consecutio temporum

Consecutio temporum [#grillettodocet]: le basi in 8 step…

Consecutio temporum: la paura fa 90! Tranquilli, non sto dando i numeri, ma sono sicura che molti di voi capiranno il motivo per cui ho associato il sentimento della paura alla famigerata “consecutio temporum”. Il nome inquieta, è vero. Ma chi dice che non tutto è come sembra, ha ragione. La consecutio temporum non è poi così terrificante come la si dipinge. C’è di peggio, almeno credo. Per esempio, per quanto mi riguarda, le espressioni algebriche e la trigonometria!

Radici quadrate e parentesi graffe a parte, con questo post vorrei dare qualche dritta a chi teme ed evita la consecutio come fosse la peste. Dunque, niente paura. In sole otto mosse, avete capito bene (8!) vi libererete finalmente, spero, ‘dell’incubo consecutio’. D’ont worry, guys: se l’ho capita io, con l’aiuto di Grilletto può farcela chiunque. A tutto c’è rimedio, anche al panico da consecutio. Certo, perché la consecutio temporum va semplicemente presa per il verso giusto. Vale a dire, facendo qualche passetto indietro ed esaminando che cosa c’è dietro le basi delle regole grammaticali che la caratterizzano. ‘Il latino latinorum’ mette un po’ di strizza a prescindere. Lo so, perché l’ho studiato per un po’ di anni e, con il senno di poi, sono felice di averlo fatto. Il latino è fondamentale per chi scrive e per arrivare a capire un sacco di cose sulla grammatica della lingua italiana e non solo.

Allora, siete pronti a varcare la soglia della consecutio temporum, il limbo più limbo del limbo dantesco?

3,2,1…

Step number #1 (start)

La consecutio temporum regola la corretta concordanza dei tempi verbali che intercorrono tra le proposizioni subordinate e la proposizione principale. La consecutio temporum non è interpretabile, ma è disciplinata da alcune regole ben precise da rispettare.

consecutio temporum

Step number #2

In ogni periodo grammaticale è presente almeno una proposizione principale che sta in piedi da sola,  per dirla con parole semplici. Il suo elemento distintivo è che non dipendente da nessun’altra. Le altre proposizioni, al contrario, non reggono da sole e proprio per questo motivo si chiamano subordinate o secondarie. Esse hanno un rapporto di coordinazione e subordinazione, per l’appunto, con la proposizione reggente, ossia, quella principale. Tuttavia, per non cadere in errore è bene fare alcune importanti precisazioni su quest’ultima.

Step number #3

  • Il criterio più importante per riconoscere la proposizione principale è la funzione sintattica che essa ha all’interno di una frase.
  • Non è sempre detto che la proposizione principale sia collocata per prima, all’inizio di una frase.

Esempio: Trovandomi a Cagliari un giorno di ottobre, di cui non ricordo il giorno preciso, andai al mercato del pesce.

  • Può succedere che nel corpo della principale si inserisca una secondaria.

Esempio: La volpe, che aveva trovato un suo nascondiglio, fu scovata da un covo di lupi, perché la grotta in cui si rifugiava era l’unico luogo riparato di quel bosco.

  • La preposizione principale non sempre è la più importante. A volte i concetti, i pensieri più rilevanti di un periodo sono espressi (o meglio, imboscati) nelle subordinate.

Esempio: Era appena finito il film, quando iniziammo a baciarci.

Nota bene: in un qualsiasi periodo sarà possibile trovarsi di fronte a una proposizione reggente (narrative, esclamative, concessive, *dubitative, *interrogative, potenziali, ecc.) e a subordinate di vario grado e genere (oggettive, soggettive, finali, consecutive, temporali, ecc.).

***IMPORTANTE***

La consecutio temporum si focalizza, in particolare, sulle proposizioni subordinate oggettive, vale a dire su quelle che fanno da complemento oggetto al verbo della proposizione reggente.

Vi  ricordate cosa sono: complemento oggetto e verbo transitivo attivo? Non preoccupatevi, ci pensa grilletto a schiarirvi la memoria…

Step #4 e #5

Complemento oggetto e verbo transitivo attivo (sempre più difficile!)

Mancano solo tre passaggi per arrivare alla tabella illuminante di Grilletto sulla consecutio temporum… non mollate!

Step #6 (ci siamo quasi, tenete duro!)

Le proposizioni subordinate oggettive sono rette dai significati dei seguenti verbi:

  • Dichiarativi

dire, comunicare scrivere, negare, rispondere, raccontare…

Es. I custodi dissero che avrebbero aperto al pubblico la settimana successiva.

  • Che indicano una percezione

sentire, osservare, credere, sapere, ricordare…

Es. Egli crede di vedere un Ufo ma sbaglia.

  • Che esprimono un’opinione, un dubbio, un sospetto

credere, pensare, ritenere, supporre, ipotizzare…

Es. L’automobilista ritenne che l’invalido potesse attraversare.

  • Che esprimono desiderio, volontà, ordine, proibizione

volere, desiderare, sperare, ordinare, vietare…

Es. Il giudice ordinò il rinvio dell’udienza.

Step #7

Adesso che sappiamo che cosa sono le proposizioni, reggenti e oggettive, possiamo proseguire con gli schemi della consecutio temporum. È opportuno rilevare che  proposizioni subordinate e proposizione principale si comportano in modo diverso a seconda dei modi verbali (indicativo, congiuntivo, condizionale…) della proposizione indipendente o reggente. Le azioni si svolgono in tre possibili collocazioni temporali: contemporaneità, anteriorità o posteriorità.

Consecutio temporum

 

Step #8 (finish line!)

Ricorda: il se ipotetico necessita sempre del congiuntivo, mentre il se dubitativo o interrogativo ammette anche il condizionale.

Naturalmente questa è solo un’infarinatura. Sono moltissime le eccezioni delle proposizioni secondarie. Nella slide troverete un esempio che potrebbe tornarvi utile.

consecutio temporum
*LA REGOLA VALE PER IL SE DUBITATIVO O INTERROGATIVO

 

Allora, sono riuscita a farvi amare un po’ di più o a odiare un po’ di meno la consecutio temporum? Spero proprio di sì! Alla prossima Grilletto-Lesson. Ah, dimenticavo, ho un messaggio per voi da parte di Grilletto… indovinate un po’?

 

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