Essere semplice

Essere semplice: con la canzone di Diodato ho superato il blocco dello scrittore

Grazie a Essere semplice di Diodato, ho ricominciato a scrivere; ebbene sì, dopo il famoso “blocco dello scrittore”, durato più di un anno, mi sono rimessa a scrivere un libro, ispirandomi a una canzone, questa canzone. Non unʼaltra. Non mi era mai capitato di parlare di me in un post, ma credo che i tempi siano maturi per farlo senza filtri. Per la prima volta mi sono ritrovata in un testo musicale, dalla prima all’ultima riga, dalla prima allʼultima nota e ho scritto, dimenticando i vuoti, le frasi che non tornavano, la paura di smettere di inseguire il mio sogno, scrivere.

È andata in questo modo: cuffiette nelle orecchie, foglio bianco e la solita insicurezza. Così mi sono tuffata nelle parole di Diodato, come non avevo mai fatto prima con un brano musicale.

Così ho abbandonato uno dei momenti più difficili della mia vita. Sono ripartita da dove avevo iniziato, da un foglio bianco, che pensavo restasse vergine. Ho cancellato e riscritto storie che non mi convincevano per niente, prima di trovare la chiave giusta per “CHIUSO LA DOMENICA (Bastxxdi!)”. Storie che subito senti vicine e che poi si allontanano lasciandoti nella nebbia, nel caos più totale, imbrigliate nelle reti dei pensieri del passato. E si sa, ciò che è stato non è mai forte come il presente. Il passato ti mette all’angolo, è una ragnatela, non riesci a liberartene, sei costretto a tenerlo chiuso in un cassetto.

Essere semplice

Poi un giorno, come per magia, quel cassetto si apre da solo. Ma scrivere non è sempre magico. Scrivere ti svuota e ti mette di fronte a una scelta shakespeariana: essere o non essere. La scrittura può trasformarsi in unʼarma a doppio taglio. È qualcosa che ti permette di respirare, di cambiare testa e di pensare con quella dei personaggi, per cui provi invidia, perché sono liberi, perché in fondo, proprio tuoi non sono. I personaggi non appartengono a nessuno. Lo scrittore li fa parlare, gli fa dire quello che lui stesso non direbbe mai.

La scrittura, però, ti frega anche in questo, ti costringe a uscire dal guscio, ti porta altrove e poi ritorni lì, nel tuo piccolo mondo, dove non vorresti mai tornare. Poi succede di entrare in un altro mondo, che capitolo dopo capitolo, inverno dopo inverno, inferno dopo inferno, come un germoglio addormentato ha combattuto contro tutto e tutti pur di risvegliarsi. Quel bocciolo sopravvive per aspettarti. Eccomi, dunque. Sono tornata a scrivere “un giorno, allʼimprovviso”, proprio come in Essere Semplice di Diodato.

D’altronde è vero:

 

«Ci sono cose che succedono

Un giorno allʼimprovviso».

[…]

 

La sua canzone ha riaperto la porta di una stanza di carta che sembrava ormai chiusa. Per una volta, sono entrata in una storia fragile quanto la mia. Sarà perché emergere è parecchio complicato, se non impossibile. Sarà anche per questo motivo che mi sono ritrovata in un altro scritto di Diodato. Non è una sua canzone in questo caso, si tratta di “La confessione di un complicato”. Mi è capitato di leggerla nella pagina iniziale del suo sito. Ancora una volta mi sono vista riflessa allo specchio. Uno specchio di parole che mi è sembrato di toccare. Sì, anchʼio, esattamente come scrive lui, «Ho sempre fatto una gran fatica, in tutto, con il mio incedere incerto, a strattoni e la testa sempre piena di pensieri.»

Penso di avere molto in comune con l’anima artistica di questo autore, per questo ho deciso di cucirla addosso ai personaggi del mio libro. Così come a Diodato è successo di dover chiedere scusa per non aver vissuto come gli altri gli dicevano, a me è successo in un libro, apparentemente leggero, apparentemente umoristico, ma per certi versi, molto riflessivo.

Il giorno in cui ho pubblicato “Chiuso la domenica (Bastxxdi!)”, ho chiesto scusa, anchʼio, a modo mio, per aver creduto nella Poesia, per averla sentita mia, per essermi definita “poetessa” anche quando i miei ricordi non avevano nulla a che vedere con la Poesia. Sperare in qualcosa che non è mai arrivato e che si è sempre nascosto dietro lo scudo delle parole, dietro i silenzi complicati, aveva tradito le mie assurde aspettative. Ho capito che devo crescere, oggi più che mai, e che non sono mai stata capace di raccontare in modo semplice. Forse per arrivare serviva una semplicità che non c’era e che probabilmente non ci sarà mai.

 

Essere semplice

Per questo mi sono avvicinata alla musica e mi sono allontanata dai libri. Credo molto nella citazione dello scrittore brittanico Huxley. I libri hanno un difetto che la musica non ha. I libri sono meno immediati; possono lasciare un segno nel tempo ma non possono arrivare come una canzone, che si può riascoltare in qualsiasi momento. In un libro devi nuotarci dentro un bel po’. In pochi sono disposti a immergersi, ad affrontare le alte e le basse maree di uno sconosciuto. Una canzone può arrivare come una freccia, dritta al cuore e te ne innamori. Punto.

Con la musica non si deve sfogliare niente. Nella musica non ci sono muri. La musica è universale. Le pagine di un libro, il nome di uno scrittore, invece, possono diventare ostacoli. La musica non lo è mai.

Con Essere semplice è successo: ho abbattuto un muro insormontabile con me stessa, perché la musica ha il potere di unire in pochissimo tempo i pezzi di un puzzle di cui avevo perso i pezzi. Tutto diventa più chiaro, già dal primo ascolto, con la musica.

«E chiedo scusa se non ho vissuto

Come gli altri mi dicevano

Se tutto quello che ho desiderato

Era più grande di me

E ora che sono qui mi manca il fiato

Vorrei davvero essere semplice

Ma so che è stupido considerato

Che non fa parte di me

Che sono stato sempre complicato

Sempre fuori dal coro, sempre inadeguato

Come chi non trova mai la strada per tornare a casa»

[…]

Chi scrive sa che cosa intendo e può immaginare che cosa abbia provato durante “il blocco dello scrittore”. Il pensiero che sia meglio smettere, che scoprirsi troppo convenga poco, perché le ʻTue apneeʼ non sono quasi mai uguali a quelle degli altri. Tutto ciò ti fa sentire inadeguato. Allora provi a snaturarti, ad autocensurarti, a scrivere cose che non ti piacciono. Provi a scrivere e semplicemente non ci riesci, perché le parole non escono.

No. Non è semplice ammettere di aver sbagliato a intraprendere alcune scelte, ed è ancora più difficile chiedere scusa, perché in un modo o nell’altro si deve sempre rendere conto agli altri, anche con i libri, anche in una canzone vera e profonda come Essere semplice.

La verità è che Diodato non è semplice per niente, è complicato come me, come tanti che se ne guardano bene dal tirare fuori quello che hanno dentro. Diodato si sente sbagliato, si sente in debito con le occasioni sprecate, proprio come me che avrei voluto urlarlo un sacco di volte, ma che non ho mai trovato neanche il coraggio di scriverlo. Proprio come tanti che quel coraggio, invece, non lʼhanno mai neanche cercato.

«Ogni momento, ogni occasione che hai sprecato

Ogni consiglio che non hai ascoltato

Tutte le cose che hai bruciato e disprezzato

Sembrano dirti “guarda quanto sei sbagliato»

Ci siamo. Fine della storia di una scrittrice che ha superato il blocco dello scrittore grazie a un autore e a una canzone speciale per davvero. Ascoltatela. E se proverete a dirmi il contrario, troverete una porta chiusa.

Le parti in corsivo sono tratte dal testo di Essere Semplice di Diodato © Downtown Music Publishing

 

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