova/sostuisci di Word. Se non lo fareste, sarebbe un grosso guaio… a Chinatown. Perché? Semplice. Richiederebbe una mole di lavoro troppo impegnativa per una piccola-media redazione. Il rischio è che il vostro testo sia cestinato immediatamente. Perciò v᾿invito a cercare di non commettere la leggerezza di pensare: tanto c᾿è l’editor, tanto c᾿è il correttore, chissene! Perché, se non mettete le h al posto giusto e apostrofate le anziché accentarle è l᾿inizio di una fine annunciata. Se siete scrittori è bene che lo dimostriate anche “sul campo”, anche con una preparazione tecnica. Non basta scrivere una bella storia. Bisognerebbe scrivere una bella storia e presentarla bene, come si deve.

Certo, qualche errore può sempre sfuggire, così come eventuali sviste e incoerenze testuali. Ci sta e ci mancherebbe. Se però l᾿autore propone all᾽editore un testo totalmente privo di cura, è un altro paio di maniche.

Non è facile lo so, ma è così. Non c᾿è trattativa. Tuttavia, se utilizzerete qualche accortezza in più, le possibilità di essere letti aumenteranno. Pensateci. È un poʼ come se vi presentaste a un colloquio di lavoro con la camicia macchiata di caffè. Fareste una figuraccia, non trovate? La prima impressione è quella che conta, sempre. Per un testo è lo stesso. Se è ordinato è meglio. Considerare i dettagli aiuta parecchio a superare la soglia dell’icona cestino.

Torniamo piuttosto a chi mette ordine, al correttore. Lavorare in questa precisa mansione sviluppa l᾿abitudine e l᾿attitudine a non dare mai niente per scontato e a mettere in discussione qualunque cosa. Perché questo? Perché una bozza è una stesura non ancora approvata, non ancora destinata al pubblico e che al pubblico, però, deve arrivarci praticamente perfetta o quasi. Anche i più bravi sbagliano, non preoccupatevi,

A proposito di bravura. Quali sono i predicati verbali del correttore di bozze, il commissario Rex dell’editoria? Tanti e molto simili tra loro. Sono tutti (o quasi) sinonimi del verbo “Accertare”.

Vale a dire:

  • appurare;
  • verificare;
  • assodare;
  • investigare;
  • controllare.

I particolari devono passare al setaccio come la farina e il lievito quando si prepara una torta.

  • Lettere mancanti;
  • lettere maiuscole e minuscole;
  • errori ortografici (accenti, apostrofi, doppie mancanti);
  • vocaboli simili con significati differenti;
  • spazi;
  • concordanze;
  • punteggiatura.

E, a proposito di dolci. Ce la vogliamo mettere la ciliegina sulla torta? Come no! Oggi il correttore di bozze, visti tempi e costi, non si occupa solo (si fa per dire) di rendere pulito un testo tipograficamente parlando. La maggior parte delle volte è anche redattore, o meglio, diventa addirittura chi gestisce l᾽altro aspetto importante di un testo: l᾿equilibrio grafico. La formattazione dei dati e la veste grafica del documento, spesso e volentieri, toccano a lui. Il correttore, in questi casi, deve fare persino l᾽impaginatore. Altroché commissario Rex, il correttore di bozze è una specie di Peter Parker, per capirci. Salta da un ruolo all᾿altro e si barcamena tra “i grattacieli” dell’editoria proprio come l᾽alter ego dell’Uomo Ragno.

E infatti, si arrampica eccome. Indovinate dove?

Su:

  • corpo;
  • giustezza;
  • caratteri e grazie;
  • note;
  • didascalie;
  • calibratura dei margini;
  • interlinee dei file.

E allora? Che cosa ne dite? Non pensate che questa figura professionale meriti di essere riconosciuta di più per l᾿importanza del suo ruolo nell’editoria? Io credo proprio di sì.

Se vi interessa approfondire l’argomento cliccate sulla copertina. Questo libro potrebbe fare al caso vostro.

Il correttore  

Sono Marina, autrice, poetessa e copywriter freelance. Scrivo per fuggire dal caos del mondo. Cosa voglio fare da grande? L'eremita. Ci sto lavorando. Presto non avrete più mie notizie perché sarò sul cucuzzolo di qualche montagna a scorrazzare con un San Bernardo e a raccogliere fiori di genziana. Parola di - non più tanto giovane - marmotta.

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