Cinzia Fumagalli

Cinzia Fumagalli [Chef]: “Camminando ai margini del gregge” mi sono presa la mia rivincita con Top Chef Cup 2018

Oggi ho il piacere di avere come ospite, per la rubrica IntervistArtista, Cinzia Fumagalli, volto femminile dell’arte culinaria, dagli occhiali cool e dalla personalità irriverente, che non solo è stata insegnante in una scuola alberghiera, ma ha anche fatto parte della Federazione Italiana Cuochi e dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani.

Cinzia Fumagalli

Non c’è ombra di dubbio, la cuoca lecchese è riuscita a prendersi una rivincita con i fiocchi vincendo Top Chef Cup 2018, programma televisivo basato sulla cucina e sulla competizione tra cuochi professionisti, andato in onda, tra aprile e maggio, su Canale NOVE di Sky. Cinzia Fumagalli aveva già partecipato alla seconda edizione di Top Chef, format di successo, nato in America e poi riproposto in altri diciotto paesi. L’idea di creare un torneo di cucina tra i partecipanti delle prime due edizioni, con tanto di trofeo da sollevare alla fine, è stata premiata dal pubblico a casa e dai social. Top Chef è piaciuto agli appassionati di cucina e non solo, lo dicono gli ascolti, gli hashtag e i tweet. Squadra che vince non si cambia, è proprio il caso di dirlo. Infatti, i dieci concorrenti aniCinzia Fumagallimati da un forte desiderio di rivalsa erano tutti reduci da Top Chef 2016 e Top Chef 2017, rispettivamente prima e seconda edizione del talent. I giudici: Moreno Cedroni (Top Chef Prima edizione), Giuliano Baldessarri, Annie Féolde e Mauro Colagreco sono riusciti a dare una nota di freschezza alla TV, mettendo sotto torchio i contendenti attraverso prove esterne divertenti (Cook Off) e test al buio non semplici da sostenere. Gli sfidanti erano molto determinati a raggiungere l’obiettivo, ma solo uno di loro è salito sul podio: Cinzia Fumagalli. La Chef ha brillato, dimostrando di avere qualcosa in più degli altri, raccogliendo ogni sfida senza mai mollare, come solo una donna sa fare, non solo grazie a un carattere deciso e intraprendente che non teme rivali, ma soprattutto grazie al talento e a un cocktail di ingredienti esplosivi: energia, follia e creatività. Cinzia Fumagalli ce l’ha fatta, nonostante abbia rischiato di uscire più volte ai Final Blade, ce l’ha fatta con merito, nonostante Matteo Torretta, Palmiro Carlini, Luca Natalini, Matteo Puccio, Bonetta Dell’Oglio, Maria Anedda, Simone Ciccotti, Masaki Kuroda e Andrea Astolfi siano stati avversari competitivi al massimo e fino all’ultima ricetta. Cinzia Fumagalli ha trionfato credendoci fino in fondo, questo è. E come diceva qualcuno: non finisce qui. Ne sono convinta, sentiremo ancora parlare di lei. Nel frattempo godetevi questa splendida chiacchierata.

Ancora una cosa: preparatevi, perché con Cinzia Fumagalli, la noia non è contemplata. Potete credermi se vi dico che questa è una delle più belle interviste pubblicate finora su Verba Spinosa… anzi, sapete cosa vi dico? Adesso la lancio io una sfida: provate a smentirmi! Buona IntervistArtista miei cari lettori!

Cinzia Fumagalli
Giuliano Baldessarri, Annie Féolde e Mauro Colagreco (I giudici di Top Chef Cup 2018)

Intervista alla Chef Cinzia Fumagalli a cura di Marina Atzori

Buon giorno Cinzia e benvenuta su Verba Spinosa. È un piacere averla qui.

  • Che cosa si prova a vincere una gara importante come quella di Top Chef Cup 2018?

Una grandissima gioia. Un boost dell’ego notevolissimo. Amplificato ancora di più dall’essere una donna. Una donna che vince è sempre un successo doppio. E infatti la mia vittoria è dedicata alle donne, affinché trovino sempre la forza di affrontare tutto, di andare avanti e di non rinunciare a sognare.

  • Chi ha temuto di più dei suoi colleghi avversari e perché?

Tutti in generale e nessuno in particolare. Chiaro che in una competizione alla fine si affilano i coltelli e si punta dritto al cuore, no? Per quanto amici, per quanto colleghi, lo spirito della competizione alla fine prende il sopravvento. Ma è giusto che sia così, perché questo è uno sprone necessario a migliorarsi sempre di più. Ci sono certamente stati alcuni momenti di tensione ma, una volta finita la gara, era tutto archiviato. È così che deve essere.

  • «La cucina è di per sé scienza, sta al cuoco farla diventare arte». (Gualtiero Marchesi)

        Che cosa ne pensa?

Che è una verità assoluta. E del resto il Maestro Marchesi non parlava tantissimo, ma ciò che diceva diventava pietra miliare. La scienza è asettica, algida: se alla scienza si aggiunge l’arte, espressa nella creatività e nell’amore per la materia prima, ecco che si ottiene il massimo. A volte qualcuno esagera e si fa prendere un po’ troppo la mano, ma sono interpretazioni molto soggettive di un certo modo di fare e creare cucina.

  • Se dovesse scegliere tre ingredienti principali per rappresentare il suo stile in cucina, quali sarebbero?

Sa che non lo so? Io sono bizzarra sotto questo punto di vista. Potrei farle un elenco oggi ma andare al mercato domani, trovare cose nuove e cambiare tutto. Di sicuro le spezie: quelle non devono mancare mai.

  • Ho letto che le piacerebbe aprire un ristorante tutto suo. Se fosse un cliente, quale dei suoi piatti ordinerebbe?

Ritorniamo alla domanda e alla risposta  di prima: non lo so. Perché mi capita di non sapere cosa cucinare con anticipo e sono poi gli ingredienti reperiti al momento a darmi suggerimenti e a fornirmi la giusta ispirazione. Allo stesso modo, da cliente, non potrei contare su un menù certo e stabilito. Però se avessi guardato la Fumagalli in Top Chef penso che mi affiderei al suo estro.

  • Un editore decide di mettersi in contatto con lei per proporle di pubblicare un libro sulla sua vita. Come lo intitolerebbe?

Forse come uno dei piatti che mi ha portata alla vittoria: “Camminando ai marini del gregge”.

  • Chi è Cinzia Fumagalli lontano dai fornelli?

Una donna ormai diversamente giovane ma con uno spirito combattivo sempre. Una donna che custodisce gelosamente le cose veramente di valore, come gli affetti, e che ha un estremo e costante bisogno di creare: io dipingo, oltretutto. Sicuramente energica, comunicativa, estroversa ma soprattutto schietta e diretta. Quello che penso delle persone lo sanno sempre e solo direttamente da me. E in un mondo di falsi sorrisi ecco che un pregio viene recepito come difetto

  • Quali sono le difficoltà più grandi che ha dovuto superare nel corso della sua carriera?

Nessuna di veramente grande a dire il vero. Piccoli intoppi, piccoli scontri. Niente di che. La perseveranza, l’amore verso ciò che si fa, la testardaggine e gli obiettivi prevedono sempre qualche ostacolo: l’importante è esserne consapevoli e non lasciarsene sopraffare.

  • Come vede la cucina del futuro?

Vedo una dicotomia che in realtà esiste da sempre perché da sempre esistono gusti e palati differenti. La tradizione e l’innovazione, entrambe però espresse con il massimo del tecnicismo e soprattutto con l’impiego della miglior materia prima disponibile. Credo che l’eccellenza della materia prima sia il vero successo di ogni cucina.

  • Lei ha trentasei anni di esperienza in cucina. Sicuramente ci sarà stato un episodio, (o più di uno) che le ha fatto pensare di appendere il grembiule al chiodo. Le va di raccontarcelo?

Sa, io ho qualche problema di memoria: in alcuni casi la considero una vera fortuna 😉

  • La cucina è un insieme di: tecnica, estetica, creatività, passione, originalità, sapore, colore, aroma, carattere. Quale punteggio assegna (da 1 a 10) a ognuno di questi elementi?

Passione 10 e se non posso assegnare un ex aequo, allora il 9 va alla creatività. La tecnica vale un bell᾽8 pieno che sarebbe un altro ex aequo con la passione, che però deve accontentarsi del 7 (ma sappia che vale molto di più): non si possono dare voti doppi?? Lʼestetica 6 mentre il sapore inteso come gusto è inclassificabile essendo altamente soggettivo: ma un piatto in cui ci siano passione, tecnica, creatività deve essere necessariamente un piatto ben riuscito. Che poi piaccia o meno diventa un fatto soggettivo.

Cinzia Fumagalli

  • #CambioChefperUnGiorno: può occupare il posto, per un giorno, nella cucina di un suo collega stellato e carpire un po’ di segreti. Da chi andrebbe e perché?

Sarei seriamente indecisa tra Daniel Facen e Giuliano Baldessari, entrambi con personalità eclettiche, visionarie. Facen, creatore dal nulla, alchimista, da me sempre chiamato scherzosamente il piccolo chimico, sebbene in qualche modo legato alla tradizione anche se relativamente ad un panorama pur sempre di “avanguardie”. Baldessari perché è un ʻfolleʼ con un amore sviscerato verso la materia prima, che compone in abbinamenti rapidi, immediati, istintivi, con gusto e in maniera estrema. Sarei nel dilemma sinceramente: forse risolverei con due bigliettini ed un’estrazione a sorte… anzi no, faccio cambio con tutti e due.

  • #UnaRicettaSmart4you: una “Ricetta della nonna” che avrebbe voluto creare lei per prima.

Il patè, semplicemente.

Grazie davvero carissima Cinzia e, alla prossima! Continuerò a seguirla sicuramente.

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Allora, cosa vi avevo detto? Non è stata un’intervista brillante, piena di energia e divertente? 

© RIPRODUZIONE RISERVATA | 15 giugno 2018 (18:15

 

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