Di cosa scriviamo

Di cosa scriviamo quando scriviamo per lavoro [Recensione]

Di cosa scriviamo quando scriviamo per lavoro è una sorta di cassetta degli attrezzi per chi vuole imparare a distinguersi e a emergere nella giungla del freelancer. Se siete confusi e trovare le parole giuste per presentare voi stessi e i servizi che intendete proporre è diventato un incubo tra i peggiori che abbiate mai fatto, non disperate. Questa guida potrebbe sciogliere diversi nodi che riguardano i delicati meccanismi della comunicazione efficace che intercorre tra cliente e libero professionista. Riepilogo dei riepiloghi della mia opinione? Finalmente un libro utile! Oserei dire utilissimo, per capire come gira il mondo del lavoro in rete e per altre ragioni precise e puntuali che cercherò di riassumere in questa recensione.

Di cosa scriviamo

Titolo: Di cosa scriviamo quando scriviamo per lavoro

Autore: Annamaria Anelli

Editore: Zandegù

Link all’acquisto: Amazon

Recensione a Di cosa scriviamo quando scriviamo per lavoro a cura di Marina Atzori

Annamaria Anelli entra subito nel vivo dell’argomento, e lo fa, non a caso, attraverso la semplicità, requisito indispensabile che vi consentirà, volendo, di cambiare registro e di rivedere il vostro ordine d’idee da un punto di vista più critico e costruttivo. Ho scelto di parlare di registro perché credo sia il termine più adeguato a introdurre le osservazioni che seguiranno. In fondo è dai registri che si parte, (o si dovrebbe ripartire) in alcuni casi. Per registro intendo: riavvolgere il nastro, voltare pagina e modificare, quando è necessario, il proprio modo di porsi. L’autrice si sofferma sul più decisivo dei registri, quello linguistico, che, se usato in modo coerente, unitamente, per l’appunto, alla semplicità, può davvero fare la differenza. Gli esempi che vi porteranno a ragionare, sia sulla forma sia sulla sostanza, vale a dire su come scrivete e su che cosa volete dire scrivendo, saranno tanti ed esaustivi. Essi vi condurranno alla parolina magica cui tutti i freelance ambiscono: risoluzione. Tutto questo con un unico obiettivo: stabilire un punto d’incontro con il cliente attraverso la funzione emotiva della parola. Infatti, un altro elemento interessante è il raccontare, in modo spontaneo, ciò che fate (per lavoro). Si tratta quindi di un racconto finalizzato alle necessità dei clienti, ossia, eliminando il superfluo e la tanto odiata e superata ridondanza dei curriculum vitae, stilati, il più delle volte, tali e quali, a mille milioni di anni fa. Il mondo del lavoro è cambiato. Ciò che funzionava una volta adesso funziona meno o addirittura non funziona più. Bisogna tirarsi su le maniche e reinventarsi, o meglio, raccontarsi, per riuscire a distinguersi e adeguarsi ai tempi del web che corrono più veloci della luce. La concorrenza è tanta, non ci si può permettere di fare le cose tanto per farle e di finire, nella peggiore delle ipotesi, nel limbo della fuffa. Perché si sa, di fuffa ce n’è da vendere e da appendere. Insomma: non sempre basta essere qualcuno che riflette un’ottima preparazione scolastica. Nel momento in cui diamo qualche informazione su noi stessi dovremmo convincere che c’è qualcosa in più dei libri su cui abbiamo studiato. Lo scalino più alto per arrivare alla meta è la messa in pratica. Per intenderci, dovete scontrarvi e poi incontrarvi con la domanda aperta: In che cosa posso esserti utile? E la risposta: Io posso aiutarti in questo e in quello. Con Di cosa scriviamo quando scriviamo per lavoro imparerete che: le alternative valide esistono, che il verbo raccontare è a tutti gli effetti, un canale in cui sono racchiusi codici e contesti strettamente legati alle esigenze dell’interlocutore e che, raccontare una storia non banale, serve a completare e a dare un senso, un valore aggiunto ai vostri contenuti.

Annamaria Anelli va dritta al punto, mostrando, uno degli errori più diffusi del freelancer: cadere nella trappola (insidiosissima) dell’ovvietà e delle frasi fatte. A proposito di questo, sono in pochi a mettere in discussione il metodo della zona confort più sbagliato che esista, il copia/incolla privo di un’altra parolina magica del freelancer: creatività. Un libero professionista che si rispetti dovrebbe giocarsi in tutto e per tutto la carta dell’unicità. Personalizzare e curare i minimi dettagli di Sales Page e About Page, che sono i biglietti da visita di un freelance, è senz’altro una via per aprire la porta all’engagement. Chi lavora online sottovaluta l’importanza della pagina del Chi sono e così facendo, corre il rischio più grande: perdere l’opportunità di proporre in modo credibile il proprio prodotto nella Pagina di Vendita. L’autrice affronta, a più riprese, il problema del linguaggio, spesso inadatto o superato, utilizzato all’interno di queste due vetrine di presentazione. Annamaria Anelli individua l’immagine ipotetica, positiva o negativa, che un freelance potrebbe fornire di sé, prestando o non prestando, attenzione a certi accorgimenti. Succede che alcuni aspetti più descrittivi del tutto inutili prendano il sopravvento su altri più pertinenti da un punto di vista professionale. Succede di non capire bene in quale direzione andare perché manca esperienza. E allora, anche in questi casi, l’ebook di Annamaria Anelli potrebbe darvi una grossa mano.

Tirando le somme, posso dire di aver letto Di cosa scriviamo quando scriviamo per lavoro con piacere e curiosità. La lettura è andata spedita, senza intoppi, proprio come se stessi leggendo una storia. Pagina dopo pagina, ho potuto raccogliere le indicazioni che mi servivano e che cercavo da un libro di questo genere. Devo dire che semplicità e chiarezza espositiva sono stati i punti di forza. Potrei paragonare questo manuale in digitale a una lezione amichevole, a una chiacchierata tra chi ne sa e chi vuole saperne di più, senza, né orpelli né filtri, di sostanza e a tratti persino divertente, tanto è ben scritto. Pensavo che mi sarei trovata di fronte a uno dei soliti vademecum, un po’ noiosi e scontati, del tipo: cosa fare e cosa non fare, quando e perché. Ebbene, non è stato per niente così. In Di cosa scriviamo quando scriviamo per lavoro è tutto al posto giusto, basta riflettere mezzo secondo e ti si accende la lampadina: ecco dove potrei migliorare, qui e là. Domani agisco!

Annamaria Anelli è riuscita a trasmettermi il messaggio del si può fare con dedizione, senza dare un’impronta troppo scolastica ai suoi insegnamenti. Tant’è che sono emerse anche empatia, autenticità e spontaneità dal suo stile, il che non mi è dispiaciuto per niente, anzi. Il suo modo di raccontare ha contribuito a darmi l’idea di un ebook indovinato anche da un punto di vista formale oltre che contenutistico.

Se intendete ottimizzare, migliorare o limare i mezzi che avete a disposizione e mettervi alla prova guardandovi allo specchio, magari indossando per un attimo, i panni di un customer, con questo ebook potrete farlo. Con ogni probabilità, prenderete in considerazione ciò che è utile e darete un colpo di spugna a ciò che invece non lo è, per proiettarvi in un mercato lavorativo che offre sbocchi se preso nel verso giusto. Potrete raccogliere preziosi spunti su come raccontarvi in modo diverso da come siete abituati a fare, sia come persona sia come figura professionale risolutiva cui potersi rivolgere. Di cosa scriviamo quando scriviamo per lavoro vi orienterà, senza forzature, verso la gestione di problematiche tipiche del target al quale ambite, tenendo ben presenti, semplicemente, esigenze, interessi del cliente e valore dei prodotti o dei servizi proposti. Che dire? Non posso fare altro che consigliarvelo senza riserve. Do a questo ebook cinque margherite e aggiungo: soldi ben spesi! Voce del verbo: to read, people!

Di cosa scriviamo

Alla prossima RecensioneInfiore…

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